Masters of the Universe e il concetto di flop: se lo streaming ribalta i numeri

Il film di Travis Knight è diventato uno dei più visti su Prime Video dopo i deludenti risultati al box office. Ennesima dimostrazione di quanto la vita di un'opera vada ben oltre il grande schermo.

Masters of the Universe, una scena

Il termine 'flop cinematografico' potrebbe sembrare diventato obsoleto. In effetti, se ci basiamo unicamente sugli incassi al botteghino, il concetto di flop appare superato, o almeno incompleto. Il percorso commerciale di un'opera va ben oltre il grande schermo. In verità è un discorso che si legava anche all'home-video, ma è chiaro che lo streaming abbia in qualche modo allungato a dismisura la vita di un film.

Masters6
Una scena di Masters of the Universe

L'esempio più recente? Quello che molti, al passaggio in sala, hanno etichettato come uno dei più fragorosi insuccessi dell'anno. Parliamo del reboot di Masters of the Universe, prodotto da Amazon MGM Studios e diretto da Travis Knight. Arrivato sul grande schermo il 5 giugno dopo quasi vent'anni di travagliato sviluppo, il film non ha minimamente attratto il pubblico incassando circa 114 milioni di dollari a fronte di un budget di produzione di 170 milioni.

Il successo in streaming di Masters of the Universe

Tuttavia, e come spesso accade, anche per molti film italiani che in sala passano inosservati, Masters of the Universe si è imposto in streaming. L'arrivo su Prime Video - 22 luglio - ha decisamente cambiato i numeri. Nella sola prima settimana di presenza in piattaforma, la pellicola con Nicholas Galitzine ha conquistato la vetta delle visioni casalinghe totalizzando l'impressionante cifra di 1,173 miliardi di minuti visti, imponendosi come il titolo più visto per minuti.

Dallo streaming all'home-video: quando un film viene (ri)scoperto

Abbiamo accennato al fatto che questa non è una novità dell'era digitale, bensì pare essere la naturale evoluzione di quanto accadeva già negli anni '80 e '90 con il mercato dell'home video, prima in VHS e poi in DVD. Molti film definiti cult o capolavori furono inizialmente bollati come disastri finanziari per ragioni molto specifiche.

Per dire, Blade Runner nel 1982 debuttò nelle sale schiacciato dalla concorrenza di E.T. l'extra-terrestre e frenato da una critica inizialmente perplessa di fronte al suo ritmo lento e al tono cupo. Fu solo grazie ai successivi passaggi in videocassetta e alle Director's Cut che diventò un caposaldo della fantascienza. Altro esempio Le ali della libertà nel 1994: il box office non ripagò il budget iniziale, ma il flop sul grande schermo venne assorbito dal mercato casalingo, anche alla luce delle candidature all'Oscar.

Masters of the Universe, recensione: He-Man rinasce grazie a Travis Knight Masters of the Universe, recensione: He-Man rinasce grazie a Travis Knight

La strategia di MGM Studios

Il palese dato di Masters of the Universe (in Italia non è arrivato nemmeno a 900mila euro) riapre quindi il discorso legato alle filiere distributive: la fruizione digitale è diventata una componente fondamentale per recuperare gli investimenti e valorizzare un possibile franchise. Ed era chiaro fin dalle parole di Kevin Wilson, responsabile della distribuzione domestica di Amazon MGM Studios: "L'apertura in sala convalida la nostra strategia di distribuzione olistica, costruendo consapevolezza e coinvolgimento che continueranno ben oltre la finestra teatrale".

Una strategia chiara che, a giudicare dalla scena post-credit, dovrebbe garantire un sequel (non ancora confermato). Detto ciò, giudicare il valore o la redditività di un'opera basandosi unicamente sul primo weekend o sull'esito in sala significa ignorare che, oggi come nell'epoca dei videoregistratori, la vera storia commerciale di un film si scrive sulla lunga distanza.

Aggiungici come fonte preferita su Google