Tra battaglie spettacolari, riferimenti alla serie animata e personaggi storici riportati sul grande schermo, il nuovo Masters of the Universe ha trovato spazio anche per rispondere a una domanda che accompagna il franchise praticamente dalla sua nascita. Una di quelle curiosità che i fan hanno sempre accettato senza pensarci troppo, ma che in un adattamento live action richiedeva probabilmente una spiegazione più concreta.
La spiegazione arriva direttamente da Adam
Chiunque abbia avuto a che fare con il mondo di Eternia conosce nomi come He-Man, Skeletor, Trap Jaw, Beast Man, Ram Man o Moss Man. Nella serie animata degli anni Ottanta funzionavano perfettamente all'interno di un universo colorato e sopra le righe. Sul grande schermo, però, il rischio era che risultassero semplicemente troppo assurdi per essere presi sul serio.
Nel corso del nuovo Masters of the Universe viene rivelato che, una volta arrivato sulla Terra da bambino, il principe Adam aveva paura di dimenticare il proprio mondo e le persone che aveva lasciato su Eternia. Per questo motivo iniziò a riempire quaderni e fogli con disegni e appunti dedicati ai suoi ricordi.
Tra quelle annotazioni c'erano anche i nomi dei personaggi che facevano parte della sua vita. Essendo però poco più che un bambino, Adam non cercò definizioni elaborate o particolarmente fantasiose. Al contrario, descrisse ciascuno nel modo più immediato possibile, basandosi sulla caratteristica che gli sembrava più evidente.
Nascono così appellativi come Beast Man per l'uomo-bestia, Ram Man per il guerriero ispirato a un ariete o Moss Man per il personaggio ricoperto di muschio. Lo stesso principio viene applicato praticamente a tutti gli abitanti di Eternia, compreso He-Man.
Una soluzione semplice che funziona
La trovata riesce a risolvere un problema che molti adattamenti moderni si trovano ad affrontare quando riportano sullo schermo proprietà nate negli anni Ottanta. Elementi che allora apparivano naturali rischiano infatti di sembrare involontariamente comici agli occhi del pubblico contemporaneo.
Attribuire quei nomi alla fantasia di un bambino permette invece di conservarli senza modificarli. Non vengono ridicolizzati né riscritti, ma acquisiscono un significato emotivo legato al passato di Adam e al suo tentativo di non perdere il legame con la propria casa.
Il risultato è uno di quei dettagli apparentemente secondari che però aiutano a rendere più credibile l'intero universo narrativo. Invece di prendere le distanze dagli aspetti più eccentrici del franchise, il film li abbraccia e trova un modo intelligente per integrarli nella storia.
Dopo 44 anni, dunque, uno degli elementi più bizzarri e iconici di Masters of the Universe ha finalmente una spiegazione ufficiale. E, sorprendentemente, è una spiegazione che sembra essere sempre stata lì, nascosta nella semplicità con cui un bambino guarda il mondo che lo circonda.