Ksenia Borzak è il nuovo cinema Paradiso italiano

La rivoluzione, e poi il valore dello storytelling, la Roma di nonna Gabriella e il trampolino del Paradiso delle Signore: l'intervista a un'attrice che è già il futuro del nostro cinema.

Una foto di Ksenia Borzak

Ksenia Borzak diventerà una delle più brave e richieste attrici italiane. L'abbiamo capito subito, non appena ce la siamo ritrovata davanti: piglio ironico e idee ben chiare. Ha la tipica intelligenza di una generazione che non si tira indietro, che anzi le prova tutte e combatte costi quel che costi. Che fosse brava e sorprendente l'ha capito pure Anna Foglietta, tanto da volerla nel suo esordio Una storia (che vedremo a Venezia 83), e l'ha compreso la produzione di una delle serie Rai più seguite e amate, Il Paradiso delle Signore.

Nella soap interpreta Diana Corsi, un nuovo personaggio, portando una sferzata - letteralmente - di imprevedibilità con la sua insofferenza verso le claustrofobiche regole imposte dalla borghesia milanese. "Diana è una ribelle, un'anticonformista", ci dice Ksenia, che incontriamo sul set vestita come se fosse Sharon Tate. "Si porta dietro un dolore abbastanza recente, ma ha valori forti, detesta i soprusi e non ha paura di farsi valere. Probabilmente verrà amata e odiata, dividerà. E di questo sono contenta".

Ksenia Borzak, tra rivoluzione e consapevolezza: intervista all'attrice

Tra l'altro, a proposito di look, tra frange ed eyeliner, Ksenia affronta nella fiction un anno focale ed epocale: il 1968. Oggi di battaglie e di rivoluzioni ne servirebbero diverse, come spiega l'attrice: "Il sistema scolastico è arcaico. Sento spesso i ragazzi più giovani di me sentirsi persi, senza sapere cosa fare. È un discorso generazionale, ci vorrebbe una rivoluzione in questo senso. Viviamo in un mondo in cui i ricchi sono sempre più ricchi e ci sono persone che non arrivano alla fine del mese".

Un riflesso che arriva fino al suo lavoro: "Questo è un periodo in cui o si lavora tanto, e ti prosciughi, o non si lavora per niente, con i set fermi. Il sistema è talmente corrotto... magari ho speranze, ma è difficile pensare a un cambiamento".

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Una foto di Ksenia Borzak

Tuttavia, prosegue Ksenia, dalle splendide inflessioni romane - ma è nata a Rockville, nel Maryland, girando poi il mondo - le battaglie di cui abbiamo bisogno "non sono ancora sufficienti, nemmeno per la mia generazione. Mi sento parte di essa ma, al contempo, la sento distante. È anche un discorso culturale: sono cresciuta con una cultura diversa e fatico a identificarmi. Per dire, il discorso ambientale è fondamentale per me, sono quasi vegana, e dico: siamo in tempo per fermare la distruzione del mondo, ma bisogna partire da noi. Credo nelle piccole azioni quotidiane e in un certo individualismo. Come insegna la serie Pluribus".

Il consumismo moderno e la recitazione come storytelling

Certo, per lei, cresciuta senza televisione, le serie sono "specchio di un certo consumismo". Nel vederle "Non sono costante, poi magari capita quella che mi appassiona e la seguo. Però credo che stiamo perdendo la capacità di trovare poesia nelle piccole cose: oggi è tutto troppo veloce". Una velocità indotta dai social, anche se l'attrice ammette di aver preso le distanze da Instagram: "Ho cancellato l'app, mi metteva angoscia. Se proprio ci entro lo faccio dal computer, è meno attrattivo. Mi sono resa conto che passavo troppo tempo a scrollare la home".

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Ksenia Borzak in uno scatto

Prima di affrontare il set e il palco frequentando il Centro Sperimentale, Ksenia ha studiato musica, ammettendo di aver scoperto il cinema con relativo ritardo: "Non ho una forte cultura cinematografica, sto scoprendo tutto ora. Per me la recitazione è storytelling: mi ricordo che da piccola inventavo personaggi con i miei fratelli, uno spunto che poi avevo messo da parte. Ho studiato violoncello dedicandogli ore e ore. Quando finisci il liceo ti ritrovi a dover fare una scelta, così, quando sono salita sul palco per la prima volta, mi sono resa conto della bellezza della collettività. Il cinema e il teatro sono lavori collettivi".

Il senso della vecchia Roma (come cantava nonna Gabriella)

Domanda dopo domanda, arriviamo a parlare di Roma: quella cantata da sua nonna, Gabriella Ferri, e quella di oggi, stretta tra gentrificazione e turismo. Accenniamo alla cantante romana solo alla fine (senza dire a Ksenia quanto le somigli), perché l'individualità viene prima delle parentele, a volte ingombranti. "Non ho mai visto una Roma diversa da quella di adesso, credo non si sia evoluta più di tanto. Come diceva mia nonna, la vecchia Roma non c'è più. Certo, mi piace viaggiare con la fantasia: penso ai miei nonni paterni arrivati dalla Unione Sovietica negli anni '90, quando il Colosseo era gratis! Gli aspetti negativi, nel tempo, sono aumentati. Penso a Trastevere, il primo quartiere dove ho lavorato a 18 anni: è tutto cambiato, piazza Trilussa è piena di gente che vuole solo far casino".

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Ksenia Borzak interpreta Diana Corsi ne Il Paradiso delle Signore

A proposito di nonna Gabriella, Ksenia confida: "Per un periodo mi è pesato essere 'la nipote di', era una cosa che non riuscivo a mettere a fuoco. Poi ho capito la sua storia, mi sono informata e ho preso coscienza: non è qualcosa che mi definisce totalmente, perché ho molto altro da raccontare, ma al contempo me la sento nel sangue ed è un bellissimo vanto. Ora mi smarco, non ho paura di diventare qualcos'altro e rifletto su quanto siamo diverse. Il confronto l'ho sentito, ma prima del sangue c'è una cosa che ci accomuna: siamo entrambe artiste".

La scala per il Paradiso (delle Signore)

Un senso artistico che passa attraverso il valore del racconto, andando al di là del set. "Mi pongo tanti obiettivi: vorrei fare costantemente cinema e teatro e mi piacerebbe stare dall'altra parte della macchina da presa. Scrivo dei soggetti. Purtroppo viviamo in un'epoca in cui la cultura è svilita, ma per me è tempo di imparare. La qualità generale manca e, quando la trovi, spesso non ti permette di sostentarti".

Ad aiutarla c'è il contesto de Il paradiso delle signore che, per lei, è "una fantastica scuola". "Lo ammetto, la tv è un livello d'intrattenimento che non pratico, ma di sicuro che non giudico. Certo, mi elettrizza l'idea che qualcuno si possa emozionare con il mio personaggio". Del resto, chiude l'attrice, "questo mestiere mi permette di raccontare personaggi che potrebbero esistere". Ecco, ora avete capito perché diventerà una formidabile interprete?

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