Doc - Nelle tue mani torna su Rai 1 in prima serata e sceglie di rimanere indissolubilmente fedele a se stessa, nel bene e nel male. Al suo modo emotivo di raccontare la medicina e soprattutto ben ancorata al suo Andrea Fanti, che ritroviamo al centro anche della quarta stagione con la stessa idea "rivoluzionaria" di sempre: prima il paziente, poi il resto.
Ché Fanti, si sa, è un inguaribile idealista, e infatti si scontra con cose più terrene quali la burocrazia, i soldi e altre bazzecole del genere, necessarie a mandare avanti la baracca. Specialmente una baracca costosa come il Policlinico Ambrosiano.
Il problema è che la serie non si limita a mostrarcelo ma sente il bisogno di dirlo, ribadirlo, spiegarlo a chi guarda. E così, mentre prova a mettere a fuoco i problemi di una sanità pubblica sempre più in affanno, finisce per lasciare poco spazio proprio alla parte più interessante del discorso: i dubbi, le contraddizioni e tutto quello che potrebbe semplicemente emergere dalle storie dando allo spettatore un po' di fiducia in più.
Doc - Nelle tue mani 4: dove eravamo rimasti e cosa succede nei nuovi episodi
Alla fine della terza stagione di Doc - Nelle tue mani Andrea Fanti aveva lasciato l'Ambrosiano per stare accanto alla (ex) moglie Agnese (Sara Lazzaro), colpita da una recidiva di un mesotelioma. Poco più di un anno dopo rientra in reparto e lo trova completamente stravolto, con un nuovo assetto in cui lui sembra non entrarci più niente.
Giulia Giordano è diventata primaria, l'ospedale ha attraversato una fase economica difficile e il nuovo direttore sanitario Stefano Campigli ha imposto tagli per evitare il collasso della struttura.
Andrea ritrova quindi un reparto con meno personale, meno letti e meno tempo per i pazienti, mentre Giulia deve difendere scelte che forse non avrebbe mai voluto fare ma che considera indispensabili per salvare baracca e burattini. E per una volta non è così semplice stabilire chi abbia ragione tra i due.
Nel frattempo arriva Matteo, un nuovo specializzando, legato a doppio filo a un grave errore accaduto nell'ospedale che apre un'indagine interna. Compare anche una lettera anonima che lega alcuni decessi sospetti all'Ambrosiano e spinge la serie verso territori più da mystery. È un cambio di passo che almeno promette di muovere un po' le acque, introducendo una tensione più cupa in una storia che, dopo tre stagioni, ha sicuramente bisogno di qualche elemento nuovo.
Qualcuno ha detto Servizio Sanitario?
Che Doc 4 abbia deciso di mettere la sanità italiana al centro del racconto si capisce praticamente subito. Talmente subito che, dopo un po', viene spontaneo domandarsi quante volte vengano pronunciate le parole "sanità" e "Servizio sanitario" nei primi due episodi. Non abbiamo tenuto il conto, ma sono decisamente troppe.
Questa ridondanza è davvero un peccato, perché l'argomento è tutt'altro che fuori posto, specialmente nel periodo storico che stiamo vivendo: tra tagli, carenza di personale e medici di famiglia, la serie intercetta questioni concrete e prova anche ad allargare lo sguardo oltre le corsie dell'Ambrosiano.
A tradirla, semmai, è ancora una volta la necessità di spiegare. Succede in particolare quando Andrea prende sotto la propria ala Matteo, abituato a lavorare da solo: i loro scambi finiscono spesso per trasformarsi in brevi lezioni con frasi ad effetto che paiono più propaganda che narrazione. Il messaggio arriva forte e chiaro, pure troppo: qualche spiegone in meno avrebbe reso tutto più spontaneo e avrebbe, soprattutto, aiutato la storia a ingranare più velocemente.
Molto più efficace è Andrea Pennacchi, uno che fa teatro e si vede. Il suo Dante Pellegrini, padre di Matteo e medico di famiglia, compare poco ma lascia subito il segno, forte di una recitazione magnetica che non forza mai la mano. Pennacchi porta in scena quella delicatezza che avevamo apprezzato anche in Petra e, quasi per contrasto, ricorda a Doc una cosa piuttosto semplice: ogni tanto si può dire molto anche senza dire tutto.
Il mistero di Federico e le new entry
Molte dinamiche sanno di già visto e se da un lato è confortante tornare "a casa", vedere qualcosa di familiare, dall'altro un po' di brio e novità in più non avrebbero guastato. E invece Andrea si scontra ancora con chi pone limiti alla sua idea di medicina (e lui va dritto per la sua strada in barba a tutti, che gli altri si adeguino), Giulia resta stretta tra lui e le responsabilità del ruolo e i più giovani devono imparare sul campo cosa significhi essere medici.
A far da cuscinetto c'è Riccardo Bonvegna (Pierpaolo Spollon), da un lato, e soprattutto Enrico Santi (Giovanni Scifoni), grillo parlante/coscienza che riporta sul pianeta Terra Doc e aprendogli gli occhi in più di un'occasione. Ritroviamo anche Lin e Martina, quest'ultima rientrata dopo un anno a Londra come ricercatrice, mentre sull'assenza di Federico (Giacomo Giorgio) aleggia un mistero che non lascia intuire nulla di buono.
Oltre al già citato Matteo, tra le new entry c'è anche Lidia Morganti, la dottoressa a gettone interpretata da Cristina Marino. Vederla sullo stesso set del marito Luca Argentero - ancora una volta dopo Avvocato Ligas - ha scatenato diversi commenti, ma per ora il personaggio ha una funzione precisa nel racconto. È pur vero che Fanti ora è libero da legami e la serie potrebbe spingere verso un nuovo interesse amoroso, ma non vogliamo credere che si alimenti un tale cliché.
Una serie troppo italiana
Insomma, anche questa volta dobbiamo tirare in ballo quel capolavoro di Boris e dare ragione a Stanis La Rochelle: Doc - Nelle tue mani 4 è una serie troppo italiana. Lo è nel pathos che mette in ogni fotogramma, nelle musiche che sovrastano e amplificano l'emotività, nelle frasi ad effetto e soprattutto negli spiegoni. Vorrebbe essere The Pitt o più banalmente Grey's Anatomy, ma si limita a ricordarci Gli occhi del cuore.
Peccato perché nelle stagioni precedenti - specialmente le prime due - ci eravamo appassionati e la serie, anche grazie all'impatto e successo che ha avuto, avrebbe tutte le carte in regola per diventare un prodotto di livello. Ma evidentemente si è scelto di andare in un'altra direzione.
È tutto da buttare, quindi? Assolutamente no: ci stuzzica la linea crime-mystery, che dà un po' di pepe, ma anche le dinamiche tra gli attori, quando sono frizzanti e naturali. E tutto sommato siamo curiosi di scoprire dove andrà a parare. Ma non possiamo negare che un bel po' di preoccupazione per la stagione 5 c'è.
Conclusioni
I primi due episodi di Doc - Nelle tue mani 4 mettono sul tavolo temi importanti, dalla crisi della sanità pubblica alla medicina territoriale, ma sembrano avere troppa fretta di spiegare allo spettatore come leggerli. La scrittura è spesso didascalica, il pathos non concede quasi tregua e le musiche insistono anche quando non sarebbe necessario. Incuriosisce però il mistero su Federico e una linea crime che potrebbe portare un po' d'aria nuova. Quando le dinamiche tra i protagonisti si alleggeriscono la serie ritrova la sua verve e migliora, per ora però Doc dovrebbe soprattutto fidarsi di più di chi guarda.
Perché ci piace
- La linea crime-mystery
- L'attenzione ai medici di famiglia
Cosa non va
- La scrittura didascalica e gli spiegoni
- Il pathos
- Il ripetersi di dinamiche già viste