Incontriamo di nuovo Carlton Cuse, produttore di Lost, dopo tanti anni dalla nostra precedente intervista in quel del Roma Fiction Fest. Da allora quell'evento non esiste più, trasformato dall'Italian Global Series che ci fa da cornice, ma soprattutto si è trasformato il mondo della serialità.
È stata l'occasione di parlare del settore in cui opera, in rapida e costante evoluzione, con qualcuno che l'ha visto cambiare sotto i suoi occhi e che continua a operare con successo al suo interno visto che è in procinto di volare a Praga per lavorare all'adattamento dell'ultimo romanzo di Dan Brown, Il simbolo perduto. Ecco cosa ci ha raccontato nella nostra chiacchierata a Rimini.
Il futuro di Hollywood: l'Intelligenza Artificiale come opportunità (ma a basso costo)
Partiamo da quanto ci dicemmo anni fa, quando ci aveva predetto che avremmo avuto serie diverse e più brevi. Lo scenario attuale è quello che si aspettava allora o siamo andati in direzioni diverse? "Bella domanda" ci ha detto, "penso che la velocità del cambiamento sia enorme nel cinema e nella televisione in questo momento. Non credo di essere un grande indovino del futuro, ma penso ci sia stata una quantità straordinaria di cambiamenti. Dall'ultima volta che ci siamo visti, il settore tecnologico ha preso il controllo di Hollywood. Sono loro i proprietari e i creatori predominanti di contenuti. Lo streaming è diventato il modo principale in cui guardiamo le serie e gran parte dell'intrattenimento scripted. È diventato una forza culturale molto, molto importante e dominante per l'intrattenimento narrativo. E ora abbiamo l'ascesa dell'IA, che penso sarà il prossimo livello di cambiamento."
Essenziale e diretto, ma anche inquietante. "In sostanza, i film vengono girati nello stesso modo in cui vengono girati da cento anni, sai? Vai sul posto, centinaia di persone, riprendi da diverse angolazioni della telecamera... Credo che il modo effettivo in cui si fanno i film, grazie agli strumenti che verranno creati come risultato dell'IA, cambierà il processo di produzione cinematografica. E penso che sia un bene, perché al momento è così costoso fare uno show che ci sono molte meno persone che riescono a farlo, e molti meno show che vengono prodotti." Progetti più costosi e meno remunerativi, quindi.
"Penso che il volume d'affari sia calato del 40% negli ultimi anni. Quindi, sono entusiasta delle possibilità di dove andremo a finire, e spero che la tecnologia che emergerà permetterà a nuove voci, voci diverse, di esprimere una gamma più ampia di narrazione. Fare film e TV è molto, molto costoso, e abbiamo bisogno di un modo per rendere quel processo più accessibile economicamente, il che lo renderà fruibile a un numero maggiore di persone e, di conseguenza, penso che avremo più scelta a livello di storie."
L'evoluzione della serialità: l'addio alla struttura rigida della TV generalista
Un mondo con più scelte e più libertà, ma è soltanto un bene? "Quando scrivevamo Lost" ha spiegato Cuse, "lo scrivevamo tenendo conto delle pause pubblicitarie, avevi un pubblico e quindi, a ogni pausa, non volevi che il pubblico se ne andasse durante la pubblicità. Questo creava una struttura rigorosa. Inoltre, gli episodi dovevano durare tassativamente 42 minuti e 30 secondi. Anche quella era una struttura rigida. Ora la struttura è in un certo senso meno rigida, anche se le piattaforme di streaming hanno capito che gli episodi più corti, simili a quelli della TV generalista, sono più digeribili per il pubblico."
In questa libertà ci sono comunque delle regole, delle indicazioni da seguire: "Però l'inizio e la fine di ogni episodio nello streaming sono importantissimi per fare in modo che il pubblico continui a guardare lo show. Quindi c'è un'attenzione enorme, da parte delle compagnie per cui lavori, nel garantire che i primi cinque minuti e gli ultimi cinque minuti siano davvero avvincenti, per spingere lo spettatore a passare all'episodio successivo." Insomma cambiano le regole, ma i paletti restano.
Come il Binge-Watching cambia la sceneggiatura
E invece il binge-watching in che modo influisce sul processo creativo? "Penso anche che il binge-watching ti permetta di essere più sofisticato nella narrazione, perché il pubblico ha ancora l'episodio precedente fresco in mente, potrebbe averlo appena finito di guardare, a differenza di quando sapevi che sarebbe passata una settimana tra un episodio e l'altro. Il fatto che molte persone guardino tutto di seguito significa che non devi fare continui riassunti narrativi. Quindi sta sicuramente cambiando la forma, ma penso che i limiti e i vincoli creativi possano essere d'aiuto, e penso che rappresenti semplicemente un'evoluzione, non è una cosa negativa."
La frammentazione del pubblico: perché non ci sarà un nuovo "Fenomeno Lost"
Non una cosa negativa, ma in ogni caso un'evoluzione che rende più difficile la nascita di grandi fenomeni popolari come è stato Lost. È solo una nostra sensazione? "Penso che sia stata un'esperienza speciale fare uno show che fosse così radicato nello zeitgeist, non solo negli Stati Uniti ma in tutto il mondo. E hai ragione, penso che ci siano semplicemente troppe scelte per le persone oggi, e il pubblico è frammentato in tantissimi modi. Soprattutto con i social media, TikTok e YouTube."
E non si tratta solo di questo, ma anche di investimenti rivolti a settori diversi da film e serie, ovvero lo sport: "La quantità di denaro spesa per lo sport è enorme. Sai, l'NBA ha appena incassato 77 miliardi di dollari per il suo nuovo pacchetto di diritti, l'NFL sta alzando i prezzi dei propri diritti, e questo significa che ci sono semplicemente meno dollari disponibili per chi produce serie narrative. Le aziende investono denaro nei contenuti, ma hanno un budget limitato e una fetta molto più grande ora va allo sport rispetto ai contenuti scripted".
L'affetto incrollabile per Lost
E visto il fenomeno che Lost è stato, sente ancora l'affetto del pubblico? "L'anno scorso sono andato alle Hawaii con Michael Giacchino, il nostro compositore, che ha tenuto una serata di musica con la Honolulu Symphony. L'intero pubblico era pieno di fan di Lost arrivati in volo da tutto il mondo per assistere a questo evento e non solo per ascoltare la musica, ma proprio per riunirsi tra loro. Ed è un gruppo di persone così caloroso, meraviglioso, gentile e speciale. Voglio dire, interagire con la meravigliosa fanbase del nostro show è una delle più grandi benedizioni della mia vita, e mi fa sentire grato per l'amore e le connessioni che hanno per la serie e per le altre persone che fanno parte di quel mondo."
Da "A Knight of the Seven Kingdoms" a "Hacks": cosa guarda oggi Carlton Cuse?
Al netto della difficoltà di imporsi, vede però serie in grandi di rompere l'ordine costituito e proporre qualcosa di nuovo al pubblico? "Non lo so. Voglio dire: ci sono show che mi piacciono e che ammiro, ma non mi viene in mente nulla che io stia seguendo che sia davvero rivoluzionario, sai? Penso che si stia facendo un'ottima televisione. Amo A Knight of the Seven Kingdoms, amo Widow's Bay, amo Hacks, penso che The Pitt sia fantastica. Ci sono molti show validi, ma sono ancora piuttosto tradizionali dal punto di vista narrativo. Al momento non c'è una sorta di Fellini americano o anche, penso, in generale ovunque io stia guardando, qualcuno che stia davvero rompendo le regole e guardando alla narrazione in un modo completamente nuovo."