Carrie, recensione: la serie di Mike Flanagan è l'adattamento che Stephen King meritava?

Si può modernizzare un testo sacro dell'horror come Carrie senza intaccarne l'anima? Mike Flanagan ci è riuscito con Carrie, la serie di Prime video disponibile dal 7 ottobre.

Un'immagine di Carrie

L'abbiamo già accennato anche in altre occasioni: Mike Flanagan adatta Stephen King anche quando non adatta direttamente King. L'hype è quindi salito alle stelle alla notizia, nel 2024, che il regista di titoli come Midnight Mass, Il gioco di Gerald e The Haunting of Hill House aveva accettato la direzione dell'adattamento seriale targato Prime Video del romanzo d'esordio del Re dell'horror: Carrie.

La trattativa con il colosso Amazon era iniziata però ben prima, quando si parlava di portare su schermo La Torre Nera, un progetto a cui Flanagan tiene moltissimo; l'autore e il suo socio, Trevor Macy (con la loro Intrepid Pictures), hanno infatti acquisito i diritti direttamente da Stephen King indipendentemente dai grandi studios, prima di firmare il contratto con Amazon MGM Studios, ma i costi necessari per la realizzazione del progetto e la sua maestosa complessità ne hanno rallentato significativamente lo sviluppo.

Carrie Scena Serietv
Carrie e sua madre in una scena

Va detto comunque che Carrie non è assolutamente una seconda scelta; anzi, potrebbe fungere da capostipite per un progetto di più ampio respiro dedicato proprio a Stephen King, oltre che rivelarsi un importante termometro per saggiare l'interesse e le preferenze del pubblico odierno. L'esordio letterario di King, infatti, è già stato più volte trasposto in forma di lungometraggio (iconico è senza dubbio quello diretto da Brian De Palma nel 1976), ma essendo un romanzo particolarmente esile, almeno secondo gli standard abituali dello scrittore, una serie TV è di sicuro un formato coraggioso e inusuale per riproporre questa cruenta storia adolescenziale.

Dalle ombre di casa ai corridoi del liceo

Carrie Prime Video
Carrie mentre cuce un vestito

Dopo la morte del padre, Carrie e sua madre rimangono sole. La loro situazione, tuttavia, non è per nulla convenzionale: le due donne non uscivano praticamente mai di casa, la ragazza non è mai andata a scuola, non possiede uno smartphone, un computer o altri apparecchi tecnologici, cuce i propri vestiti da sola e non ha mai avuto alcun contatto con i suoi coetanei.

Ora che però le due donne sono state attenzionate dai servizi sociali, per Carrie è giunto il momento di frequentare un liceo di provincia, dove la timidezza e l'inesperienza la rendono ben presto il bersaglio perfetto per i bulli della scuola. In particolare di Chris, una delle ragazze più popolari dell'istituto, che sfoga il proprio dolore e le sue frustrazioni attraverso atti di feroce bullismo. Stretta nella morsa di una scuola sempre più inospitale e di una madre fanatica religiosa, Carrie inizierà pian piano a perdere il controllo, scoprendo di essere capace di fare qualcosa di del tutto impensabile.

Un orrore contemporaneo: cyberbullismo, cast e critica sociale

Uno degli elementi più rischiosi di questo nuovo adattamento non è tanto la formula seriale, che comunque ha reso necessario arricchire la storia, ma il fatto di trasporla in chiave moderna. Le vicende raccontate nel libro erano infatti ambientate negli anni Settanta e quindi risultavano molto lontane dalla sensibilità del pubblico di oggi. Sebbene raccontare gli adolescenti odierni potrebbe sembrare una scelta piuttosto banale, con il rischio di allineare Carrie ai tanti teen horror in circolazione, nei fatti è stata forse la mossa più azzardata e intelligente operata da Flanagan.

L'uso degli smartphone e le dinamiche imposte dai social network hanno aggiunto nuovi livelli di lettura alle tematiche già trattate nell'opera originale, permettendo così alla storia di trovare un naturale ampliamento che ben si sposa con gli otto episodi di cui è composta. Il bullismo, oltre che fisico e verbale, diventa anche virtuale, assumendo i connotati di un circolo vizioso dal quale è difficilissimo uscire, e che si stringe sempre di più intorno a una protagonista già estremamente fragile a causa dei traumi familiari.

Carrie Immagine Serie
Un'immagine della serie Carrie

La storia, quindi, non è stata in alcun modo snaturata: Flanagan l'ha solo presa e arricchita con tasselli di orrore contemporaneo che la rendono più vicina a noi, ma allo stesso tempo doppiamente efficace perché più facilmente sentita e riconoscibile. In tutto questo il cast fa un ottimo lavoro: Summer H. Howell è bravissima nel ruolo di Carrie e, esattamente come lei, anche Siena Agudong e Alison Thornton riescono a caratterizzare i propri personaggi con naturalezza ed efficacia, senza risultare mai sopra le righe.

Carrie Scena Bagno
La celebre scena del bagno

Nonostante il bullismo sia di sicuro la tematica centrale, nonché il punto di raccordo più importante con il libro, ad essere ben sviluppate sono anche tutte le implicazioni ad esso collegate. Si tratta di elementi che vanno ad agganciarsi fortemente con l'attualità, costituendo così una forte critica del mondo odierno e in particolare della società americana. La violenza nelle scuole, il concetto di "guerra giusta", la crescente polarizzazione dei comportamenti e delle opinioni, il senso di deresponsabilizzazione che portano con sé i social network e l'incapacità degli adulti di comprenderlo fino in fondo vengono trattati in modo magistrale ed efficace attraverso la narrazione, occupando il giusto spazio e suscitando spontaneamente riflessioni profonde nello spettatore, specialmente dopo la scioccante conclusione del sesto episodio.

La regia di Flanagan e la porta aperta sull'universo di King

Oltre ad essere sceneggiatore e showrunner della serie, Flanagan ne dirige ben quattro episodi, alternandosi con Axelle Carolyn, Hiromi Kamata, Kyra Sedgwick e Kate Siegel. Il risultato è una serie visivamente coesa, dove le mani del creatore e delle registe lavorano perfettamente in sintonia per dare continuità visiva e narrativa a tutti gli episodi, con inquadrature studiate con un'attenzione maniacale attraverso le quali è possibile addentrarsi ancora più a fondo nella storia. Perché Flanagan sembra comprendere King fin nel profondo: ha una conoscenza approfondita delle sue opere e, proprio per questo, è riuscito a creare qualcosa che non tradisce il romanzo in alcun modo, ma ne amplia le vedute aggiungendo al contempo parti inedite che risultano comunque in completa sintonia con lo spirito e il messaggio dell'opera originale.

Carrie Serietv Scena
Un'immagine della serie

Del finale possiamo solo dirvi che abbandona l'aderenza al libro per intraprendere una strada piuttosto coraggiosa: una via che potrebbe fungere da gancio per un altro adattamento molto più complesso e rischioso. Noi personalmente lo abbiamo apprezzato e, da fan di King, non possiamo fare a meno di ipotizzare come si inserisca alla perfezione in quella visione globale che il Re dell'horror ha poi costruito attraverso i suoi romanzi nel corso degli anni.

Conclusioni

La serie Prime Video targata Mike Flanagan rilegge l'esordio letterario di Stephen King, Carrie, attualizzandone con intelligenza le dinamiche tra i corridoi di un liceo contemporaneo segnato dai social e dal cyberbullismo. Senza mai tradire l'essenza del romanzo originale, la trasposizione in otto episodi espande il trauma della protagonista in una lucida e profonda critica alla società moderna, sostenuta dalle eccellenti interpretazioni del cast e da una regia visivamente attenta e coesa. Il risultato è un orrore disturbante e consapevole che, culminando in un finale audace e inedito, si inserisce con rispetto nella visione globale dell'universo narrativo del Re del Brivido.

Movieplayer.it
4.0/5
Voto medio
N/D

Perché ci piace

  • La sceneggiatura che adatta il romanzo di King in modo rispettoso, audace e profondo.
  • Una riuscita modernizzazione della storia.
  • La forte critica sociale.
  • Regia e montaggio estremamente curati.

Cosa non va

  • Il finale che si discosta dall’opera originale; per alcuni potrebbe essere un difetto (non per noi).
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