Quando incontriamo Lionel Boyce sono appena passate le due di pomeriggio di un torrido pomeriggio di giugno. La vigilia di un epilogo entrato già nella storia della serialità tv. Dall'altra parte della finestra Zoom Boyce ci accoglie sorridente, con il suo immancabile berretto. Il cappello, del resto, è una sorta di tratto d'istintivo di uno degli chef più rappresentativi di The Bear.
Per la quinta e ultima stagione (che trovate su Disney+), l'attore è tornato nei panni dell'amato Marcus Brooks. Un finale ad alto tasso emotivo che, per Boyce, ha segnato anche una "crescita personale", come spiega durante la nostra intervista che, visto il tono dello show targato FX, non poteva non partire dal protagonista assoluto: il tempo.
The Bear e l'ultima di Lionel Boyce
Lionel, il tempo è il protagonista di The Bear, fin dal 2022. Cos'è per te, un nemico o un alleato?
"Ho l'impressione che, per me, il tempo non sia né l'una né l'altra cosa. È neutro. Il tempo è ciò che ci rende umani. È come se fosse un concetto creato interamente. Esiste solo in relazione a noi e a nessun altro animale. Ed è come se lo usassimo come strumento per misurare la crescita, o ciò che è temporaneo o permanente, comunque lo si voglia chiamare. Quindi, per me, il tempo è proprio questo. È semplicemente ciò che ci rende umani".
Le persone che lavorano in cucina spesso diventano molto unite. Ti sei sentito altrettanto vicino ai membri del cast su questo set?
"Ci si ritrova in una situazione caotica, come su un sottomarino, ma siamo tutti lì per dedicarci a un unico prodotto. In un ristorante ognuno fa la propria parte per creare un'esperienza per i commensali; sul set è la stessa cosa. Anche se è un momento temporaneo, ci riuniamo tutti per ottenere il risultato. Questo fa nascere una sensazione simile a quella di un campo estivo: vediamo solo noi stessi, lavoriamo per tantissime ore e il resto del mondo viene escluso. Sul piano lavorativo non hai altra scelta che affidarti e dipendere da queste persone, e da qui si sviluppa un legame di fiducia che si riversa anche nella vita privata".
La nuova stagione sembra ambientata sul Titanic, una nave che sta affondando. Come fa Marcus a ritrovarsi in un contesto quasi apocalittico?
"Ho l'impressione che se la nave stesse affondando, Marcus si troverebbe nella parte in cui ha già le caviglie nell'acqua. È proprio lì che inizia la sua stagione, con una forte pressione addosso. Sente che tutto sta per finire perché vede la sconfitta: Carmy e Luca (Jeremy Allen White e Will Poulter ndr.) stanno abbandonando la nave, sua madre se n'è andata, il posto sta letteralmente cadendo a pezzi e suo padre sta arrivando. Questa è solo un'altra cosa che alimenta il fuoco. Si trova ad affrontare una dura battaglia per trovare un equilibrio interiore. Avendo tutto sotto controllo in un certo senso, non gli resta che rivolgersi al proprio io e chiedersi: "Come faccio a non lasciarmi sopraffare da questa pressione?".
Appunto, la serie esplora l'ambizione, la pressione e la crescita personale. Quale di questi temi ti tocca di più a livello personale?
"La crescita personale. Mi tocca di più perché credo che l'evoluzione umana sia una delle cose che amo di più della serie. I personaggi partono da un punto e poi, arrivati alla quinta stagione, la loro essenza è rimasta la stessa, ma sono persone completamente diverse per come sono state concepite, per la loro visione del mondo e la loro prospettiva. Se lo scopo della vita è comprendere la transitorietà, noi siamo sempre in movimento, sempre in uno stato di crescita. È per questo che questo tema mi colpisce di più".
L'ultimo ciak. Tra lacrime e consapevolezza
Quali sono stati i tuoi pensieri e le tue emozioni nel momento in cui hai sentito dire: "Stop, abbiamo finito con Lionel in The Bear"? C'è stato un discorso? Ci sono state lacrime?
"Sapevo che era la mia scena finale. Mentre giravamo l'ultima ripresa, ho visto che stavano radunando tutti intorno a me e ho pensato: "Oh, ci siamo. È questo il momento". Poi mi sono guardato intorno e tutti stavano applaudendo. Non sono una persona sentimentale che fa discorsi, di solito preferisco starmene in un angolo a osservare, ma in quel momento ho detto qualche parola perché significava molto per me. Sentivo che fosse importante esprimere l'amore che provavo per tutti e per la serie. È stato un momento molto triste in cui orgoglio e tristezza si mescolavano come in una bottiglia che frizza fino in cima. Ti si imprimono impressi certi volti nella mente, senza che sia tu a sceglierli. Poi ho fatto il giro per abbracciare tutti, consapevole che era l'ultima volta che saremmo stati insieme in quella formazione. Dopo subentra una specie di blackout, in cui ti senti un po' intorpidito e distaccato".
C'è stata una scena in particolare in questa stagione che ti è rimasta impressa dopo le riprese? Senza spoiler, ovviamente.
"Sì, ce ne sono un paio davvero belle. Una in particolare è tra Marcus e Luca. In quella scena vedi altri lati di un personaggio che è sempre stato il collante e il sollievo comico della situazione; emergono sfumature diverse. Adoro quei piccoli momenti di illuminazione in cui la serie riesce a rendere i personaggi più dinamici. Non succede in modo grandioso o monumentale, è una cosa minuscola: scatta qualcosa e ti ritrovi a pensare: "Wow, mi sembra di capire questa persona in un modo nuovo, eppure ho intrapreso questo viaggio insieme a lei finora"".
Secondo te, qual è stato il cambiamento più significativo nel personaggio di Marcus e nel suo ruolo all'interno delle dinamiche della serie rispetto alla prima stagione?
"Sta occupando il suo spazio. All'inizio della serie, già nel pilot, era un personaggio tranquillo, che non faceva granché ma andava d'accordo con tutti. Faceva da collante, e il collante per sua natura è malleabile. La cosa che è cambiata di più è che ora sta occupando lo spazio in modo deciso, senza cercare di dimostrare nulla, semplicemente per quello che è. Questo percorso raggiunge il culmine nell'episodio 7".
Il materiale umano di una serie unica
Cosa ti mancherà di più di The Bear?
"Le persone. La serie ora esiste per sempre in questa forma e potrò guardarla quando voglio per rivivere i ricordi, ma mi mancherà stare con gli altri durante il processo di realizzazione. Mi mancherà ricevere i copioni, leggerli, mandare messaggi a tutti, e poi quel primo giorno sul set dopo un anno in cui non ci si vedeva, dove si riprendeva esattamente da dove avevamo interrotto. Mi mancherà quella vita immaginaria che avevo a Chicago, dove andavo in giro mangiando solo carne e patate perché non trovavo verdure da nessuna parte".
Qual è la cosa migliore che questo show ti ha regalato?
"Le intuizioni sono la risorsa più preziosa che mi porto via. Ora ho una maggiore consapevolezza di come voglio tracciare il mio percorso come artista e come persona che crea sia davanti che dietro la telecamera. Ho imparato tantissimo da ogni singola persona con cui ho lavorato, fin dal primo giorno. A volte facevo domande dirette, altre volte le risposte arrivavano spontaneamente parlando. Ho sempre avuto una grande curiosità verso tutte le persone coinvolte nel progetto, ed è proprio questa curiosità che mi ha dato ciò che volevo".