Tra Il Trono di Spade e il suo spin-off più epico ci sono molte differenze, ma una è alla base dell'intera narrazione: quello di House of the Dragon è un conflitto familiare, in qualche modo privato. Dimenticate la miriade di casate piccole e grandi delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco: quando la serie prequel comincia, sappiamo già che, piaccia o no, a trionfare al termine della Danza dei Draghi sarà comunque un membro dei Targaryen.
Si tratterà solo di scegliere tra i due contendenti, Rhaenyra a capo dei Neri (sostenuta dai Velaryon), e Aegon II a capo dei Verdi (sostenuto dalla famiglia materna, gli Hightower). E, nonostante la terza stagione di House of the Dragon abbia fatto di tutto per sottrarre consensi alla primogenita di Re Viserys, non si può certo dire che ne abbia fatti guadagnare al fratello. Nonostante ci abbia (forse) provato.
La serie HBO ha trascorso gran parte della stagione appena conclusa cercando di mostrarci un Aegon Targaryen diverso da quello che avevamo conosciuto all'inizio della serie. Ferito, umiliato, privato del drago dorato Sunfyre e del potere, il personaggio interpretato da Tom Glynn-Carney ha attraversato una trasformazione che avrebbe potuto renderlo più umano e, almeno in parte, più facile da comprendere.
Il problema è che HotD arriva a questo tentativo di riabilitazione dopo aver costruito Aegon come uno dei personaggi più difficili da sostenere, mentre al suo opposto ha progressivamente reso Rhaenyra più facile da difendere.
Aegon non smetterà mai di essere un "uomo orribile"
Quando la versione adulta di Aegon fa il suo ingresso in House of the Dragon, la serie sceglie di presentarci immediatamente il suo lato peggiore. Il principe viene mostrato come un giovane irresponsabile, dedito agli eccessi e incapace di esercitare qualsiasi forma di autorità.
Ma soprattutto, la sua introduzione comprende alcune delle accuse più gravi rivolte a un personaggio: mentre la madre Alicent cerca di insabbiare quanto accaduto, scoprimao che Aegon, già sposato (non felicemente) con la sorelle Helaena e padre di due bambini, ha violentato una domestica. La situazione peggiora ulteriormente quando emerge il suo coinvolgimento nei combattimenti tra bambini a Fondo delle Pulci, dove viene suggerito che ci siano diversi suo figli "bastardi". La serie costruisce così, fin dall'inizio, un'immagine estremamente negativa di colui che, a questo punto della storia, tutti stanno cercando per incoronare nuovo Re.
È qui che il confronto con Game of Thrones diventa interessante. Anche la serie originale ha presentato personaggi pensati per essere immediatamente detestabili. Il primo è stato probabilmente proprio un Targaryen, Viserys III, quel fratello che ha scambiato Daenerys per la promessa di un regno, ma è ovvio che il ricordo infallibile da spettatori corra veloce a Joffrey Baratheon, uno dei personaggi più odiosi mai comparsi nella saga, presenza televisiva memorabile.
Il Trono di Spade non ha mai avuto bisogno di renderlo simpatico: bastava che fosse interessante, imprevedibile e perfettamente funzionale al conflitto. E Joffrey, d'altronde, ha goduto di un trattamento "di favore": dopo essere stato proclamato Re, è morto nel giro di un paio di stagioni.
Con Aegon, invece, House of the Dragon dovrà fare i conti fino alla fine, e forse per questo, ha cercato di portare progressivamente gli spettatori dalla repulsione alla comprensione, fino a farci considerare la possibilità di sostenerlo nella guerra contro Rhaenyra. Ma è un compito arduo e ancora non compiuto.
Jaime Lannister si era presentato attraverso un epiteto poco rassicurante ("sterminatore di Re"), il rapporto incestuoso con la sorella Cersei e la defenestrazione del piccolo Bran Stark. Era però anche un valoroso guerriero, un padre e un fratello premuroso (con Tyrion), un figlio devoto. La serie ha costruito nel tempo il suo rimorso, per essere diventato ciò che non avrebbe mai voluto, l'ha spinto attraverso un percorso di sofferenza fisica (il taglio della mano) e spirituale. Fino a portarlo dalla parte dei "buoni" con il salvataggio di Brienne a costo della vita durante il combattimento con l'orso.
Aegon, almeno finora, non ha ottenuto lo stesso risultato pur avendo avuto un percorso per certi aspetti equivalente. Nella stagione 3 la sua sofferenza lo rende più umano, ma non cancella ciò che abbiamo visto dall'inizio della serie. E soprattutto, non è ancora accompagnata da una trasformazione morale abbastanza forte da modificare radicalmente il giudizio dello spettatore. Anche perchè il primo figlio maschio di Viserys è, in sostanza, un personaggio senza caratteristiche positive.
House of the Dragon 3 prova a mostrarci "l'altro" Aegon
È soprattutto dopo la fine della seconda stagione che House of the Dragon comincia a bilanciare l'asse del nuovo Re di Westeros. Aegon perde praticamente tutto. Durante lo scontro con Rhaenys, a cui arriva completamente ubriaco, viene colpito dal fuoco di Vhagar, cavalcata dal fratello Aemond. Con il corpo devastato dalle ustioni, il suo rapporto con il potere cambia radicalmente. La persona che all'inizio della serie desiderava la corona senza comprenderne davvero il peso si ritrova improvvisamente a fare i conti con le conseguenze della guerra.
La terza stagione insiste su questo aspetto: Aegon è vulnerabile, fisicamente e politicamente. Non è più il principe viziato che cercava il divertimento mentre gli altri prendevano decisioni sul destino del regno. È un uomo ferito che cerca di recuperare il proprio ruolo e che, in alcuni momenti, sembra persino consapevole di non essere la persona giusta per occupare il Trono di Spade.
Dopo essere passato anche attraverso la morte di un figlio (il piccolo Jaehaerys), il rapporto con Sunfyre rappresenta forse il tentativo più efficace della serie di costruirgli intorno una dimensione emotiva. Il legame tra Aegon e il suo drago permette di vedere un aspetto che non passa attraverso la violenza, il sesso o la ricerca del potere. Eppure non basta.
La questione a questo punto si allarga: House of the Dragon dovrebbe rimanere fedele alla sua storia, che non è fatta di eroi. Il problema nasce però quando la serie, a differenza del trattato di fanta-storiografia di Martin Fuoco e Sangue, sembra volerci chiedere di provare qualcosa per lui senza aver costruito abbastanza spazio tra il personaggio che era e quello che vorrebbe diventare.
Aegon può essere ferito, può amare Sunfyre, può soffrire per la morte del figlio, può comprendere tutti i propri fallimenti. E può perfino baciare uno stivale coperto di sterco solo per poter sopravvivere. Tutto questo gli dona complessità ma non lo avvicina neppure lontanamente a un personaggio che si potrebbe sostenere. Anche quando viene insultato con freddezza e oggettività da Larys Strong, il risultato è solo l'assoluta sintonia tra gli spettatori e il suo consigliere.
D'altronde, in questi 36 episodi, il solo Targaryen che House of the Dragon abbia presentato come un degno erede al trono, dopo Viserys, è, non a caso, il giovane Daeron, cresciuto lontano dai veleni della corte e dalle "follie" della famiglia d'origine.
In vista della fine, Aegon e Rhaenyra sono in equilibrio
Sfuggita un po' di mano la cattiva reputazione di Aegon, la serie HBO ha dovuto allora bilanciare la contesa agendo su Rhaenyra, anche lei personaggio "esagerato". Dopo averla resa di gran lunga più "buona" e meno detestabile rispetto alle pagine di Fuoco e Sangue (soprattutto attraverso la costruzione di un rapporto privilegiato con l'ex amica Alicent), nella terza stagione HotD ha progressivamente accentuato i suoi lati più autoritari, impulsivi e crudeli.
Pur avendo guadagnato tutta l'empatia del pubblico con la perdita dell'amato figlio Jacaerys, via via nel corso degli ultimi 8 episodi emergono i suoi errori, le sue esitazioni e le difficoltà nel governare il proprio schieramento. La guerra ha trasformato anche lei in un'altra "Targaryen folle".
Se Rhaenyra perde parte del consenso dello spettatore mentre Aegon acquista profondità, la Danza dei Draghi, in vista dell'ultima stagione, può diventare finalmente una contesa davvero ambigua. Non una lotta tra chi ha ragione e chi ha torto, ma uno scontro tra due pretendenti imperfetti al potere.