Quasi grazia, la recensione: le stagioni della vita di Grazia Deledda

Arriva al cinema con Europictures l'opera di Peter Marcias tratta dal romanzo di Marcello Fois con Laura Morante, Irene Maiorino, Ivana Monti.

Un primo piano di Laura Morante

Tre stagioni, tre epoche diverse, tre età della vita di Grazia Deledda. L'indomita scrittrice sarda è al centro del nuovo film di Peter Marcias, Quasi grazia, ritratto d'autore di una delle figure più importanti della letteratura italiana ritratta in tre momenti chiave della sua esistenza. Laura Morante, Irene Maiorino e Ivana Monti si misurano con la prima, e finora unica, donna italiana ad aver vinto il Nobel per la letteratura, dando vita a tre ritratti diversi eppure complementari.

Quasi Grazia Ivana Monti Gala Martinucci
Ivana Monti e Gala Martinucci nel terzo episodio di Quasi Grazia

Grazia Deledda viene ritratta nei primi del '900, quando si trova a far fronte a una visita a sorpresa della madre, giunta da Nuoro per rinfacciarle la scelta di essersi trasferita a Roma. Poi la ritroviamo, più matura, nel 1927, a Stoccolma, poche ore prima di ritirare il premio Nobel, e infine nella fase finale della sua esistenza, quando le viene diagnosticato il tumore al seno che nel 1936 la condurrà alla morte.

La forza di una donna che ha precorso i tempi

Un film su una scrittrice tratto dal libro di un altro scrittore. Quasi Grazia affonda le sue radici nell'opera omonima di Marcello Fois, un romanzo di stampo teatrale composto di dialoghi fitti e confronti serrati. La parola è il cardine del film, permea ogni sequenza costringendo il cast a un tour de force affabulatorio per via del linguaggio volutamente alto e a tratti eccessivamente letterario. D'altronde quella di Grazia Deledda è una vita esemplare e la sua dedizione assoluta alla scrittura emerge a ogni passaggio.

Quasi Grazia Irene Maiorino
Irene Maiorino interpreta Grazia Deledda da giovane

Peter Marcias sceglie, però, di non concentrarsi sulle opere di Grazia Deledda, che vengono citate solo indirettamente, andando a costituire il sostrato del film. L'intento del regista è quello di raccontare la sua personalità attraverso tre episodi della sua esistenza. Dal confronto con la madre (Monica Demuru) emerge tutta la forza dell'autrice, capace di svincolarsi da un mondo arcaico e soffocante in cui l'unico ruolo a cui può ambire una donna è quello di moglie e madre per abbracciare una carriera "destinata agli uomini". Il bilancio di questo percorso viene condiviso da Grazia Deledda - nell'incarnazione di Laura Morante - col marito Palmiro Madesani (Roberto De Francesco) in un momento di intimità in una stanza d'hotel di Stoccolma poco prima della consegna del Nobel. Un episodio che rivela la complicità della coppia illustre.

Tre interpretazioni, tre chiavi di lettura dello stesso personaggio

Quasi Grazia non è solo un'opera biografica, ma un gioco di simmetrie costruito con accuratezza grazie a un attento lavoro attoriale. Per restare fedele all'immagine di Grazia Deledda, Peter Marcias non teme di far leva sulle differenze delle sue tre interpreti, incanalandole in un'unica direzione. Così, se Irene Maiorino rappresenta la versione più giovane ed energica della scrittrice, in grado di tener testa all'"assalto" della madre, le performance più intimiste di Laura Morante e Ivana Monti ne rivelano insicurezze caratteriali e fragilità fisiche, evocate dal titolo scelto da Marcias e, prima di lui, da Marcello Fois. Quel Quasi Grazia che sta a indicare la ricerca del lato più privato e intimo dietro la persona pubblica.

Quasi Grazia Laura Morante Roberto De Francesco
Laura Morante e Roberto De Francesco nei panni di Grazia Deledda e del marito Palmiro Madesani

Uno stile che si adegua all'epoca e al personaggio

Dal momento che Grazia Deledda è un personaggio profondamente calato nella sua epoca, è evidente lo sforzo del regista per ricostruire quel mondo coi mezzi a disposizione, curando scenografie e costumi col supporto delle musiche calibrate e mai invasive di Éric Neveux. Il film che ne esce è un'opera austera, intimista, a tratti verbosa. Lo stile è solenne e rigoroso, con poche concessioni al lato commerciale.

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Quasi Grazia: Laura Morante nei panni di Grazia Deledda a Stoccolma

Peter Marcias rifugge l'idea di realizzare l'ennesimo biopic patinato e punta a restituire la grandezza della scrittrice sarda attraverso uno sguardo introspettivo che ce la racconta nella sua quotidianità. La natura episodica e frammentaria dell'opera e la predominanza di ambienti interni - i ben noti salotti borghesi - amplificano l'effetto 'dramma da camera', limitando l'illusione cinematografica. Ma i "sacrifici" stilistici del regista sono finalizzati a restituire il ritratto più realistico e intimo possibile di una delle figure chiavi della letteratura italiana raccontando, al tempo stesso, la condizione femminile in un società maschilista e castrante.

Conclusioni

Lungi dall'essere l'ennesimo biopic patinato, Quasi Grazia è un ritratto della scrittrice Grazia Deledda declinato attraverso tre momenti della vita della scrittrice sarda incarnata da Irene Maiorino, Laura Morante e Ivana Monti. Accurata la ricostruzione storica attraverso scenografie, musiche e costumi, attento il lavoro attoriale per restituire la dimensione intima, ma anche l'impegno sociale per l'emancipazione femminile di Deledda, anche se il linguaggio alto rendono il film a tratti eccessivamente verboso.

Movieplayer.it
3.0/5
Voto medio
N/D

Perché ci piace

  • Si tratta di un biopic su una donna del passato capace di parlare ai nostri tempi.
  • L'interpretazione delle tre protagoniste, soprattutto di Laura Morante, protagonista del segmento più intimista.
  • L'apparizione di Roberto Citran nei panni di un medico chiamato a un compito difficile.
  • La cura nella ricostruzione.

Cosa non va

  • A tratti il film risulta eccessivamente verboso.
  • L'origine teatrale (il romanzo era pensato come una pièce in origine) si fa sentire rendendo l'opera un po' troppo statica.