Bollente, logorroica, sfuggente, a tratti strabordante nella sua struttura da romanzo di formazione. Una formazione disfunzionale, viziata e perversa, che sembra muoversi sul fondo melmoso di un'America al suo apice. Accompagnata da un costante voice-over, a metà tra fiction, documentario e mockumentary, The Shards mette insieme due delle più influenti penne della letteratura moderna: Ryan Murphy e Bret Easton Ellis.
Il risultato, allora, potrebbe sfiorare (il verbo dominante della serie) l'assoluto, se pensiamo che il materiale di partenza è in effetti Le schegge, romanzo semi-autobiografico che Ellis ha pubblicato nel 2023 dopo una lunga assenza. Dall'altra parte, tra acconciature cotonate, petti glabri e nuove ossessioni, la firma di Murphy - che dopo AHS sta ritrovando una certa verve - diventa l'inconfondibile piano di lettura per una riconoscibilità capace di esaltare la metrica seriale, artigliando - letteralmente - l'attenzione del pubblico.
The Shards: ritorno agli anni Ottanta
Ora, il materiale che riempie le dieci puntate di The Shards è pressoché sconfinato. Dentro c'è davvero di tutto; il profilo opulento e profumato di cosa siano stati gli anni Ottanta. Ecco, se qualcuno nutriva dubbi sull'aderenza di una Decade tanto inflazionata, lo show targato FX dimostra che, forse, gli 80s hanno ancora qualcosa da dire. L'importante, tuttavia, è trovare la quadra giusta, la strada che possa in qualche modo tracciare un'ellisse il più possibile originale al netto delle tante citazioni che Murphy si diletta a disseminare.
Al centro c'è Bret (Igby Rigney, è nata una star?) totalmente immerso nella Los Angeles del 1981. Ellis ha diciassette anni e frequenta l'ultimo anno dell'elitaria scuola di Buckley. È omosessuale ma, intanto, condivide il letto con Debbie (Hayes Warner), figlia del produttore Terry Schaffer (Wes Bentley) che, invece di amare e rispettare la moglie (trofeo) Liz (Evan Rachel Wood), predilige fare il filo a ragazzi molto (troppo) più giovani.
Bret, che sembra osservare tutto da lontano, annotando una realtà che pare uscita da un romanzo, condivide le giornate insieme alla biondissima Debbie e ai suoi amici Thom (Graham Campbell) e Susan (Kaia Gerber, ovvero la figlia di Cindy Crawford). Il quartetto, alle prese con un taciuto ma scottante equilibrio sessuale (un equilibrio che imploderà), viene stravolto quando arriva un misterioso nuovo studente, Robert Mallory (Homer Gere, altro figlio d'arte). L'arrivo del ragazzo, oltre ad incuriosire Bret, coincide con le attività truculente e spietate di un serial killer, The Trawler (tradotto come "pescatore a strascico").
Da Cielo Drive alle camicie di Ralph Lauren: la società del consumismo
Banalmente, The Shards potrebbe essere relegata nel contesto di un tipico thriller, eppure dietro la coltre da noir camp e sexy (se amate Murphy, questa è la serie per voi) si allunga una disamina su cosa debba essere (davvero?) uno scrittore. Bret, trasposizione (ir)reale di Easton Ellis, che gira su una Mercedes cabrio e insegue i periodi "precisi e disinvolti" di Joan Didion lungo Cielo Drive, tra il fantasma di Charles Manson e le piscine a sfioro, diventa allora il punto d'osservazione di un mondo "falso e perfetto" stravolto da una violenza casuale che macchia l'identità effimera di una società votata al consumismo.
Vodka e succo di pompelmo, le camicie Ralph Lauren, l'autoradio che suona Blondie, il sogno di un paradiso terrestre, esclusivo ed elitario. La superficie, appunto. L'America che irradia e abbaglia. Sotto sotto, secondo Murphy e Easton Ellis, ci sono i desideri più reconditi. Quelli che hanno a che fare con la carne, con l'ambiguità, con la paura. Lì, continua la serie, c'è la risorsa primaria per trasformare tutto in grande letteratura, andando oltre le immagini per collegare la bellezza con l'orrore.
Cosa vuol dire essere uno scrittore
In mezzo, il punto di rottura, la variabile che non t'aspetti: un killer che semina il panico. Per questo il valore del thriller, che in qualche modo rispetta i propri stilemi dando lo sprint alle puntate (che non annoiano mai), diventa secondario rispetto al ruolo di Bret e alla sua inclinazione da storyteller. Un personaggio in divenire, che cresce affilando le parole, prendendo spunto da una metrica che diventerà la sua chiave narrativa. Bret è l'anticipatore di un tempo paranoico e ipocondriaco, in cui l'immaginazione supera l'ispirazione prendendo le forme di uno strano rifugio.
È sempre Bret, a posteriori, che racconta la storia fuori campo, da narratore onniscente, acchiappando quelle schegge di memoria sospese tra la realtà e la finzione. Pezzo dopo pezzo per comporre il ricordo di qualcosa che forse non non ha mai vissuto. Per questo, e grazie al valore della scrittura, The Shards assume la forma di una memoria scontornata, che risuona e che vibra sotto la patina di un sole che scotta fino a bruciare.
Conclusioni
L'America quella della paura, della perversione, della violenza e del consumismo dietro l'apparenza che illumina e inganna. Il valore dell'immaginazione come strumento di racconto. E poi gli anni '80, il sesso e l'ambiguità, Los Angeles e i fantasmi del passato. The Shards, nata dalla penna di Ryan Murphy e Bret Easton Ellis, non solo è materia seriale che scotta, ma è anche un affresco camp e massimale su cosa voglia dire essere uno scrittore.
Perché ci piace
- Il cast decisamente in parte.
- L'atmosfera.
- Il tono generale.
- Diverse citazioni.
Cosa non va
- Forse sono troppe puntate...
- ... dalla durata eccessiva.