Idee. A volte bastano quelle, a volte non serve altro. Come dite? Non è facile averle? Probabile, ma di certo ce ne sono in Stuart Fails to Save the Universe, l'atteso nuovo spin-off di The Big Bang Theory che finalmente arriva su HBO Max con un episodio a settimana. Se infatti il precedente Young Sheldon si concentrava sul personaggio simbolo della serie madre, portandoci nel suo mondo giovanile, qui l'intuizione è duplice: da una parte concentrarsi su uno dei comprimari come lo Stuart Bloom di Kevin Sussman, dall'altra di cambiare totalmente approccio e virare verso una commedia di stampa fantascientifico. La firma di questa produzione geniale è di Chuck Lorre, già creatore della sit-com che dà il via a tutto, insieme a Zak Penn e Bill Prady.
L'eroe che meritiamo per ricostruire la realtà dopo l'Armageddon
Stuart Fails to Save the Universe prende il via da una premessa classica della fantascienza che sa e vuole essere ironica: cosa succede quando il destino dell'universo finisce nelle mani della persona meno qualificata del pianeta? Questa persona è il nostro Stuart Bloom, proprietario di una fumetteria, uomo comune, schiacciato dalla quotidianità, che per un puro errore del destino si ritrova investito del compito di sventare l'apocalisse cosmica, l'Armageddon causato da una invenzione di Leonard e Sheldon che, lo ricordiamo, sono dei fisici.
È il punto di partenza di un cammino che si sviluppa saltando da una realtà all'altra, nella miglior tradizione del multiverso che anima i fumetti che lo stesso Stuart tratta(va) per vivere, e si sviluppa lungo una catena di fallimenti grotteschi e decisioni discutibili. E così passo dopo passo, salto dopo salto, il viaggio di Stuart insieme alla fidanzata Denise, l'amico geologo Bert e il fisico quantistico Barry Kripke è un susseguirsi di tentativi di "salvare il mondo" che sembrano solo peggiorare la situazione.
Il multiverso che funziona (impara Marvel!)
Quattro figure centrali, come in The Big Bang Theory, e siamo sicuri che Kevin Sussman (Stuart), Lauren Lapkus (Denise), Brian Posehn (Bert) e John Ross Bowie (Barry) si siano divertiti da morire a dar vita e corpo alla geniale premessa di Stuart Fails to Save the Universe, cavalcando queste folli peripezie in un multiverso che permette loro di mettere in piedi una ficcante satira su tutto il genere sci-fi nell'arco dei 10 episodi della prima stagione rilasciati settimanalmente. Una logica distributiva vecchio stile che può infastidire parte degli spettatori, che dovrà accontentarsi ogni venerdì della durata esigua del singolo episodio.
Si approfitta dello spunto per creare versioni diverse del nostro mondo e della deriva in cui l'Armageddon l'ha gettato, ma anche di far incontrare ai protagonisti versioni alternative di altri personaggi storici della serie madre e figure di contorno come l'iconico Will Wheaton. Con tutto ciò che ne deriva anche in termini di affiliazione e soddisfazione da parte degli spettatori, al netto di qualcuno che potrà essere spiazzato dal trovarsi al cospetto di dinamiche narrative molto diversi da quelle di The Big Bang Theory.
Lo spoiler nel titolo: Stuart fallisce nel salvare l'universo?
In ogni episodio, Stuart fallisce nel salvare l'universo. Non è uno spoiler, è la premessa stessa della serie e conseguenza dell'incapacità innata del personaggio, ma anche lo strumento comico ideato da Chuck Lorre e compagni per spaziare tra i punti di riferimento del genere fantascientifico e giocare con essi, con risvolti che sfociano nel metacinematografico e nell'autoironia sul formato delle sit-com di per sé.
Anche se non sappiamo e non vogliamo sapere se alla fine, quando la serie arriverà alla sua conclusione dopo eventuali rinnovi legati alla risposta del pubblico, Stuart riuscirà a salvare l'universo, per ora la sua prima missione si può considerare un successo: quella di divertirci. In questo Stuart Bloom si è rivelato l'eroe di cui avevamo bisogno!
Conclusioni
In un panorama televisivo saturo di linee temporali alternative e universi condivisi, Stuart Fails to Save the Universe riesce nell'impresa più difficile: divertire senza prendersi mai sul serio. Chuck Lorre, Zak Penn e Bill Prady firmano uno spin-off di The Big Bang Theory coraggioso e dissacrante che, invece di adagiarsi sulla nostalgia, rilancia con una commedia sci-fi ritmata e ricca di trovate metacinematografiche. Puntando tutto sul carisma da "eroe per caso" dello Stuart Bloom di Kevin Sussman e su un gruppo di spalle semplicemente perfetto, la serie trasforma il fallimento sistematico nel suo più grande punto di forza. Se il compito di Stuart era quello di salvare la realtà dall'Armageddon, per ora ha fallito; ma se l'obiettivo era regalarci una delle sorprese comiche più fresche della stagione su HBO Max, la missione è decisamente compiuta.
Perché ci piace
- Un’intuizione brillante che rinnova il franchise di The Big Bang Theory cambiando genere e tono narrativo.
- Kevin Sussman e il gruppo dei comprimari storici dimostrano una grande alchimia e tempi comici perfetti.
- Una parodia del multiverso e dei cliché della fantascienza fresca, autoironica e mai banale.
Cosa non va
- Chi non conosce a fondo l'universo di TBBT rischia di perdersi diverse chicche e cameo citazionalisti.