The Deuce 3, la recensione: verso il capolinea

Recensione di The Deuce 3, i primi episodi dell'ultima stagione della serie su Sky Atlantic, con James Franco e Maggie Gyllenhaal, ci portano negli anni '80 in un periodo difficile per i protagonisti.

RECENSIONE di 08/10/2019
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The Deuce: un'immagine della terza stagione

C'è un po' di malinconia nel mettersi a scrivere questa recensione di The Deuce 3, dato che la terza stagione della serie HBO creata da David Simon e George Pelecanos è anche l'ultima, per scelta degli autori. Una sorta di discesa progressiva per Simon (The Wire è durato cinque stagioni, Treme quattro), ma in questo caso del tutto coerente con la sua visione del mondo che voleva raccontare, quello della prostituzione e della pornografia a New York negli anni Settanta e Ottanta, una sorta di tragedia in tre atti veicolata attraverso la storia di personaggi come i gemelli Martino (entrambi interpretati da James Franco), rispettivamente un barista e uno scommettitore incallito al soldo della malavita a Times Square, e Eileen Merrell (Maggie Gyllenhaal), ex-prostituta datasi al porno come attrice e regista. Un racconto tipicamente simoniano, dove l'umanità e la disperazione vanno di pari passo e il respiro si fa sempre più ampio, in termini geografici (a New York si affianca ora Los Angeles) e cronologici: tra la prima e la seconda stagione ci fu un salto temporale di cinque anni, dal 1972 al 1977, e la terza annata inizia l'ultimo giorno del 1984.

Una trama all'insegna del declino

Siamo, appunto, a metà degli anni Ottanta, un periodo non proprio felice per i protagonisti di The Deuce: il mondo del porno si fa sempre più amatoriale, mettendo a rischio le produzioni professionali con l'avvento del videotape (e qui non si può non pensare all'altrettanto malinconico Boogie Nights), e poi c'è la piaga nascente dell'AIDS. Quest'ultimo dettaglio è l'elemento che dà maggiormente la sensazione di finalità ai primi episodi della stagione, tra ignoranza di ciò che comporta il virus e la sua trasmissione (Bobby Dwyer, convinto che sia trasmesso anche attraverso il semplice contatto fisico, ribadisce durante una visita medica che i suoi vari tradimenti nei confronti della moglie sono sempre stati rigorosamente con donne) e le tensioni che si creano nell'ambiente lavorativo. Lo sottolinea a suo modo anche la sigla, che tra le nuove immagini include quella di un preservativo, oggetto che acquista una grande forza drammatica quando, su un set, l'attrice insiste sull'uso dello stesso da parte del suo partner cinematografico dopo aver scoperto che lui è gay for pay (eterosessuale che gira anche scene gay per soldi).

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The Deuce: una foto di scena della terza stagione

La medesima sigla dà anche il tono alla stagione in termini musicali, secondo una filosofia tipica di David Simon: laddove The Wire per ogni annata usava una versione diversa dello stesso brano (riesumando poi la prima variante per la scena di commiato nel finale di serie), la nuova serie ha sempre optato per una canzone diversa di anno in anno. Questa volta tocca a Dreaming, celebre composizione di Blondie risalente al 1979, un anno dopo la fine della seconda stagione, e il testo la dice lunga: "We just keep on dreaming", recita il ritornello, ed è la frase giusta per riassumere il pensiero dei personaggi e lo spirito dello show, che mantiene una sorta di strambo ottimismo di fondo nonostante la prossimità del capolinea, che per i protagonisti è ancora tutto da scoprire ma per la creatura di Simon e Pelecanos è già determinato (l'ottavo e ultimo episodio, intitolato non a caso Finish It , andrà in onda su HBO il 28 ottobre, mentre in Italia arriverà su Sky Atlantic il giorno dopo).

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Un'ammucchiata di talento

In attesa della fine definitiva, abbiamo ancora otto ore da passare in compagnia del cast che ha impreziosito la scrittura di Simon e Pelecanos a partire dall'autunno del 2017: il doppio James Franco, la meretrice che sogna in grande incarnata da Maggie Gyllenhaal, il regista porno interpretato da David Krumholtz (finalmente promosso a presenza fissa) e i volti provenienti dalle altre fatiche televisive dei due autori, tra cui Chris Bauer, Domenick Lombardozzi e Lawrence Gilliard Jr..

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The Deuce: Maggie Gyllenhaal in un'immagine della terza stagione

E poi ci sono i nomi nuovi, quelle piccole presenze che aggiungono pathos e "lerciume" nelle dosi giuste, grazie alle prestazioni di David Morse e Corey Stoll, ulteriori tasselli di un puzzle che, al netto della scarsa igiene associata all'ambiente che raffigura, è sempre stato un immacolato pezzo di drammaturgia televisiva, ennesima conferma dei talenti da romanziere sociale di Simon, ex-giornalista che ha trovato nel medium catodico la forma espressiva giusta per sfogare un istinto che la stampa aveva tendenzialmente affossato. Questi individui fragili ma determinati ci mancheranno, e per le prossime settimane continueremo a sognare insieme a loro.

Conclusioni

Arrivati in fondo alla nostra recensione di The Deuce 3, i primi episodi della terza e ultima stagione confermano la forza di una serie che esplora un mondo depravato ma affascinante con grande precisione e umanità, raccontando l'evoluzione del porno americano tramite le vicende di persone carismatiche e tridimensionali.

Movieplayer.it

4.5/5

Perché ci piace

  • La vena malinconica dettata dall'anno di ambientazione è molto coinvolgente.
  • Il cast rimane inossidabile.
  • La scrittura è precisa come sempre.

Cosa non va

  • Peccato che sia l'ultima stagione.