The Deuce

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The Deuce: il successore di The Wire racconta la nascita del porno

Abbiamo visto in anteprima la nuova minierie HBO The Deuce con protagonisti James Franco e Maggie Gyllenhaal, nuovo lavoro per il piccolo schermo del geniale creatore e showrunner di The Wire David Simon. Ecco le nostre impressioni a caldo.

The Deuce: una scena della serie

Provate a chiedere ad esperti ed appassionati la loro serie preferita e ci sono ottime possibilità che la risposta data sarà The Wire. La serie di David Simon non ha mai fatto grandi ascolti, non ha mai vinto premi importanti e, ancor più in Italia, non ha mai fatto veramente breccia nella cultura popolare come un'altra serie capolavoro della HBO quale I Soprano. Eppure non ci sono dubbi che sia tra le eccellenze assolute in ambito televisivo.

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Questo grazie ad un concept geniale ed una cura dei dettagli maniacale, ma soprattutto per una scrittura sensazionale che ci ha regalato nel corso di cinque stagioni alcuni dei personaggi e dei dialoghi più ricchi, complessi e memorabili del piccolo schermo. E probabilmente, per quanto riguarda il genere poliziesco/crime, anche del grande schermo. The Wire ha la caratteristica più unica che rara di non mostrarci la criminalità soltanto da un'unica prospettiva e nemmeno da quella doppia, scontata, del dualismo poliziotti/criminali, ma è una serie che racconta soprattutto una città, Baltimora, in tutti i suoi aspetti. E come tutti questi aspetti (legge e forze dell'ordine, politica locale, scuola etc etc), solo apparentemente slegati, siano parte integrante di un meccanismo molto più grande e complicato. C'è un filo invisibile (quello del titolo) che unisce tutto.

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La sottile linea a luci rosse

Se per parlare di questo The Deuce abbiamo scelto di raccontarvi brevemente The Wire non è soltanto perché le due serie hanno in comune il geniale creatore e showrunner, ma perché lo stesso incredibile lavoro sui personaggi e sugli intrecci che ha reso celebre l'opera del 2002 David Simon lo ripropone qui in veste completamente inedita, in una nuova città e con un nuovo argomento.
Se in The Wire era la droga ad essere il motore di tutto, in The Deuce è il sesso. Il sesso slegato dall'amore, il sesso che puoi semplicemente trovare ed acquistare (illegalmente) per strada in qualsiasi città del mondo ma che, in particolare, nella New York di inizio anni '70 ha rappresentato un cambiamento fondamentale per la cultura e la società americana. Ha portato alla nascita dell'industria del porno. Alla diffusione dell'Aids. Ad un nuovo (ma non necessariamente migliore) modo di vedere il corpo femminile e la donna stessa.

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Chi però si aspetta da The Deuce una storia sul porno e tante sequenze bollenti rimarrà probabilmente deluso: non perché manchino momenti anche piuttosto forti ed espliciti, ma perché prima di arrivare davvero alla nascita dell'industria pornografia David Simon si prende tutto il tempo per illustrarci il contesto storico/sociale e presentarci decine e decine di personaggi che popolano appunto quel pezzo di strada che dà il titolo alla serie: la 42esima o, come veniva chiamata una volta, la forty-deuce.

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If There's a Hell Below, We're All Going to Go

Se c'è un'altra cosa che The Wire ci ha insegnato negli anni è l'importanza della sigla e della canzone di testa. In The Deuce la canzone di Curtis Mayfield che negli anni '70 era stato un inno all'integrazione razziale qui assume un ulteriore significato che di fatto riassume l'intera serie e poetica di David Simon. Siamo tutti colpevoli. Siamo tutti in qualche modo responsabili di quello che è diventata la nostra società. E, più banalmente, non esistono buoni e cattivi, ma siamo tutti guidati dai nostri personalissimi interessi. Che siano soldi, sesso, carriera o quant'altro. Ma ci siamo tutti dentro e quindi sì, se davvero esisterà mai un inferno sarà certamente molto affollato.
Eppure non si può fare a meno che provare grande empatia e simpatia per tutti i numerosi personaggi che popolano la serie: che siano prostitute o protettori, poliziotti o giornalisti, baristi o sbandati, il senso di umanità e naturalezza che emerge dai bellissimi dialoghi e monologhi e dalle convincenti interpretazioni di tutto il cast è quello che davvero fa la differenza tra una serie come The Deuce e la maggior parte delle altre sulla piazza.

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Come per le serie precedenti di Simon è richiesta una discreta pazienza e attenzione da parte degli spettatori, manca una trama vera e propria che possa avvincere e rendere agevole la visione anche a chi non è abituato ad un certo tipo di scrittura così complessa e corale. A stupire però ci pensa l'ottima regia che in particolare nei due episodi, primo ed ultimo, diretti dalla sempre più sorprendente Michelle MacLaren (Breaking Bad, Il trono di spade, The Walking Dead) ci regala momenti di pura gioia cinematografica e cinefila sia per alcuni movimenti di macchina davvero notevoli che per una direzione degli attori pressoché perfetta. Se molto probabilmente sarà il pur bravo James Franco con il suo doppio ruolo a monopolizzare l'attenzione mediatica, sarebbe ingiusto non far notare come un'attrice semplicemente mostruosa come Maggie Gyllenhaal qui tocchi forse le vette più alte della sua carriera. David Simon dal canto suo non può dire invece di essersi superato: The Wire probabilmente rimarrà per sempre il suo indiscusso capolavoro, ma questo The Deuce è comunque un perfetto promemoria di un altro modo di fare e intendere la televisione. Un modo che tutti dovrebbero quantomeno provare a conoscere ed apprezzare.

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The Deuce: il successore di The Wire racconta la...
Luca Liguori
Redattore
4.0 4.0

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