Non si può più dire che per gli attori e le attrici di una certa età non ci sia più lavoro a Hollywood. Non lo dimostrano solo procedurali unici come Matlock con Kathy Bates o Harry Wild con Jane Seymour, ma anche una riflessione sulla terza età che divampa sempre più, mescolandosi ai generi più disparati: il dramma, la commedia e, perché no, l'horror e la fantascienza.
Nasce così The Boroughs - Ribelli senza tempo, terza serie prodotta dai Fratelli Duffer per Netflix dopo Stranger Things e Something Very Bad is Going to Happen, con cui ha non pochi elementi in comune, a partire dal contatto con un altro mondo.
The Boroughs: i "ribelli senza tempo" sono gli anziani
Su Netflix, Chuck Lorre ha analizzato la terza età attraverso il filtro della comicità hollywoodiana ne Il metodo Kominsky, quasi un testamento meta-televisivo, mentre il simpatico quartetto de Il club dei delitti del giovedì (partendo dal romanzo di Richard Osman) ha affrontato la casa di riposo con gli omicidi da risolvere, così come i furti dal sapore spionistico di A Man on the Inside.
Questa nuova serie invece parte sempre da un complesso residenziale - in mezzo al deserto del New Mexico - ma stavolta non ci sono casi gialli, bensì esseri soprannaturali. Forse extraterrestri che popolano quell'apparentemente tranquilla cittadina, costruita 75 anni prima come "oasi per anziani" per ricominciare a vivere, piuttosto che per andare a morire.
Se Something Very Bad Is Going To Happen metteva in scena in salsa horror le paure più recondite dell'unirsi in matrimonio con un'altra persona e dire "lo voglio", qui siamo di fronte alla fine del viaggio. Sam Cooper (Alfred Molina) è un ingegnere in pensione rimasto vedovo della moglie (Jane Kaczmarek), da sempre il polo scontroso e taciturno della coppia. Ora si ritrova da solo in un posto dove non vuole stare, accompagnato dalla figlia Claire (Jena Malone), che non può tenerlo in casa con sé. Sam pensa di non avere più motivi per vivere: "Mia moglie è morta ma tutti continuano ad andare avanti come se nulla fosse, e io li odio per questo".
Il cast stellare è la vera forza motrice della serie Netflix
Si dice che "ci vuole un villaggio" per ricominciare e in questo caso ci pensano i vicini: Jack Willard (Bill Pullman), bontempone e amichevole che prova a far sentire il nuovo arrivato "a casa"; l'ex giornalista ficcanaso Judy (Alfre Woodard), che si sente trascurata dal marito Art (Clarke Peters), sempre intento a farsi le canne; il medico in pensione malato di cancro Wally Baker (Denis O'Hare), playboy incallito, e Renee (Geena Davis), ex manager musicale con manie di protagonismo.
Sono loro il vero cuore del racconto, con le loro storie arrivate al capitolo finale della vita. Un capitolo che non è necessariamente detto debba essere quello più noioso e monotono, soprattutto quando iniziano ad accadere strani eventi soprannaturali.
I Duffer Brothers qui producono - la sceneggiatura è firmata da Jeffrey Addiss e Will Matthews - eppure è fortemente evidente la loro influenza e supervisione artistica. Si nota nell'estetica delle creature, nella storia estremamente umana alla base, nel citazionismo continuo e nella scena d'apertura, con tanto di ragazzi in bicicletta in un quartiere residenziale. Ma anche nel gruppo improbabile che deve combattere le apparenti Forze del Male e un villain estremamente terreno. Gli interpreti si sono visibilmente divertiti, dando il meglio di sé.
L'importanza del tema affrontato
L'altro elemento di forza di The Boroughs sono le tematiche affrontate. A partire dagli attempati personaggi, si sviscerano sentimenti come la solitudine (una malattia pericolosa tanto quanto, se non più, di virus e batteri) ed elementi come il tempo, che si rivela il dono più prezioso e ciò che manca di più arrivati a questo punto dell'esistenza.
È facile immedesimarsi in questi "bambini cresciuti" che hanno a che fare con una cospirazione molto più grande di loro, ma che la combattono a suon di spirito libero e battute sarcastiche. D'altronde, si dice che da vecchi si torna bambini; tra le righe, seppur superficialmente, viene affrontato anche il tema dell'assistenza agli anziani, non sempre facile per i figli adulti con una propria famiglia.
È proprio la caratterizzazione così fresca e genuina che ricorda una seconda perdita dell'infanzia, tema molto caro a Stephen King, dal cui stile la serie prende inevitabilmente spunto come i suoi predecessori. Forse quello dei protagonisti non sarà il periodo migliore della vita, come pubblicizza la struttura ai suoi futuri ospiti, ma sicuramente uno che vale la pena vivere, o guardare in streaming.
Conclusioni
The Boroughs - Ribelli senza tempo chiude il trittico seriale prodotto dai Fratelli Duffer per Netflix dopo Stranger Things e Something Very Bad Is Going To Happen. Lo fa mescolando i toni: la combriccola improbabile che combatte il soprannaturale tipica della prima serie si unisce alle paure e alla disillusione della seconda, il tutto condito con lo spirito de Il club dei delitti del giovedì. La trama e la parte estetica sono fin troppo derivative, ma la vera forza sta nel cast stellare riunito per l'occasione e nei temi affrontati attraverso la lente della terza età.
Perché ci piace
- Una prospettiva ulteriore sulla terza età.
- Il cast.
- I temi affrontati.
Cosa non va
- Il mix di generi non è sempre fluido.
- La trama e l'estetica sono troppo derivative, in primis da Stranger Things.