The Stand, la recensione: quando la pandemia è davvero scritta da Stephen King

The Stand, la recensione: la miniserie tratta da L'ombra dello scorpione di Stephen King arriva su StarzPlay con un cast di rilievo e un adattamento sufficientemente fedele.

RECENSIONE di 03/01/2021
The Stand Odess Young
The Stand: Odessa Young è Frannie Goldsmith

Ci siamo appena lasciati alle spalle un anno davvero nefasto: tanto che, ricorderete, sui social per un periodo giravano dei divertenti meme che attribuivano a Stephen King la "sceneggiatura" del 2020. Quale migliore modo quindi per cominciare il nuovo anno, se non con una miniserie TV in 9 episodi che parla di una pandemia? Per di più tratta da uno dei romanzi più amati e celebri dello scrittore del Maine?

Come vedremo in questa nostra recensione di The Stand, proprio la parte iniziale relativa alla diffusione pandemia - che, sia nel romanzo che nell'adattamento TV, parte come una banale influenza ma riesce a far fuori il 99,4% della popolazione mondiale - non viene troppo approfondita, per motivi fin troppi evidenti. Ma questo non vuol dire che l'opera di King non offra spunti in abbondanza, visto che L'ombra dello scorpione (questo il brutto titolo italiano del libro) è un romanzo post apocalittico pubblicato per la prima volta nel 1978 - e poi ulteriormente ampliato, nonostante le 1000 e più pagine della prima edizione, nella versione integrale del 1990 - che può contare decine e decine di personaggi principali e molteplici storyline.

Gli ultimi superstiti

The Stand Whoopi Goldberg
The Stand: Whoopi Goldberg è Madre Abagail

Ma il romanzo L'ombra dello scorpione è soprattutto un magistrale racconto di rinascita e ricostruzione. E infatti proprio da questi elementi sceglie di partire la miniserie di Josh Boone per CBS All Access, dal 3 gennaio disponibile in Italia su StarzPlay, portandoci subito a Boulder, Colorado, dove alcuni sopravvissuti si sono "magicamente" riuniti, guidati da una anziana donna di colore, Mother Abigail, che compariva nei loro sogni. Tutti coloro che sono stati chiamati in sogno, però, sono anche consapevoli di un'altra figura misteriosa, un uomo chiamato Flagg, che si è stabilito a Las Vegas insieme ad un altro manipolo di persone inspiegabilmente immuni a questa terribile influenza.

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The Stand: Jovan Adepo e James Marsden in una foto della serie

Ancor più quindi che il racconto di una pandemia e di un'apocalisse, la miniserie The Stand si propone fin dal primissimo episodio (noi ne abbiamo visti finora solo 3) di raccontare questo dualismo tra le due figure misteriose e sovrannaturali, e soprattutto mostrare le scelte di tutti i personaggi che incontriamo e di come queste possano cambiare l'andamento della storia non solo della serie, ma di tutta l'umanità superstite. Un progetto piuttosto ambizioso - come lo era, d'altronde, il romanzo fiume di King - che rischia moltissimo, anche perché affrontando così di petto, fin da subito, l'aspetto più "magico", se non addirittura religioso, dell'opera di fatto sceglie di adattarne le parti più controverse e meno amate anche da molti dei lettori.

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The Stand, Jovan Adepo ed Heather Graham

Per fortuna King stesso ha già annunciato che almeno il finale questa volta sarà completamente diverso e riscritto per l'occasione, visto che quello del romanzo era tanto odiato (e, diciamolo, stupido) quanto il resto era amato. Se lo scrittore, sceneggiatore dell'ultimissimo episodio, sarà riuscito a farsi perdonare, lo scopriremo solo a febbraio.

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Una storia meno corale, ma più confusionaria

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The Stand, Alexander Skarsgård e Natt Wolff

La decisione però di dare meno spazio alla parte iniziale della pandemia così come quello di evidenziare la parte non umana della storia a discapito di tutto quello che è il vero cuore del romanzo, ovvero il senso di perdita e poi di rinascita di così tanti personaggi, è una scelta degli autori dello show. Una scelta che ci sembra anche comprensibile per tanti motivi - dopo Contagion, i vari The Walking Dead e mille altri prodotti simili davvero il pubblico, nel 2020 poi, sentiva il bisogno di un altro racconto simile? - ma che ha una conseguenza importante sulla godibilità della serie stessa e sulla fondamentale comprensione della trama. I continui salti temporali presenti in tutti gli episodi finiscono con il confondere coloro che non hanno letto già il romanzo e fanno sì che i personaggi non abbiano tutti lo stesso peso e rilievo, elemento così importante, se non fondamentale, per dare quel senso di imprevedibilità fortemente voluto e cercato da King.

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The Stand: James Marsden in una foto della serie

Ogni flashback (e sono davvero tanti, forse troppi) ci riporta indietro sia a prima della pandemia che a prima della ricostruzione di Boulder, ma proprio perché già abbiamo visto chi sono i sopravvissuti nel presente, viene a mancare la tensione che dovrebbe caratterizzare questi racconti di sopravvivenza. E inoltre vanifica anche la presenza a sorpresa di alcune celebri guest star (ne citiamo giusto un paio, J.K. Simmons e Heather Graham) visto che, non essendo presenti nella cornice di Boulder, sappiamo già che faranno una brutta fine.

Un ottimo cast per tanti personaggi iconici e amatissimi

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The Stand, Owen Teague e Odessa Young

Tra gli aspetti più positivi di questo nuovo adattamento c'è sicuramente il ricco cast a disposizione: in un riuscito mix tra volti molto noti (James Marsden, Amber Heard, Greg Kinnear, Whoopi Goldberg e Alexander Skarsgård) e attori emergenti di grande talento (Odessa Young, Owen Teague, Jovan Adepo, Henry Zaga e Nat Wolff), la miniserie riesce a soddisfare anche i fan più esigenti e a dare dei nuovi volti a dei personaggi amatissimi non solo del romanzo, ma anche della (brutta) miniserie del 1994. L'unico vero pregio del primo adattamento televisivo di 25 anni fa era proprio il cast, ed erano in molti ad essere convinti che non ci sarebbero potuti essere dei "nuovi" Stu Redman, Frannie Goldsmith, Nadine Cross, Nick Andros, etc etc...

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The Stand: una foto dei protagonisti

Da questo punto di vista, invece, la scommessa della CBS si può dire vinta, perché le scelte di casting sono davvero convincenti e anche alcuni cambiamenti che alla vigilia avevano suscitate alcune polemiche (Larry Underwood interpretato da un attore di colore o Ralph Brentner che diventa un personaggio femminile di nome Ray) non influenzano in alcun modo il risultato finale. Il problema, però, è sempre lo stesso: sono tutti personaggi che nel libro sono perfettamente caratterizzati, con un loro crescita ed evoluzione che diventa sempre più evidente pagina dopo pagina, soprattutto nella fase iniziale in cui ognuno deve trovare la forza per superare le perdite e i cambiamenti e ritrovare se stessi. Tutto questo in una miniserie di 8 ore necessariamente si viene a perdere, ancor di più con una struttura narrativa così frammentata e caotica che, soprattutto a coloro che non conoscono il romanzo, costringe continuamente a ricordare/capire chi siano alcuni personaggi presenti su schermo.

The Stand: il ruolo di Marilyn Manson tagliato dalla miniserie di Stephen King

Una storia che avrebbe meritato più spazio e più stagioni

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The Stand, un'immagine della miniserie CBS

Ovvio che la scelta ideale, per rendere veramente giustizia ad un romanzo così maestoso, ma anche meritevole, sarebbe stato suddividere la serie in due o addirittura tre stagioni, e dedicare questo primo ciclo di episodi soltanto agli eventi della pandemia e quelli subito successivi. Mostrare quindi, in modo approfondito, tutto quello che succede prima di Boulder. La miniserie di Josh Boone invece sceglie di partire proprio da qui e costringe i suoi spettatori ad immaginare tantissimo e farsi una propria idea su tanti personaggi molto diversi tra loro. In questo senso The Stand diventa più che un racconto epico, fatto soprattutto di personaggi e di (perdita di) umanità, una serie misteriosa e mistica, più sulla scia di un Lost. Il che ovviamente è una scelta legittima, che magari finirà anche per entusiasmare tanti, ma che ci fa pensare che difficilmente farà di The Stand una serie che lascerà davvero il segno. Al contrario del meraviglioso romanzo da cui è tratta.

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Conclusioni

Come avrete capito dalla nostra recensione di The Stand, questi primi tre episodi della serie CBS non ci hanno particolarmente entusiasmato, anche se siamo comunque curiosi di capire come andrà avanti, soprattutto grazie al nuovo finale promesso da Stephen King. Al momento sembra una versione aggiornata e comunque migliorata della miniserie del 1994, con un buon cast ed alcune scelte di regia e sceneggiatura decisamente più autoriali e ambiziose, ma comunque lontana dal vero spirito del romanzo originale.

Movieplayer.it

3.0/5

Voto medio

3.0/5

Perché ci piace

  • Il cast: ricco di talento, volti noti e scelte particolarmente azzeccate.
  • Il coraggio nel tentare qualcosa di nuovo con una premessa che, non per colpa del romanzo che ha più di 40 anni, sembra ormai già vecchia e vista mille volte...

Cosa non va

  • ... peccato però che la narrazione non lineare finisca col creare molta confusione negli spettatori e appiattisca di molto alcuni personaggi.