Sconnessi

2017, Commedia

Sconnessi: Così vicini, così lontani

Michela Andreozzi, Massimiliano Vado e Christian Marazziti scelgono i toni della commedia per parlare di nomofobia, l'ansia di rimanere sconnessi dalla rete. Protagonista una famiglia costretta all'isolamento digitale da una tempesta di neve.

La chiamano nomofobia, è la paura incontrollata di rimanere sconnessi dalla rete, un timore che oggi per molti equivale al panico di essere tagliati fuori dal mondo, anche se poi il mondo di cui si parla è quello virtuale. Piaga sociale della post modernità, patologia di ultima generazione su cui il nostro cinema si è fiondato già da tempo: ci basti ricordare il sofisticato Perfetti sconosciuti di Paolo Genovese, dove intrighi e segreti di famiglia passavano attraverso gli smartphone dei protagonisti, o la commedia per teenager di Federico Moccia Non c'è campo, dove un black out telematico costringeva un gruppo di adolescenti in gita a sopravvivere senza cellulare. Ci ha provato anche Massimiliano Bruno che in Beata ignoranza metteva in scena una vera e propria guerra tra l'iperconnesso Alessandro Gassmann e l'analogico Marco Giallini, oggi invece è il turno di Christian Marazziti che con il suo secondo lungometraggio, Sconnessi, obbliga una famiglia a fare i conti con l'assenza di connessione, isolata da una tempesta di neve sul cucuzzolo di una montagna.

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Sconnessi: Ricky Memphis e Carolina Crescentini in una scena del film

L'occasione è il compleanno del capofamiglia Ettore Ranieri (Fabrizio Bentivoglio), intellettuale e scrittore di successo, convinto nemico della rete, deus ex machina che tenterà nel corso di una non proprio riuscitissima riunione familiare di rinsaldare il rapporto tra la sua giovanissima e coattissima moglie, Margherita Catenacci (Carolina Crescentini) incinta al settimo mese, e i suoi due figli Claudio (Eugenio Franceschini) e Giulio (Lorenzo Zurzolo), avuti dal matrimonio precedente.

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Dis(connessioni), deformazioni e selfie

Sconnessi: Benedetta Porcaroli e Lorenzo Zurzolo in una scena del film

Marazziti si chiede così cosa succederebbe se una famiglia all'apparenza comune fosse costretta a abbandonare per un giorno social, sms, smartphone e dovesse ricominciare a parlarsi senza il filtro di un device, un what if che innesca il cortocircuito su cui costruire una sceneggiatura (scritta in collaborazione con Michela Andreozzi e Massimiliano Vado) capace di porre l'attenzione e la cura necessarie a evitare gli inciampi tipici di una storia che abbiamo già visto.
Il film infatti non è un capolavoro di originalità, ma la vis comica di alcune battute, l'ironia dei protagonisti, l'onestà con cui gli autori stessi ne ritraggono vizi e virtù e la verità degli attori che li portano in scena, rendono Sconnessi un piacevole esperimento, che non ha le pretese del trattato sociologico né si rifugia nella ricerca della gag facile. A tratti rischia di risolversi nel consolatorio o di scivolare nel

Sconnessi: Carolina Crescentini in una scena del film

sentimentalismo dozzinale, ma si salva in più occasioni grazie alle dinamiche relazionali tra i personaggi che dopo i primi rocamboleschi tentativi di rimediare anche una mezza tacca di connessione, capitoleranno davanti alla 'nudità' della vita reale.
La tempesta fisica e metaforica farà saltare gli equilibri ed esplodere i conflitti fino ad allora taciuti, normalizzati e sedimentati dalla routine quotidiana o dai rispettivi ruoli sociali. E ognuno si svelerà diverso da quello che selfie, schermi e bacheche hanno restituito fino a quel momento.
Uno specchio deformante che riflette l'immagine 'mostruosa' in cui la rivoluzione digitale degli ultimi decenni ci ha trasformato: ansiosi, accaniti, timorosi, irascibili consumatori di giga, generazioni lobotomizzate dai telefonini, ossessionate dall'immagine e dipendenti dalla rete.

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Nulla è come sembra

Sconnessi: Fabrizio Bentivoglio in una scena del film

Ma il potere di Marazziti è quello di non giudicare le maschere che si agitano davanti allo schermo, uno dei pregi dei personaggi del film è la loro profonda e naturale umanità, oltre alla capacità di comprendere e superare le reciproche differenze. Nessuno è come sembra, così Margherita, nipote di 'pesciaroli', non è solo la coatta di cui ridere, ma è una donna perdutamente innamorata del proprio compagno, un po' naif, stravagante nell'abbigliamento, eppure guerriera a modo suo quando carta, penna e vocabolario alla mano scriverà la sua breve lettera di auguri a Ettore; mentre Tea (Giulia Elettra Gorietti), la fidanzata vegana di Claudio, non è l'icona radical e senza uno straccio di profilo social che vuole far credere.

Sconnessi: Giulia Elettra Gorietti in una scena del film

A stemperare l'amaro, prerogativa del lato borghese della famiglia - i Ranieri - ci pensa il registro più comico del film, che gli sceneggiatori affidano all'esilarante trio Catenacci, composto oltre che da Margherita dal fratellastro Achille (Ricky Memphis) appena cacciato di casa dalla moglie e dal fratello bipolare Palmiro (Stefano Fresi), il giullare, il folle di turno a cui affidare l'irruenza della verità. Tutti e tre straordinari interpreti, con la Crescentini che finalmente torna a un ruolo comico a tutto tondo dopo la Corinna di Boris dimostrando ancora una volta di saper far ridere e di aderire squisitamente ai toni leggeri della commedia.
Nel complesso un'opera che non finge di essere altro, di una genuinità tale da rendere perdonabile anche alcuni esibizionismi fuori luogo, come le grazie dell'affascinante Tea mostrate a favor di macchina.

Sconnessi: Così vicini, così lontani
Elisabetta Bartucca
Redattore
3.0 3.0
Cinecittà World
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