Widow's Bay: Katie Dippold racconta il dietro le quinte della serie tra brividi, risate e nostalgia

Quattro chiacchiere con la sceneggiatrice di Widow's Bay, Katie Dippold, per farci raccontare le ispirazioni dietro una delle serie migliori degli ultimi anni.

Una scena di Widow's Bay

Dopo aver affrontato con il giusto umorismo i fantasmi di Ghostbusters e averci fatto esplorare i corridoi di Haunted Mansion, Katie Dippold torna a muoversi su un territorio a lei caro e indubbiamente congeniale: il mix brillante tra il soprannaturale e la commedia. Con la sua nuova serie, Widow's Bay, la sceneggiatrice sceglie però una sfida ancora più intrigante: mantenere lo spettatore costantemente in bilico tra una risata spontanea e un brivido di autentico terrore.

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Matthew Rhys in una scena

La storia del sindaco Tom Loftis (interpretato da un bravissimo Matthew Rhys) riesce infatti a coniugare tutti gli elementi in modo impeccabile in un susseguirsi di momenti spaventosi, comicità e riflessioni profonde ed estremamente centrate; un'opera apprezzata da grandi nomi come Stephen King e Hideo Kojima e che su Apple TV è andata ad occupare a pieno titolo un posto nell'Olimpo delle migliori produzioni. Ci siamo fatti spiegare qualcosa in più sul processo creativo e sulle ispirazioni dietro la serie direttamen te da Katie Dippold che, ha ricordato anche alcuni significativi momenti dell'infanzia.

Il delicato equilibrio tra horror e commedia

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Il sindaco e alcuni abitanti di Widow's Bay

Trovare il perfetto punto di incontro tra due generi apparentemente opposti come l'horror e la commedia richiede un lavoro di sottrazione e una severa disciplina all'interno della stanza degli sceneggiatori. Non tutte le battute, per quanto esilaranti, possono infatti funzionare adeguatamente al montaggio finale: "È stato molto impegnativo, ad essere onesti; un processo davvero meticoloso. Venivano proposte idee che mi facevano ridere così tanto che ci rido ancora oggi, ma che poi semplicemente non potevo inserire nello show perché avrebbero rovinato la tensione. Quindi abbiamo cercato di mettere al primo posto la storia, i personaggi e la tensione, ma cercando comunque allo stesso tempo di intrecciare il divertimento in tutto il percorso. Perché non volevo che sembrasse troppo cupo, ma nemmeno una parodia, una presa in giro o una cosa ridicola. Quindi è stato un processo organico di ricerca continua di un punto di equilibrio ideale."

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Le radici della paura: i ricordi d'infanzia e le leggende locali

La genesi di Widow's Bay affonda le sue radici nei ricordi d'infanzia della sceneggiatrice, in particolare nelle estati trascorse sulla costa del New Jersey. Quell'assurda e irresistibile combinazione di paura e divertimento provata da bambini diventa la linea guida per costruire le atmosfere, unite poi al fascino senza tempo per le storie di fantasmi e il folklore locale. "Volevo catturare alcune sensazioni provate nella mia infanzia, ovvero andare alla Jersey Shore e visitare una casa stregata su un lungomare a Long Branch. Era terrificante. Era come se non ci fossero regole, sembrava ti rincorressero davvero per farti uscire. Ero decisamente troppo giovane, però ricordo che urlavo, ma poi ridevo anche. E amavo quella sensazione per cui qualcosa è veramente spaventoso che devi per forza riderne. Amo questa contrapposizione, quindi quella era la sensazione che volevo portare sullo schermo televisivo."

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Una scena della serie Widow's Bay

Dippold ha poi continuato dicendo: "Per quanto riguarda la mia infanzia, ho sempre amato ascoltare diverse storie di fantasmi o stranezze accadute in posti differenti, e volevo solo che questa cittadina isolana del New England desse l'idea di avere una storia davvero bizzarra. Che vi fossero accadute un sacco di cose diverse e che, passando davanti a un edificio o a una casa, si potesse dire dire: 'Quella ha un brutto aspetto. Lì dentro è successo qualcosa!' e probabilmente lo scoprirai a un certo punto dello show, sai? Questo era l'obiettivo."

L'isolamento perfetto: un horror senza smartphone

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Kate O'Flynn in un momento della serie

In un mondo cinematografico e seriale in cui la tecnologia rischia spesso di disinnescare la tensione rendendo i soccorsi accessibili con un semplice clic, Katie Dippold compie una scelta radicale. Ambientare la serie a 40 miglia dalla costa, privando i personaggi di smartphone e Wi-Fi, non è solo un espediente narrativo per isolarli, ma un atto di vera e propria nostalgia stilistica. "È stato davvero fantastico, perché penso che uno dei motivi per togliere i cellulari fosse proprio attingere a quella nostalgia di un certo periodo in cui le persone usavano i telefoni fissi e dovevi letteralmente chiamare qualcuno e chiedere indicazioni per arrivare a casa sua, e allora il tuo mondo sembrava più piccolo. E credo che nel pensare quest'isola remota volessi che il mondo sembrasse più piccolo, come se fossero isolati. E sì, ha reso tutto molto più facile perché non c'è niente di peggio in un film horror di quando devi guardare lo schermo del telefono di qualcuno. Quindi è stato molto bello liberarci anche di questo."