Non possiamo girarci troppo attorno: il cambio di paradigma, tra serie e film, si sente. Resta l'innegabile valore tecnico, e l'innegabile anima da ossuto thriller-politico, ma Jack Ryan: Ghost War, diretto da Andrew Bernstein e, ovviamente, legato al franchise tratto dai romanzi di Tom Clancy, nonostante gli spunti (a cominciare dal titolo scelto) sembra viaggiare con il freno tirato.
Ragiona sotto al minimo, indeciso su quale sia la miglior strada per condensare in meno di due ore una storia che, forse, avrebbe avuto - come le precedenti - maggior coesione se raccontata sotto forma di serialità. Del resto, lo show targato Prime Video, diviso in quattro stagioni, è stato capace di unire al meglio le molte anime del personaggio, ritrovando nuova linfa grazie alla caratterizzazione - ottima - di John Krasinski, qui anche sceneggiatore insieme ad Aaron Rabin.
Jack Ryan in missione tra Londra e Dubai
Pur con qualche naturale paletto, Jack Ryan: Ghost War riesce a parlare a un pubblico abbastanza ampio, agganciando anche coloro che non hanno mai visto le serie. In qualche modo è un diretto proseguimento ma, intanto, è anche un capitolo a sé stante, fatto e finito. Jack, a tutti gli effetti un civile, viene di nuovo ingaggiato dal vicedirettore della CIA James Greer (Wendell Pierce) per una nuova missione, sospesa tra Londra e Dubai.
Dopo anni, un'unità di operazioni segrete ormai rinnegata - nata post 9/11 - punta a generare il fatidico caos (un tema abusato, ma tant'è). Per stanarla e neutralizzarla, Jack torna a far squadra con l'agente Mike November (Michael Kelly), trovando aiuto anche nell'agente dell'MI6 Emma Marlow (Sienna Miller).
Uno spy thriller "solo" godibile
Ora, come spesso accade quando si parla di film come Jack Ryan: Ghost War, la storyline soffre di un'arzigogolata narrazione che, alla bisogna, ricorre alle parole per spiegare ciò che sta accadendo. Peggiorando le cose. Una confusione che sembra aleggiare soprattutto nella parte centrale del film, per poi venir districata dalla fatidica sequenza action.
Se questo Ghost War non vuole essere nulla di nuovo, né tenta di competere con le altre versioni cinematografiche del personaggio - nemmeno ci prova -, dall'altra parte punta a un'enfatizzazione della "bussola morale" di Jack, puntando sull'umanità e sulla fallibilità di una figura che, politicamente parlando, lotta per un "sogno che non esiste", continuando a "combattere per difendere la luce". Con una domanda: chi sono i buoni e i cattivi? E cosa succede se finiscono per scambiarsi di posto, annichilendo il valore della verità, sempre più marginale, sempre più propagandistica.
Ecco, considerando i paradigmi della saga, c'era da aspettarsi una maggior profondità tonale, vista la stretta realtà che, tristemente, riesce a superare l'immaginazione. Se il famoso speech accademico di Ryan riguardo il Venezuela, durante la seconda stagione, è riuscito a diventare (in)aspettatamente di folgorante attualità, sospinto dalla viralità social che lo ha prontamente rispolverato, la scrittura di Ghost War pare ragionare per difetto, tenendosi lontano da certe inflessioni che avrebbero reso certamente più vibrante il film.
In questo senso, la sceneggiatura punta agli stilemi di genere, ragionando sugli "interessi americani" e sul "prezzo da pagare" per garantire un equilibrio geopolitico. Insomma, il materiale a disposizione ci sarebbe, a dispetto di un pitch gracile e pigro (quasi pretestuoso) che si rifugia nelle location-cartolina (con tanto di sviolinata allo skyline di Dubai) che provano a movimentare uno script fin troppo sedimentato, accontentandosi di essere "solo" godibile.
Conclusioni
Il personaggio creato da Tom Clancy legato al franchise Prime Video si allunga in un film che punta tutto sull'umanità del protagonista. Se John Krasinski è una garanzia, e gli spunti sono buoni, il resto sembra girare al minimo, incapace di osare. Certamente godibile, e tarato per essere uno spy-thriller d'intrattenimento, Jack Ryan: Ghost War resta tuttavia incastrato in uno script, a volte, fin troppo confuso.
Perché ci piace
- Un capitolo che spinge sull'umanità.
- Gli spunti.
- Diverse buone battute.
Cosa non va
- Le location diventano cartolina.
- Si poteva osare di più.
- A volte troppo confuso.