Ryan Coogler: "Black Panther? Marvel voleva farne il suo 007, io mi sono ispirato a Il Padrino"

Ryan Coogler apre la serie di masterclass del 71esimo Festival di Cannes: davanti a 60 studenti provenienti da tutto il mondo, ha parlato di come, con soli tre film, Fruitvale Station, Creed e Black Panther, sta cercando di cambiare la mentalità dell'industria cinematografica.

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32 anni tra pochi giorni, tre film all'attivo di cui l'ultimo, Black Panther, non solo ha incassato 1,3 miliardi di dollari, ma è diventato il simbolo della rivalsa della cultura black a Hollywood, ancora cauta nell'investire in pellicole con protagonisti di colore: Ryan Coogler in questo momento è salito nell'Olimpo dei grandi, tanto da aprire il ciclo di masterclass della 71esima edizione del Festival di Cannes, precedendo colleghi come Christopher Nolan, John Travolta e Gary Oldman.

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Presentato dal direttore del festival, Thierry Frémaux, come prodigio del cinema contemporaneo, Coogler ci tiene alle sue radici e non rinnega la propria provenienza: cresciuto a Oakland, è stato un atleta, ha giocato infatti a calcio, si è laureato in finanza, ha frequentato un corso di scrittura, grazie a cui ha capito che avrebbe voluto scrivere sceneggiature, e ha quindi studiato cinema USC School of Cinematic Arts. Dall'età di 21 anni lavora inoltre come consulente per i giovani detenuti al San Francisco's Juvenile Hall.

Black Panther: il cast al completo composto da Chadwick Boseman, Michael B. Jordan, Lupita Niong'o e Danai Gurira con il regista Ryan Coogler

Forte della sua esperienza con i ragazzi, Coogler ha voluto invitare 60 studenti di diverse nazionalità alla sua prima masterclass: "La mia prima volta fuori dagli Stati Uniti davanti a una platea è stato a questo Festival: mi ha dato molta motivazione e ho pensato sarebbe stato bello parlare a tanti altri studiosi di cinema e aspiranti registi." ha detto sorridente dopo che, accolto da una standing ovation, ha incrociato le braccia sul petto al grido di "Wakanda Forever!", ormai tormentone mondiale, insieme al giovane pubblico.

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L'importanza dei genitori

In tutti i suoi film, Coogler ha parlato di rapporti familiari difficili, soprattutto con le figure paterne: "Il rapporto con i miei genitori è stato il più importante della mia vita, prima che mi sposassi. Mio padre mi ha portato al cinema da piccolissimo, i miei primi film in sala sono stati Boyz'n the hood - strade violente e Malcolm X di Spike Lee e mi hanno segnato. Quando si è ammalato è stato un colpo: è da lì che mi è venuta l'ispirazione per Creed - Nato per combattere: mio padre ama i film con Steven Seagal, si commuove con Rocky, dovevo fare quel film per lui. Il rapporto padre-figlio per me è fondamentale."

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Fruitvale Station: Michael B. Jordan in una scena del film con la piccola Ariana Neal

Anche l'occhio della madre ha avuto la sua importanza: "Mia madre ha gusti più raffinati. Sa tutto: è capace di vedere un episodio di E.R. - Medici in prima linea, riconoscere un attore sullo sfondo e dire: ha fatto questo film nel 1979! Mi ricordo quando ha visto Il fuggitivo: è impazzita. Ama anche Ai confini della realtà e il cinema di genere, su tutti i film sui gangster: Gli intoccabili, Il padrino. Le donne della mia famiglia sono davvero fantastiche e forse mi hanno ispirato: anche nei miei film sono personaggi pieni di forza e coraggio".

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Black Panther: a metà tra James Bond e Il Padrino

Black Panther: una foto degli attori Michael B. Jordan e Chadwick Boseman

Proprio Il Padrino è stato, a sorpresa, la principale ispirazione di Coogler mentre realizzava Black Panther: "La prima volta che ho parlato con la Marvel mi hanno detto che volevano fosse come James Bond. Uno dei miei preferiti è Casino Royale e amo Sean Connery in Agente 007, missione Goldfinger. Black Panther però è un film su un tipo che vive in un paese segreto, si trova a capo della sua famiglia dopo aver perso il padre e ho quindi capito che per me il modo migliore di trattarlo era come se fosse un crime movie. È stato difficile: dire di voler fare un film di supereroi come se fosse il Padrino in effetti sembra una cosa folle."

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La passione per i fumetti e il sound design

Black Panther: Chadwick Boseman e Michael B. Jordan in una foto del film

Coogler ha scoperto i fumetti in famiglia: "Mio cugino, che ha sette anni più di me, è un appassionato di fumetti: li ho conosciuti grazie a lui, me li prestava. Mi sono però stufato presto di leggere storie in cui c'erano solo protagonisti bianchi e allora mi ha fatto scoprire Black Panther." La passione per il sound design invece è tutta sua: "Quando sono andato a studiare cinema mi sono appassionato immediatamente al sound design. La musica inoltre è stata il mio primo amore, è qualcosa che per me è estremamente importante: cerco sempre di comunicare con la musica nei miei film. Volevo che Black Panther fosse un film africano in tutti i sensi: ho esplorato passato, presente e futuro, cercando di rendere questa idea anche attraverso la musica. Non si scherza con il sonoro: se la telecamera trema puoi dire che è una scelta stilistica, se sbagli il sonoro il pubblico non ci crede più."

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Il rapporto con Michael B. Jordan, Sylvester Stallone e Chadwick Boseman

Sylvester Stallone e Michael B. Jordan nello spinoff di Rocky, Creed

Avendo lavorato in tutti i suoi film, e anche in Creed 2, attualmente in fase di lavorazione, si può dire che Michael B. Jordan sia l'attore feticcio di Coogler: "Il primo incontro con Michael è stato per Prossima fermata: Fruitvale Station: avevo fatto delle ricerche per il ruolo del protagonista e proprio in quel periodo avevo cominciato a rivedere The Wire e ho pensato, cavolo è lui! Ci siamo incontrati a Burbank e ho scoperto che, anche se lui è cresciuto a Newark, abbiamo molto in comune. Poi gli ho mandato la sceneggiatura e mi ha detto che lo avrebbe fatto. Mentre facevamo Fruitvale inoltre gli ho parlato della mia idea per Creed e sono entrato in contatto con Sylvester Stallone: la prima volta mi ha detto di no. La seconda volta avevo un film alle spalle ed è stato diverso. Sly è attore, regista, produttore, star: non sai mai quale parte del suo cervello ti sta parlando. È molto simpatico e divertente, pieno di idee. L'ho diretto come qualsiasi altro attore, ma l'ho ascoltato più di chiunque altro, perché ha molta esperienza e tantissime intuizioni interessanti."

Black Panther: il protagonista Chadwick Boseman in una foto del film

"Il primo incontro con Chadwick Boseman invece è stato durante la promozione di Creed: nessuno sapeva ancora che avrei fatto Black Panther. Ci siamo incontrati di nascosto, mi ha raggiunto in camera come un ninja jedi, perché aveva paura che se ci avessero visti insieme si sarebbe capito, ed è stato fantastico. Ha dovuto prendere molte decisioni importanti, come quella di parlare con accento africano. Chadwick ha 41 anni, anche se non sembra, ed ha una saggezza incredibile, come se ne avesse 60. Volevo che il suo fosse un viaggio di formazione, di una persona che ha un'idea del mondo ma capisce che le regole sono diverse. La morte è una presenza costante: siamo circondati dalla morte, al punto che ci conviviamo. Io stesso non pensavo che sarei arrivato a questa età: molte delle persone che ho conosciuto non hanno superato i 25 anni. T'Challa è un personaggio unico: una persona di colore che non sa cosa sia il colonialismo, non è mai stato colonizzato. Questo lo rende l'opposto di Killmonger, il suo antagonista, che invece è un prodotto della colonizzazione. T'Challa è un uomo di colore che non esiste più."

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L'importanza delle radici, delle donne e dell'orgoglio nero

Per Coogler realizzare Black Panther è stato molto più che fare un grande salto per quanto riguarda la sua carriera: "Ci siamo presi gioco delle barriere culturali che ancora esistono: abbiamo usato slang differenti da diverse parti del mondo ed è stato bello, come se fossi parte di qualcosa di più grande. Volevo andare in Africa da tutta la vita: ho visitato per primo il Sud Africa, volevo studiare quella cultura. Il Regno del Lesotho è stato la maggiore ispirazione per il Wakanda, perché è una cultura che si è preservata. Ho scoperto che alcuni rituali mi erano familiari, cose che fanno anche i miei parenti negli USA: le donne cucinano la carne e tutti si passano da bere la birra di mano in mano, proprio come in Africa. Pensavo fosse qualcosa che avevamo inventato noi, invece deriva dalle nostre radici. Viaggiando per il continente africano ho visto persone dall'aspetto molto familiare, che pensavano fossi Zulu, invece poi, quando mi sentivano parlare, capivano subito che non ero di lì. In Black Panther ho cercato di rivivere l'entusiasmo che ho provato quando sono stato per la prima volta in Africa: la meraviglia di fronte a luoghi incontaminati."

Black Panther: una foto delle protagoniste del film

Per il regista Black Panther è parte di un disegno più grande: "Ero un atleta, anche se adesso mi sforzo a fare le scale, e la storia dello sport non è tanto diversa da quella del cinema: le squadre di baseball in passato non volevano ingaggiare atleti neri perché avevano paura che non venisse più nessuno a vedere le partite, e c'è stato un tempo in cui non c'erano neri nell'NBA, anche se adesso sono la maggioranza. È stato fantastico quindi scoprire che la Disney era entusiasta di fare questo film. I film sono come la moda: nessuno sa cosa funzionerà e tutto può cambiare. Spero che la mentalità di chi decide di produrre i film cambi, deve cambiare. Anche Il Padrino all'inizio era stato accolto in modo contrastante, ha ricevuto molte critiche negative, ma poi ha cambiato la storia del cinema. Credo che dobbiamo continuare a fare film secondo il nostro stile, perché la mente delle persone a volte si può cristallizzare su idee radicate e sbagliate. Donald Glover ad esempio mi ha cambiato: vederlo nella serie Atlanta, sentire la sua musica, mi ha ispirato, mi ha fatto capire che non c'è limite a quello che possiamo fare."

Black Panther: una foto delle attrici Danai Gurira e Lupita Nyong'O

Per quanto riguarda i personaggi femminili dei suoi film invece: "Credo che le donne siano più importanti degli uomini per la società: c'è una parte di Black Panther in cui T'Challa non è nel film e lascia tutto in mano alle donne ed è una delle mie parti preferite del film. Le donne lo salvano, lo riportano letteralmente in vita. Quella parte è così bella soprattutto grazie a un insieme di attrici meravigliose: Danai Gurira, Lupita Nyong'o, Letitia Wright, Angela Bassett potrebbero essere tutte le protagoniste del film."

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Il futuro dopo Creed 2 e Black Panther 2

Creed: Sylvester Stallone e Michael B. Jordan con la troupe

Nel futuro del regista di Oakland al momento ci sono due sequel, Creed 2 e Black Panther 2, ma in seguito non gli dispiacerebbe realizzare un film tratto da una storia inventata da lui: "Mi piacerebbe molto raccontare una storia originale, ma non c'è niente di male nell'adattare la storia di qualcun altro. Pensiamo a Stanley Kubrick: ha fatto praticamente solo adattamenti ed è stato uno dei più grandi registi della storia del cinema."

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