Il finale di The Shards: misteri, serial killer e una grande occasione mancata

La nostra analisi di Stairway to Heaven, episodio finale di The Shards: la serie di Ryan Murphy chiude nel segno del giallo una prima stagione che non ha saputo rendere giustizia al romanzo di Bret Easton Ellis.

The Shards: i protagonisti della serie

È l'incedere maestoso di Vienna degli Ultravox, con quel synth-pop robotico ma venato di melodramma, a scandire il flashforward di apertura di Stairway to Heaven, episodio finale di The Shards: il ralenti del produttore hollywoodiano Terry Schaffer che precipita verso il pavimento del salone della sua villa, dopo essere stato spinto dalla balconata in cima alle scale. Un altro brano-simbolo del 1981, ma dal ritmo e dallo spirito diametralmente opposti, accompagna invece la scena di chiusura di questa prima stagione della serie targata FX: è il power pop vivacissimo e sbarazzino di Our Lips Are Sealed, singolo di lancio dell'album Beauty and the Beat delle Go-Go's, con un testo che ammicca come meglio non si potrebbe al clima di rivalità e maldicenze fra i personaggi della serie... "Can you hear them? They talk about us/ Telling lies, well, that's no surprise".

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Un'immagine di Hayes Warner e Kaia Gerber

Le due canzoni poste all'inizio e alla fine di Stairway to Heaven non costituiscono scelte casuali, ma provengono dalla sterminata selezione musicale citata espressamente da Bret Easton Ellis all'interno de Le schegge, il romanzo pubblicato nel 2023 da cui il produttore Ryan Murphy ha tratto appunto The Shards, trasmesso in Italia su Disney+. E sono due canzoni emblematiche degli stati d'animo del protagonista della storia, un fittizio alter ego dello stesso Ellis, e dell'atmosfera di cui è ammantata la rievocazione del suo ultimo anno di liceo: la malinconia di Vienna, con la struggente ricerca di un tempo perduto ("The feeling has gone, only you and I/ It means nothing to me/ This means nothing to me"), e l'escapismo in salsa new wave del disco delle Go-Go's, ode alla spensierata allegria dell'adolescenza ("Doesn't matter what they say/ In the jealous games people play").

Fedeltà, digressioni e il solito cliffhanger: gli ingredienti di un debole epilogo

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Un primo piano di Igby Rigney nel finale

Sono i due poli attorno a cui si regge il perfetto equilibrio de Le schegge (il libro) e su cui, al contrario, inciampa ripetutamente The Shards (la serie): anche al termine di una prima stagione che, pur avendo coperto quasi interamente il materiale della fonte letteraria, si affida al più canonico (e banale) dei cliffhanger nella speranza di traghettare gli spettatori verso un ipotetico secondo capitolo. Un capitolo che, per forza di cose, dovrà distaccarsi dall'opera di Bret Easton Ellis ancor più di quanto Ryan Murphy non abbia già fatto nell'arco di questi nove episodi, in particolare con la pacchiana digressione della puntata centrale, Murder on the Dancefloor. Al contrario Stairway to Heaven, diretto da Michael Uppendahl, recupera diversi elementi narrativi del romanzo, ma li inserisce in un intreccio incapace di rendere giustizia alla profondità e alla tensione del capolavoro di Ellis.

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Un'immagine di Hayes Warner ed Evan Rachel Wood

Difficile, del resto, prendere davvero sul serio le vicende di The Shards - e quindi sentirsene emotivamente coinvolti - laddove Ryan Murphy dissipa così tanto tempo a rimarcare i vagheggiati sogni di gloria hollywoodiana di Debbie Schaffer (Hayes Warner), di sua madre Liz (Evan Rachel Wood) e dell'assistente Steven Reinhardt (Jordan Roth), con schermaglie da soap opera volte a fornir loro dei possibili moventi per il tentato omicidio di Terry Schaffer (Wes Bentley). L'anelito di celebrità, ossessivo leitmotiv di quasi tutta la produzione seriale di Murphy, dagli esordi con Popular passando per Glee, è un tema trattato qui con superficialità disarmante e incollato addosso a figure stereotipate e prive di autentico spessore, sottraendo spazio alle inquietudini del protagonista e al suo senso di dissociazione da se stesso.

Bret Ellis e Robert Mallory: attrazione fatale, ma senza erotismo

The Shards Igby Rigney Hamlet
Igby Rigney nell'episodio Amleto

Bret Ellis, interpretato da Igby Rigney, è l'aspirante scrittore che, come il proprio idolo letterario Joan Didion, vorrebbe applicare uno sguardo al contempo lucido e personale alla realtà attorno a sé, e che tuttavia ci instilla il sospetto di essere un "narratore inaffidabile". Ad accentuare l'ambiguità endemica delle pagine di Ellis è il rapporto fra Bret e Robert Mallory, imperniato sul connubio fra i sospetti di Bret (dietro l'identità di Robert si cela il serial killer noto come il Pescatore?) e la sua attrazione fatale per il nuovo studente della scuola Buckley. Un'ambiguità che purtroppo la serie declina nella maniera più scialba e innocua: i puerili battibecchi fra Bret e Robert (Homer Gere) su chi dei due sia davvero il Pescatore, prolungati fino alla scena conclusiva nella stazione di polizia (con Bret che ne esce come un personaggio di ingenuità imbarazzante); e il loro rapporto sessuale al termine del penultimo episodio, Amleto.

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Homer Gere nell'episodio Amleto

È un esempio paradigmatico, quest'ultimo, di ciò che spesso non funziona nell'adattamento del libro, perfino quando Ryan Murphy sembrerebbe aderire al racconto di Bret Easton Ellis. Nel capitolo 29 de Le schegge, la seduzione messa in atto da Robert nei confronti di Bret segna la climax di un desiderio tanto trattenuto quanto dirompente, in cui all'eccitazione del protagonista fa da contraltare una strisciante vergogna: è un momento significativo a livello tematico e con una precisa funzione sul piano narrativo, dato che permette a Robert di mettere in scacco il proprio avversario, svelandone e deridendone l'omosessualità repressa. Niente di tutto ciò accade in The Shards, dove questo episodio perde qualunque coerenza drammaturgica, consumandosi in una manciata di minuti privi di reale erotismo e slegati dal resto della vicenda.

The Shards: la serie di Ryan Murphy a confronto con Le schegge di Bret Easton Ellis The Shards: la serie di Ryan Murphy a confronto con Le schegge di Bret Easton Ellis

Finale aperto: Le schegge in versione Cluedo

The Shards Wes Bentley
Wes Bentley nel ruolo di Terry Schaffer

Discorso analogo, in Stairway to Heaven, per la scena dell'aggressione in casa di Susan Reynolds (Kaia Gerber): picco di suspense nel romanzo e punto di non ritorno per le esistenze dei personaggi, derubricata invece nella serie a bislacca parentesi thriller senza alcun peso narrativo, se non per ribadire l'ovvio - la distanza ormai incolmabile fra Susan e l'instabile ex fidanzato Thom Wright (Graham Campbell). Mentre l'attentato ai danni di Terry Schaffer, che nel libro era inserito nel crescendo di orrore dell'epilogo, qui risulta il puro pretesto per un whodunit fuori tempo massimo: quella sorta di Cluedo su cui si apre e si chiude l'episodio, dal fotogramma della balconata alla riunione di tutti i personaggi nella sala degli interrogatori. Un'ennesima variazione del modello di "Chi ha sparato a J.R.?", che ci fa tornare sempre lì: ai cari vecchi cliffhanger tanto cari a Murphy, ma che poco hanno a che vedere con l'intima oscurità de Le schegge.

The Shards Season 1
Un'immagine di Igby Rigney e Homer Gere

A conti fatti, The Shards è riuscito a sprigionare qualche scintilla di interesse nelle occasioni in cui ha saputo trasferire sullo schermo suggestioni e atmosfere del testo di partenza. Peccato che, il più delle volte, l'enorme potenziale dell'opera di Ellis sia stato disperso tra fiacchi inserti ex novo (il subplot sull'industria pornografica, aperto e poi abbandonato senza colpo ferire) e soprattutto la tendenza tipica di Ryan Murphy ad assumere toni sopra le righe o smaccatamente camp, anche quando non giustificati da esigenze narrative. "And that's when things really got crazy", ci promette il Bret/Amleto di The Shards, con gli spettrali occhi celesti di Igby Rigney puntati dritti su di noi un istante prima dei titoli di coda: speriamo solo che, nel caso di un seguito, ci sarà pure del metodo in questa follia.

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