WandaVision: perché le teorie dei fan erano per lo più prive di senso

Analizziamo WandaVision per quanto riguarda le numerose congetture, a volte estreme, da parte degli spettatori.

APPROFONDIMENTO di 07/03/2021
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WandaVision: Elizabeth Olsen e Paul Bettany in una scena del terzo episodio

Complice la formula del debutto settimanale degli episodi, i due mesi di esistenza di WandaVision su Disney+ sono stati accompagnati da diverse teorie espresse da fan e addetti ai lavori, cosa inevitabile dato che siamo nel contesto del Marvel Cinematic Universe, dove farsi delle idee sul futuro fa parte del rapporto tra franchise e spettatore. Un rapporto sul quale hanno scherzato anche gli attori, con Paul Bettany che ha lasciato intendere che ci fosse una guest star non identificata di un certo peso (in realtà si riferiva a se stesso, poiché in alcune scene ci sono due versioni di Visione insieme), mentre la showrunner ha messo le mani avanti prima del finale dicendo che alcuni sarebbero probabilmente rimasti delusi. Nulla di nuovo (basti pensare al fandom di Star Wars che ha voluto mettere metaforicamente al rogo Rian Johnson tre anni fa), solo che in questo caso, sul piano puramente logico, certe ipotesi erano proprio prive di senso, nel contesto di ciò che sappiamo sulla Fase Quattro e i piani per il MCU in generale.

Dal fumetto allo schermo

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WandaVision: Kathryn Hahn nel sesto episodio

Ovviamente era ragionevole supporre che WandaVision contenesse degli indizi su dove gli autori sarebbero andati a parare, con rimandi sottili a ciò che è accaduto nei fumetti. Difatti molti hanno facilmente intuito che Agnes, la vicina ficcanaso, fosse in realtà la strega Agatha Harkness, mentre altre tracce disseminate qua e là erano dei depistaggi voluti: Dottie Jones, nonostante il nome del marito (Phil Jones), non è Arcanna, anch'ella una strega e membro dello Squadrone Supremo. C'è anche la questione di Mephisto, la cui presenza è stata più volte suggerita tramite allusioni alla figura del diavolo e fortemente caldeggiata dai fan poiché è anche stata menzionata la possibilità che lui appaia nel film Doctor Strange in the Multiverse of Madness, che continuerà la storyline dell'evoluzione dei poteri di Wanda Maximoff, ora divenuta Scarlet Witch. Una teoria perfettamente ragionevole, al netto di una piccola complicazione tecnica (i film Marvel sono molto popolari in Cina, il cui sistema di censura vieta personaggi demoniaci), ma che ha cessato di avere senso intorno al settimo episodio, quando è stata svelata la verità su Agatha; a quel punto, con soli due capitoli rimanenti, introdurre ufficialmente un altro villain non era più fattibile, anche perché il senso dello show ruota in parte attorno alla nozione che Wanda sia un'antagonista a pari merito con Agatha, se non di più.

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Questioni multiversali

X-Men: Apocalisse - Evan Peters in una scena del film
X-Men: Apocalisse - Evan Peters in una scena del film

La componente più controversa dello show, a livello di ipotesi degli spettatori, riguarda il finto Pietro Maximoff interpretato da Evan Peters: fino all'ultimo, nonostante le spiegazioni a monte di Jac Schaeffer e Kevin Feige (dato il gioco intertestuale basato sugli stilemi delle sitcom, hanno scelto di omaggiare la pratica del recasting, e il personaggio era parte delle manipolazioni di Agatha), molti si sono aspettati che fosse il Quicksilver dell'ormai defunto franchise degli X-Men prodotto dalla 20th Century Fox, come introduzione dei mutanti nel MCU. Una supposizione nata in parte dalla presenza del Multiverso nel già annunciato sequel di Doctor Strange, e dalla voce (a oggi senza prove solide a sostegno) secondo la quale i vecchi Spider-Man della Sony appariranno al fianco di Tom Holland nel sequel di Spider-Man: Far From Home. E se nel secondo caso l'ipotesi non è del tutto infondata, dato che Marvel e Sony lavorano a stretto contatto e c'è un piano preciso per questa incarnazione di Peter Parker (la cui presenza è dettata da accordi contrattuali molto specifici), nel primo invece c'è da considerare tutta una componente pratica e logistica legata a come Feige ragiona sul futuro del franchise.

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WandaVision: Elizabeth Olsen e Teyonah Parris in una scena del terzo episodio

Per farla breve: al momento della preparazione della miniserie su Wanda e Visione, annunciata nell'estate del 2018 con reclutamento della showrunner nel gennaio del 2019, l'acquisizione della Fox da parte della Disney non era ancora giunta a termine, e verosimilmente Feige e il suo team non hanno cominciato a pensare a come usare i mutanti e i Fantastici Quattro prima dell'estate di quell'anno, con la fine della Infinity Saga e l'annuncio dei primi tasselli della Fase Quattro durante il Comic-Con di San Diego. E già prima del panel dedicato al MCU Feige aveva parlato di un intervallo di circa cinque anni tra il completamento della trattativa Disney-Fox e l'effettiva possibilità di introdurre quei personaggi nel franchise. Parliamo quindi del 2024 come possibile debutto effettivo degli X-Men in versione MCU, probabilmente dopo l'esordio dei Fantastici Quattro, che hanno un film indicativamente previsto per il 2023 (e ancora senza l'ombra di un casting, ragion per cui era irragionevole ipotizzare che l'anonimo amico di Monica Rambeau fosse Reed Richards).

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L'intenzione del mondo seriale

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The New Mutants: Maisie Williams, Anya Taylor-Joy, Charlie Heaton, Henry Zaga, Blu Hunt in una scena del film

Al di là della questione cronologica, c'è anche il fattore narrativo: anche ammesso che fosse intenzione dei Marvel Studios introdurre i mutanti in questa sede, per quale motivo lo farebbero tramite un universo preesistente, segnato da svariati problemi (linee temporali confuse, attori che hanno già affermato senza mezzi termini che non torneranno), anziché porre le basi ripartendo da zero, come hanno già fatto con Spider-Man? Immaginare che avrebbero usato il finale per introdurre, anche solo di sfuggita, concetti che non avranno un uso pratico per altri tre-quattro anni, soprattutto in assenza di idee chiare su come gestiranno elementi come Magneto (la cui backstory fumettistica, a meno di renderlo immortale, non è compatibile con la timeline del MCU), significa anche non aver prestato attenzione a ciò che Feige aveva detto sullo scopo di questa nuova diramazione seriale del franchise su Disney+.

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WandaVision: Elizabeth Olsen in una scena del terzo episodio

Il fine di queste miniserie, infatti, è soprattutto quello di approfondire le storie di personaggi che sul grande schermo hanno avuto poco spazio, come appunto Wanda, Visione, Falcon, Winter Soldier, War Machine, gli Skrull, Hawkeye e altri (e anche i personaggi nuovi di zecca, come She-Hulk e Ms. Marvel, sono legati a figure che già conosciamo). Sì, ci saranno legami con i film, ma principalmente il nuovo ramo seriale esiste per raccontare storie un po' diverse, con un respiro più ampio rispetto alle due ore e mezza solitamente concesse ai lungometraggi. Motivo per cui, tolto un mid-credits che è coerente con l'arco narrativo di Monica Rambeau e si lega a un progetto già attivamente in lavorazione (Secret Invasion, con Nick Fury e Talos che indagano sugli Skrull cattivi), era logico che il finale, come lo show in generale, si concentrasse su ciò che era veramente importante in questo contesto: il dolore di Wanda, capace di creare un intero mondo con logiche televisive solo per poter riavere al proprio fianco l'amato sintezoide. Al netto delle grandi ambizioni tecniche e visive, il fulcro emotivo della miniserie era sempre basato su qualcosa di più piccolo e intimo. Per i cambiamenti epocali, come l'ingresso dei mutanti nel franchise, ci saranno altri momenti più consoni.