Ted Lasso 4, recensione: cambiare tutto per non cambiare niente

Il calcio femminile, e poi la gentilezza, il concetto di "casa" e un filo di malinconia. Jason Sudeikis torna in un ruolo cult facendo quello che sa fare meglio: emozionare. Su Apple TV.

L'artwork di Ted Lasso

Sfida non da poco: ricominciare, riprovare e tentare di fare qualcosa di diverso, se è in effetti impossibile fare meglio. Ancora, rimettere insieme i pezzi, con l'aiuto di un rotolo di scotch e un po' di incosciente ottimismo. Believe. Crederci. Quella scritta che, di spogliatoio in spogliatoio, ha segnato un capitolo importante della serialità moderna.

Rieccolo, allora, Ted Lasso. Eroe moderno, sintesi di quanto la gentilezza sia un superpotere. Corpo estraneo, oggetto indecifrabile applicato al calcio e, perché no, alla vita. Così, un po' a sorpresa e accolta da un certo scetticismo - anche perché c'era stata la giusta chiusura della partita -, la quarta stagione della serie Apple TV riparte (quasi) da zero, puntando al verbo che ha sempre contraddistinto la produzione: emozionare.

Il ritorno di Ted Lasso e il calcio femminile

La quarta stagione di Ted Lasso inizia circa due anni dopo la conclusione della terza. Ted (Jason Sudeikis) è tornato nella sua città natale, Kansas City. Vive felice, lavora in un supermercato, ogni tanto rubacchia qualcosa dagli scaffali ma, sotto sotto, sente che quello non è il posto che fa per lui. Le cose cambiano quando viene rintracciato dai suoi ex colleghi dell'AFC Richmond, che lo riportano - non senza dubbi - a Nelson Road per affrontare una nuova sfida: allenare la squadra femminile. Di nuovo in terra albionica, Ted ritrova Coach Beard (Brendan Hunt), che ora lavora al fianco di Roy Kent (Brett Goldstein) alla guida della squadra maschile.

Ted Lasso 4 Ted In Campo
Ted Lasso nella stagione 4

Mentre Rebecca (Hannah Waddingham), Keeley (Juno Temple) e Higgins (Jeremy Swift) si mobilitano per far crescere il sostegno nei confronti del calcio femminile, Ted scopre che le sue nuove giocatrici sono sottopagate, molto trascurate e ben poco convinte che per vincere basti "crederci". Al centro della squadra femminile c'è la coach Alice Chilton (Tanya Reynolds, grande rivelazione), il cui approccio analitico e strutturato si pone in contrasto con lo stile più romantico di Ted.

Il mantra di Ted: saltare prima di guardare

La grande domanda è: davvero, dopo tutto, serviva una quarta stagione di Ted Lasso? Non c'è un'unica risposta, in verità. Effettivamente è passato troppo poco tempo per un effetto revival, ma contemporaneamente ne è passato abbastanza per poter strutturare una nuova storia che, per forza di cose, eredita una gigantesca aspettativa, ben mischiata all'affetto che proviamo verso uno dei migliori personaggi maschili della serialità moderna.

Ted Lasso 4, Jason Sudeikis: "La nuova stagione è stata un salto nel buio" Ted Lasso 4, Jason Sudeikis: 'La nuova stagione è stata un salto nel buio'

Simpatico e congeniale, tra l'altro, il paragone portato avanti da Sudeikis quando ha parlato di questa quarta stagione: "La premessa era: e se l'Uomo di Latta, il Leone Codardo e lo Spaventapasseri andassero in Kansas per riportare Dorothy a Oz?". Con un'altra domanda che, sommessamente, quasi di sbieco, riempie le puntate: Ted è tornato a Londra per aiutare i suoi amici, la sua famiglia o sé stesso?

Ted Lasso 4 Ted E Rebecca
Jason Sudeikis e Hannah Waddingham

In questo spazio narrativo viene ripreso anche un altro concetto affrontato nelle stagioni precedenti: saltare prima di guardare. Affidarsi all'istinto, all'emozione, alla fantasia. Un salto che non prevede sovrastrutture. "Bisogna avere successo dove gli altri falliscono", dice Higgins. Niente di più vero: fare la differenza, innovare e inventare. Ma come si innova un format come quello di Ted Lasso? Cambiare tutto per non cambiare niente: la quarta stagione, che inizia con un filo di malinconia, potrebbe essere la contro copia carbone della prima. Un allenatore, qualche buona battuta e una squadra da salvare. Basta? Certo che sì.

Il calcio è vita? Non proprio

Ecco, qui entra il calcio giocato, il motore della storia insieme al concetto di "casa". Due idee, quelle di Ted e di Alice, che si incontrano e si scontrano; due modi di vivere e intendere il campo. Le regole ferree contrapposte al piacere stesso, quello che avvicina la tecnica alla purezza. Allora, evolvendo senza stravolgere (e non manca il solito, enfatico respiro emozionale), ma provando a reinventarsi ancora una volta, c'è una sottile rielaborazione nel mantra più famoso dello show: non basta più crederci.

Essere calciatrici è molto più complicato che essere calciatori e forse, dopotutto, è diventato difficile anche "essere" Ted Lasso. I dubbi, i rimpianti, le vecchie foto appese al muro che sembrano parlare. Una linea poetica, la maturazione in divenire di un uomo buono che affronta una crisi d'identità: lanciarsi o schiantarsi? Tirare un calcio di rigore con gli occhi chiusi e poi sperare nel boato dello stadio. È andata come è andata. Vincere o perdere, che differenza fa? Ed ecco una nuova interpretazione: "Believe" diventa qualcosa di ancor più universale e intimo. Una specie di cuscino emotivo, la zona sicura in cui rifugiarsi. Del resto, se "il calcio è vita", magari "la vita è molto più che giocare a calcio".

Conclusioni

Lo spunto del calcio femminile, e poi il valore della gentilezza, la poesia del dubbio, e il lato sentimentale capace di alternare al meglio sorrisi e lacrime. Il ritorno di Ted Lasso passa dal concetto di "casa", legandosi a un filo di malinconia capace di riscrivere il valore che si nasconde dietro lo slogan Believe. Ciò che è più importante, dietro quella che potrebbe essere una sorta di alternativa alla prima stagione, resta però il verbo che ha contraddistinto lo show: emozionare.

Movieplayer.it
3.5/5

Perché ci piace

  • Lo spunto del calcio femminile.
  • Il lato emotivo sempre protagonista.
  • Certe atmosfere e sensazioni.
  • L'evoluzione di Ted.

Cosa non va

  • Forse, potrebbe essere fin troppo avvicinabile alla prima stagione.
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