Quando in sala arrivano delle novità è sempre un motivo di gioia e giubilo, ma è innegabile che quando certe novità sono dirette da alcuni registi ben specifici, la gioia e giubilo di cui sopra aumentano esponenzialmente. Per lo meno fra tutte quelle persone che si professano cinefile. Può trattarsi di una pellicola diretta da quello che convenzionalmente viene etichettato come "autore" o, magari, da un regista "pop" particolarmente amato.
Poi ci sono quelli che, in un modo o nell'altro, toccano entrambe queste categorie. Fra questi troviamo, di certo, Samuel Marshall Raimi, meglio noto, semplicemente, come Sam Raimi.
Uno che nel corso della sua carriera è riuscito a diventare uno dei massimi esponenti del cinema horror fin dagli anni Ottanta e, allo stesso tempo, uno dei padri del moderno cinecomic (e anche un sodale di altri due filmmaker leggendari e amatissimi come i fratelli Coen). Il tutto senza dimenticare la sua attività di produttore di successo, sia al cinema che in TV (sono sue e del suo storico socio Robert Tapert serie indimenticabili come Hercules e Xena).
I migliori film di Sam Raimi
Proprio il regista di Royal Oak, Michigan, è nei cinema in questi giorni con Send Help, un survival thriller che, come abbiamo scritto nella nostra recensione, è "puro ed eccessivo intrattenimento". Quale miglior momento per un piccolo viaggio attraverso i migliori film di Sam Raimi?
Pronti a morire
Questo western del 1995 è forse uno dei lungometraggi meno celebrati di Raimi, eppure ha un grandissimo valore. In primis di carattere estetico: la regia "cartoonesca", iperbolica di Raimi che incontra il genere cinematografico americano per eccellenza. Un incontro che, però, non avviene con gli indimenticabili affreschi della frontiera USA fatta dai grandi registi Stars and Stripes, bensì con quelli degli italianissimi e stilizzatissimi spaghetti western di Sergio Leone.
Per il filmmaker si è trattata di un'esperienza non semplice che, però, è stata incredibilmente formativa per lui: per la prima volta si è ritrovato a dover lavorare sul set con delle star al cui confronto era il classico ultimo arrivato. C'era la Sharon Stone post Basic Instinct, c'era una leggenda come Gene Hackman, la star neozelandese in ascesa Russell Crowe e un giovane attore che, di lì a poco, sarebbe diventata una delle più grandi star del mondo dello spettacolo: Leonardo DiCaprio. Un'esperienza formativa incredibilmente importante per il nostro.
Darkman
Avete presente la celeberrima battuta di Futurama? Quella con la ben nota dichiarazione d'intenti del robot Bender? "Mi costruirò un enorme luna park tutto mio con blackjack e squillo di lusso! Anzi, senza il luna park". Ecco, è più o meno il mood con cui Sam Raimi si è approcciato a Darkman.
Un cinecomic che, in realtà, cinecomic non è. O almeno non nel senso classico del termine. Il film nasce infatti come risposta al rifiuto della Universal, che aveva detto no alla sua proposta di adattamento dell'Uomo Ombra. Così Raimi (insieme al fratello Ivan) decise di fare di testa sua, creando un personaggio originale. Il risultato è un atto d'amore totale verso tutto ciò che Raimi ha sempre adorato: i fumetti supereroistici, l'horror classico Universal, il melodramma, l'eccesso visivo. Con un Liam Neeson protagonista in uno dei ruoli più strani e affascinanti della sua carriera.
La casa
O, se preferite, Evil dead. È il film che ha dato inizio a tutto. È quello che è diventato icona, un punto di riferimento. Quello che ha lanciato la carriera di Sam Raimi, una carriera che sarebbe poi spaziata anche al di fuori di un genere, l'horror, che veniva completamente rivoluzionato dalla regia di un esordiente che nel 1981 aveva appena 22 anni. Una pellicola diventata talmente popolare da meritarsi una sfilza infinita di sequel apocrifi tutti rigorosamente... Made in Italy.
Un film che ha reso oggetto di culto non solo Sam Raimi, ma anche il protagonista (nonché amico, socio e volto inscindibile del cinema di Raimi) Bruce Campbell. Un film che, ancora oggi, sprigiona un'energia grezza e irripetibile.
Spider-Man 2
Se già col primo Spider-Man Sam Raimi, insieme a Bryan Singer col primo X-Men, aveva posto le basi per i moderni cinecomic, col secondo è riuscito a fare anche di meglio. D'altronde, per quanto spiazzante possa essere sembrato a molti vedere un regista collegato a doppia mandata al cinema horror alla regia di Spider-Man, vale la pena ricordare che 1) stiamo parlando sempre di quel tizio che si è inventato Darkman perché non aveva avuto la possibilità di lavorare sull'Uomo Ombra 2) all'inizio degli anni duemila, Raimi non è stato l'unico filmmaker horror a ritrovarsi fra le mani un progetto colossale. Peter Jackson è un nome che vi dice qualcosa?
Spider-Man 2 è ancora oggi, per tanta gente, un cinecomic praticamente perfetto. Ricco di soluzioni visive barocche, amore per il medium originale e personaggi incredibilmente ricchi, sfaccettati dal punto di vista emotivo e drammatico. Doc Ock (Alfred Molina) su tutti.
L'armata delle tenebre
Dopo La casa 2, film che per alcune persone è un remake, per altre un sequel, per Bruce Campbell un "requel" che, a conti fatti, può essere quello che preferiamo, le peripezie di Ash con il Necronomicon Ex-Mortis proseguono. Solo che questa volta non si trova bloccato in una "cabin in the woods" nel cui seminterrato c'è un registratore con un nastro magnetico che non andrebbe mai e poi mai ascoltato, bensì nel medioevo.
L'armata delle tenebre è divertente, irriverente, spassoso, un omaggio agli effetti in stop-motion del Ray Harryhausen che fu, ha una sequela infinita di punch line e one liner una più memorabile dell'altra. È, di fatto, una campagna di D&D trasformata in film, innestata su una lore - quella di Evil Dead - che, come i deadite, si rifiuta ostinatamente di morire. Dopo il successo di La casa - Il risveglio del male nel 2023, il franchise tornerà infatti quest'anno con Evil Dead Burn. E, sinceramente, non vediamo l'ora.