The Romanoffs

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The Romanoffs, intervista a Matthew Weiner: “Mi piace lavorare con persone ricche di umorismo”

La nostra intervista all'autore di The Romanoffs, Matthew Weiner, dall'evento londinese dedicato alle nuove produzioni di Amazon Prime Video.

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The Romanoffs è la nuova serie tv dell'autore di Mad Men, Matthew Weiner, ma è molto diversa per struttura e temi dal capolavoro targato AMC. Prima di tutto per il formato: otto episodi da 90 minuti, pubblicati in sette settimane su Amazon Prime Video e incentrati su personaggi, storie e ambientazioni diverse di volta in volta. Otto protagonisti che pensano di essere discendenti della famiglia reale russa, con tutto ciò che comporta in termini di attitudine e problemi. Otto storie che sono praticamente dei film a sé e che come tali si lasciano guardare, lasciandoci di volta in volta con la sensazione di non sapere cosa aspettarci, accolti dalla bizzarria di una sequenza dei titoli di grandissimo impatto.

Lo show - qui potete leggere la nostra recensione di The Romanoffs - è disponibile dal 12 ottobre con i suoi due primi episodi, mentre il terzo, House of Special Purpose, è in uscita il 19 con Christina Hendricks e Isabelle Huppert nel cast, ma di tutta l'impostazione e i presupposti della nuova serie Amazon abbiamo discusso con Weiner in quel di Londra, in occasione della giornata dedicata alle nuove produzioni del colosso americano, ragionando su quel che vuol dire per lui essere autori di una storia, come affronta il coinvolgimento in un progetto e, soprattutto, in che modo la nuova serie si ricollega al capolavoro che l'ha reso famoso.

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Nel mondo di The Romanoffs

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Si inizia a guardare la serie senza sapere esattamente che aspettarsi e la bellissima sequenza dei titoli lo conferma. Come hai bilanciato i vari elementi per farla funzionare?

C'è una cosa che posso dire che riguarda quasi tutti quelli che lavorano con me, compreso chi si occupa della promozione: abbiamo tutti lo stesso senso dell'umorismo. Ha a che fare con il modo di allentare la tensione, qualcosa di sovversivo potremmo dire, e non sono interessato a raccontare storie che non contengono battute. Vengo dalla commedia e cerco di scritturare le persone più spiritose che trovo in ogni settore della produzione, e di scritturare attori comici per ogni singolo ruolo, non importa quanto sia serio. Perché trovo che siano più interessanti e riesco a gestirli meglio. Penso che il peggior insulto che si possa dire a qualcuno è che non ha senso dell'umorismo. Anche in queste storie, la tristezza emerge pur guardando qualcosa di divertente.

Pensi che gli eredi dei Romanov siano vivi nella realtà?

Sì, ci sono veri Romanov vivi, c'è una Romanov Heritage Society, ma c'è una cosa che ho imparato lavorando alla serie: se sei di sangue reale e sposi qualcuno che non lo è, la tua linea di sangue muore. Quindi devi sposare qualcuno del tuo stesso livello, che può essere anche di qualche sconosciuta famiglia europea. Queste sono le regole. Penso che molti dei Romanov sono arrivati a un punto morto, ma c'è ancora qualcuno in circolazione oggi. Ci sono siti che ti dicono da chi discendi, io ho fatto il test ed è venuto fuori che mio padre e mia madre sono fratello e sorella... [ride] scherzo, ma ho scoperto di essere di discendenza non molto diversificata. Molte persone scoprirebbero di essere imparentati ai Romanov. Tutti vorrebbero essere discendenti di Abraham Lincoln o Beethoven, ma è più provabile che discendiate da loro.

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Come mai hai scelto Parigi come ambientazione per il primo episodio?

Amo Parigi, il cibo, la gente... ma in realtà era il posto giusto per raccontare questa storia e trovare quell'appartamento. Inoltre associo quel tipo di favola che è The Violet Hour con Parigi, la storia ha quel non so che di francese anche se la storia potrebbe essere ambientata ovunque. È la versione moderna di una storia aristocratica e mi piace tantissimo che sebbene il personaggio di Inès Melab sia mussulmana, è anche la persona più radicalmente francese della storia.

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Da Mad Men a The Romanoffs

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Il tuo coinvolgimento in Mad Men è stato totale. Cercavi un progetto in cui avere lo stesso tipo di controllo?

È questo il modo in cui lavoro. Ma credo che la percezione di quanto forte sia il mio coinvolgimento dipende dalla necessità della gente di dare un "autore" a una storia. Ma la realtà è che non sono stato più coinvolto di altre occasioni, nel senso che ho un mio staff di scrittori, alcuni dei quali impegnati con me da dieci anni, altri produttori accanto e uno team di produzione. La vera differenza, nel mio caso, è che non ho mai lasciato un mio show per seguirne un altro. Quando ho capito che sarei tornato a lavorare in televisione, mi sono reso conto di quanto questo mondo fosse cambiato da quando abbiamo iniziato Mad Men. Già in quel caso si trattava di qualcosa ai margini del panorama seriale, perché era su una Basic Cable, una via di mezzo tra un network e una televisione a pagamento come HBO, e ho apprezzato quell'esperienza in cui le aspettative erano basse, in cui abbiamo potuto prenderci rischi perché non c'era molto da perdere. Non c'erano iPhone quando abbiamo iniziato a lavorarci, gmail era nata da poco, non si potevano fare streaming più lunghi di tre minuti... così quando torno tornato a fare televisione mi sono chiesto: cos'è la televisione? Siamo in un mondo completamente diverso, in cui qualunque show di qualunque epoca è disponibile e fruibile come fosse nuovo. Con questo dobbiamo fare i conti oggi. I miei figli pensano che Colombo sia una serie nuova. Non è qualcosa di negativo, ma è qualcosa da considerare e nel fare una nuova serie ho voluto che chi accettasse di prenderne parte lo facesse per un episodio, senza dover prendere un impegno di lunga durata.

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Parlando di similitudine tra Mad Men e The Romanoffs, in cosa si può capire che sono entrambi tuoi lavori?

Forse è il caso che siano altri a rispondere a una domanda di questo tipo. Posso dire che cerco sempre di fare qualcosa di diverso, ma uso lo stesso direttore della fotografia, gli stessi scenografi e costumisti, la stessa squadra di sceneggiatori e questo è simile, ma in ogni caso lasciamo che sia lo script a dirci come deve essere realizzato. Quello che The Romanoffs può avere in comune con Mad Men è un certo tocco glamour, oltre al fatto che i personaggi sono autentici, un qualcosa di cui sono sempre andato orgoglioso. Ma è merito soprattutto del casting che riesce a pescare attori ancora sconosciuti che risultano perfetti per la parte. È così per esempio per Ines nel primo episodio di The Romanoffs, ma è stato così anche per Mad Men, con quel piacere di scoprire nuovi talenti.

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Cinema o TV?

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Sappiamo che ami la televisione e i film e questa serie è un po' entrambi...

Difficile oggi dire cosa sia la televisione e cosa il cinema, finiamo per guardare tutto sullo stesso schermo. La speranza è che questi diventino sempre più grandi nelle vostre case, così la gente non deve guardarli sul telefono o in pessime condizioni. Ma The Romanoffs è una serie vecchio stile, che ci crediate o meno. C'era una serie in USA strutturata così, con episodi di 90 minuti, con ambientazione e generi diversi. È un melodramma, che tanti considerano qualcosa di negativo, mentre per me è un genere di tutto rispetto. La vita è melodrammatica! Basta farlo nel modo giusto. Adoro il formato di The Romanoffs, perché permette un respiro più ampio. Ci vuole disciplina per raccontare una storia in 37 o 40 minuti, che era il formato di Mad Men, ma in questo caso non ho sentito la necessità di affrettare la scoperta di una scena: per esempio nel primo episodio avevamo questo appartamento stupendo e potevo accompagnare Hajar che tornava a casa. Sono minuti necessari? No, ma è la parte cinematografica, quella che richiede soldi e tempo, ed abbiamo avuto la possibilità di realizzarla.

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