La mia brillante carriera, recensione: il period-drama di Netflix che parla (benissimo) al presente

La mia brillante carriera è una serie estremamente interessante, un gioiellino nel catalogo Netflix che è in grado di soddisfarei ha voglia di romanticismo e atmosfere antiche pur non rinunciando a riflettere sul presente.

Una scena di La mia brillante carriera

Una giovane donna che sogna di essere indipendente, una società rigida dominata dagli uomini e il desiderio di poter vivere attraverso la scrittura. Sembrano le premesse di una qualsiasi commedia ambientata nei tempi moderni; ci troviamo invece nell'Australia dei primi del Novecento per La mia brillante carriera, la nuova serie in costume targata Netflix. Un'opera che ci trasporta in un passato spaventosamente simile al presente, dove le possibilità di realizzazione personale sono ancora limitate dall'appartenenza a un determinato sesso, etnia, ceto sociale o orientamento sessuale.

La Mia Brillante Carriera Serie Netflix
La protagonista in una scena

Basato sull'omonimo romanzo della scrittrice australiana Miles Franklin (che aveva già avuto un celebre adattamento cinematografico alla fine degli anni Settanta), il lavoro della showrunner Liz Doran si discosta dal precedente concentrando la narrazione quasi esclusivamente sulla voglia di libertà e di autodeterminazione della sua protagonista.

Tra aspirazioni personali e pressioni familiari

Sybylla Melvyn vive nell'entroterra australiano con i genitori e i suoi numerosi fratelli. Quando la nonna materna le scrive chiedendole di trasferirsi da lei, la giovane si oppone con tutte le sue forze: teme la perdita della libertà e l'allontanamento dal sogno di diventare una scrittrice, sapendo bene che il vero scopo della parente è trovarle un marito. Quando però comprende la gravità della situazione economica della sua famiglia, non può fare altro che assecondarla e partire verso la ricca dimora della nonna, un'agiata proprietaria terriera che ama allevare cavalli.

La Mia Brillante Carriera Sybylla
Il personaggio di Sybylla

Tra situazioni imbarazzanti e la difficoltà di adattarsi a un'esistenza ben più rigida, Sybylla fa la conoscenza del rude "vicino di casa" Harry Beecham, da cui si sente subito attratta. Il problema è che l'unico uomo con cui vorrebbe approfondire una conoscenza sembra per lei irraggiungibile, lasciandola ancora una volta in balia delle aspirazioni matrimoniali dell'anziana parente.

Una protagonista straordinaria per un racconto attuale

La mia brillante carriera è una di quelle serie che si iniziano un po' per noia e un po' per curiosità, ma che finiscono per conquistare episodio dopo episodio. Il merito è in gran parte della meravigliosa interpretazione di Philippa Northeast, vera colonna portante dell'intera storia. La scrittura restituisce un personaggio complesso, a suo modo tormentato, che sbaglia, cade e si rialza.

La Mia Brillante Carriera Scena
Una scena di La mia brillante carriera

Orgogliosa e caparbia, Sybylla è una donna che sceglie consapevolmente di non conformarsi al percorso imposto dalla società, che la vorrebbe come una figura discreta, pronta a far spazio agli altri anziché occuparlo. Sybylla è invece un essere pensante e, come tale, rivendica in ogni modo il diritto negato di essere considerata, di avere un peso e una rilevanza attraverso la propria presenza e le proprie parole.

La Mia Brillante Carriera Serie Netflix
Philippa Northeast nei panni di Sybylla

La condizione femminile narrata nella serie è veritiera, raccontata con una forza e un'efficacia tali da creare continui e spaventosi parallelismi con il mondo contemporaneo. Liz Doran e le co-sceneggiatrici Sarinah Masukor e Rachael Turk prendono una storia già di per sé rivoluzionaria e ne fanno un racconto moderno capace di parlare al pubblico di oggi. Più stereotipati, seppur interessanti, risultano invece i personaggi secondari: raccontano varie sfumature della disuguaglianza sociale, ma rimangono un po' in superficie, complice anche la durata contenuta della prima stagione (soli sei episodi). Ovviamente anche la componente romantica ha un certo peso, ma è utilizzata come propulsore narrativo e mai come fine ultimo della storia.

Regia ed estetica: il giudizio finale

A spingere sull'acceleratore dal punto di vista visivo ed espressivo sono le registe Alyssa McClelland e Anne Renton. Sfruttando al meglio l'estetica e la fotografia tipiche del period-drama, le due realizzatrici prediligono immagini dal forte impatto visivo e sequenze che sottolineano costantemente lo spirito indomito e frenetico della protagonista, in perfetta sintonia con i paesaggi sterminati e brulli dell'entroterra australiano. A supporto dell'impianto visivo si inserisce anche una colonna sonora azzeccata, perfetto mix tra classico e moderno.

La Mia Brillante Carriera Scena Romantica
Una romantica scena della serie

La mia brillante carriera si rivela quindi una bellissima sorpresa: una visione piacevole, curata e attenta, capace di parlare agli spettatori in modo trasversale ed efficace. Una serie ideale per chi ama le atmosfere d'epoca ma non vuole rinunciare a riflettere sulle dinamiche del presente.

Conclusioni

La mia brillante carriera si rivela una piacevole sorpresa capace di far dialogare il classico period-drama con le tematiche sociali del mondo contemporaneo. Guidata dall'eccellente interpretazione di Philippa Northeast, l'opera brilla per la caratterizzazione di una protagonista indomita e complessa, valorizzata da una regia visivamente d'impatto e da una colonna sonora che unisce perfettamente antico e moderno. Nonostante la frettolosità riservata ad alcuni personaggi secondari nei soli sei episodi della stagione, lo show adattato da Liz Doran si conferma un prodotto curato, coinvolgente e ricco di spunti di riflessione estremamente attuali.

Movieplayer.it
3.5/5
Voto medio
N/D

Perché ci piace

  • L'interpretazione della protagonista: Philippa Northeast offre una prova eccellente.
  • Le tematiche attuali e rilevanti.
  • L’ottimo comparto visivo e una colonna sonora azzeccata.

Cosa non va

  • I personaggi secondari un po' stereotipati a causa del poco spazio narrativo.
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