L'esorcista

1973, Horror

L’esorcista: il capolavoro horror sui demoni del cuore umano

L'esorcista di William Friedkin esordiva al cinema 45 anni fa: rievochiamo l'oscuro fascino del film, un classico horror interpretato da Ellen Burstyn, Linda Blair e Max von Sydow.

"Perché una bambina? Che senso ha?" "Credo che voglia portarci alla disperazione... perché vedendoci ridotti a bestie mostruose, noi escludiamo la possibilità dell'amore di Dio."

Linda Blair

Sono passati esattamente quaranta minuti dall'inizio de L'esorcista quando, nel bel mezzo di un party a casa dell'attrice Chris MacNeil, la figlia dodicenne Regan fa il suo ingresso nel salotto e, rivolta a uno degli invitati (un astronauta), dichiara in tono serafico: "Tu morirai lassù", per poi urinare sul pavimento. Un piccolo, bizzarro incidente che segna però anche una cesura fondamentale all'interno del film: si tratta del primo avvenimento perturbante e fuori dal comune che incrina la quotidiana normalità nell'esistenza di Chris, di Regan e degli altri personaggi; non a caso, quella stessa notte, il letto della ragazza sarà colto da inspiegabili movimenti, mentre il prete gesuita Damien Karras avrà un incubo sull'anziana madre appena morta.

Difficilmente oggi un horror, e perdipiù un horror mainstream, avrebbe il coraggio di operare una scelta del genere: attendere un terzo della durata complessiva prima di lasciare che l'orrore cominci ad emergere. È uno dei motivi per cui l'opera di William Friedkin, pur essendosi imposta come un inesorabile modello di confronto nel proprio genere d'appartenenza, piega le convenzioni di quel genere alle proprie esigenze. E così, tutto il primo atto de L'esorcista trascorre sotto il segno di un'apparente normalità che, da lì in poi, sarà incrinata a poco a poco, in un crescendo di tensione che culminerà nell'agghiacciante atto finale: l'esorcismo richiamato dal titolo del romanzo di William Peter Blatty e della pellicola di Friedkin.

L'esorcista: un fenomeno senza tempo

The Exorcist

Distribuito nelle sale americane il 26 dicembre 1973, con tempismo diabolico rispetto alle festività natalizie, L'esorcista si sarebbe rivelato in breve tempo uno dei maggiori fenomeni cinematografici di ogni epoca, oltre che uno tra i migliori horror di sempre, e non solo sulla spinta della popolarità del libro di Blatty: incassi record, con cento milioni di biglietti venduti soltanto negli Stati Uniti nel corso della sua prima release, aneddoti entrati ormai nella tradizione (dagli spettatori in fuga a quelli soccorsi dalle ambulanze), incessanti dibattiti sui contenuti del film, fra scienza e religione, e sulle varie sequenze che si sono stampate nell'immaginario collettivo, la maggior parte delle quali incentrate sulla piccola indemoniata impersonata da una memorabile Linda Blair (dalla testa che ruota di centottanta gradi alla fiumana di vomito verde).

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Exorcist
Ellen Burstyn

L'importanza storica de L'esorcista è innegabile, ed è stata riconosciuta e certificata fin da subito: l'opera di William Friedkin avrebbe ricevuto quattro Golden Globe, inclusi i premi per miglior film e regia, per poi infrangere anche il tabù del rapporto fra l'Academy e gli horror, tanto da assicurarsi un totale di dieci nomination e due premi Oscar per la sceneggiatura di William Peter Blatty e il sonoro. Dell'eredità de L'esorcista fanno parte inoltre un franchise composto da altre quattro pellicole, fra cui lo sventurato Dominion: A Prequel to the Exorcist diretto da Paul Schrader, e la riedizione nel 2000 di una director's cut di enorme successo contenente dieci minuti di scene inedite, a partire dalla famigerata "camminata a ragno" di Regan.

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"Bene, presentiamoci allora: io sono Damien Karras." "E io sono il diavolo."

Il Bene e il Male

Jason Miller

Dopo ottanta minuti, ovvero a due terzi del film, quando i segni della possessione di Regan sono ormai evidenti, L'esorcista entra nel suo terzo atto con un altro momento pivotale: l'incontro fra padre Karras e la ragazza, legata al letto della propria stanza, con il viso orribilmente deformato (frutto del sensazionale make-up del truccatore Dick Smith), una luce malefica nello sguardo e una voce roca e sinistra, appartenente all'attrice Mercedes McCambridge. È il primo faccia a faccia fra il Bene e il Male, secondo un tòpos narrativo che, nel film di Friedkin, è declinato in una visione non così lineare come si potrebbe pensare. Innanzitutto perché padre Karras, interpretato da Jason Miller (stimato drammaturgo al suo esordio come attore per il grande schermo), vorrebbe proporsi come il portavoce di una fede solida e luminosa, ma al contrario è gravato da interrogativi morali, insicurezze laceranti e sinuosi sensi di colpa.

The Exorcist Sydow Blair

Se Damien Karras, che accoglie con riluttanza la richiesta di un esorcismo, è egli stesso un personaggio in preda a un profondo conflitto interiore, ben più casuale appare la scelta di Regan come vittima del demone Pazuzu. Regan conduce una vita serena (il film si limita a una fugace allusione a un padre assente), circondata dall'affetto della madre Chris (Ellen Burstyn), e nelle prime scene del film mostra una giovialità e una dolcezza che fugano qualunque ipotesi di legami metaforici fra la sua possessione e forme di ribellismo o di malessere adolescenziale (diverso sarà, da lì a breve, il caso di Carrie White). Ancora più spiazzante, dunque, risulta la trasformazione di Regan: perché tanto è inspiegabile - e al di fuori di ogni controllo - il suo rapido soccombere al Maligno, quanto suscita inquietudine l'idea che il Male possa manifestarsi senza preavviso né motivazione, andando a colpire una creatura innocente con la ferocia più estrema e implacabile.

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I demoni della coscienza

Exorcist Von Sydow

La climax del racconto corrisponde all'entrata in scena della figura del titolo: padre Lankester Merrin, già comparso nell'incipit e pronto, nel finale, a fronteggiare Pazuzu in un duello all'ultimo sangue. Se padre Karras, spaventato dalla propria inadeguatezza di fronte al demonio, deve cimentarsi con i dubbi che lo affliggono sull'etica e sulla fede, quasi alla stregua di un personaggio di Ingmar Bergman, è emblematico che a fargli da mentore sia il volto bergmaniano per antonomasia: quello del leggendario Max von Sydow, invecchiato dal trucco per esigenze di copione. E dall'istante in cui i due sacerdoti penetrano nella camera di Regan, L'esorcista giunge al suo capitolo più serrato e angosciante: nella claustrofobica penombra della stanza si consumerà infatti la sfida definitiva, la lotta contro un Male atavico ed assoluto.

Pazuzu
Captain Howdy

Sarebbe riduttivo ricondurre a un'unica causa le ragioni dell'impatto gigantesco che L'esorcista ha avuto sul pubblico degli anni Settanta, e che da allora ha continuato ad esercitare su spettatori e cineasti. Ma fra i tanti elementi di fascino del film di William Friedkin, uno - magari il meno 'appariscente' - è senz'altro questo: la sua capacità di adoperare meccanismi e archetipi dell'horror per far prendere corpo e voce alla mostruosità dell'ignoto e agli spettri della coscienza. E se contro questi ultimi permane una possibilità di vittoria, benché attraverso l'espiazione e il sacrificio, il primo resta lo spauracchio misterioso e ineluttabile per il quale non esiste antidoto, se non sperare (pregare?) di non incrociarlo sulla propria strada, né tantomeno negli sguardi delle persone amate.

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