Dopo due anni d'attesa, la terza stagione di House of the Dragon si avvicina finalmente, trasportata dalle ali di tutti i suoi draghi. La visione dei primi quattro episodi in anteprima ci ha subito raccontato un dettaglio importante: Ryan Condal ha mantenuto la promessa fatta ai fan dopo le critiche alla seconda stagione.
Gli spettatori avranno tutta l'azione desiderata con la Battaglia del Gullet, con tanto di navi ed eserciti (e draghi, naturalmente). Ma soprattutto avranno una stagione che continua a seguire con corenza quella direzione narrativa costruita fino a qui episodio dopo episodio: la guerra non è mai un punto di arrivo, ma un processo di consumo totale che non lascia spazio a nessuna forma di trionfo.
Nonostante una resa scenica sempre più ambiziosa, la serie ribadisce un'idea precisa: ogni vittoria è solo apparente, perché il suo costo annulla qualsiasi possibilità di soddisfazione, che sia narrativa o morale.
La stagione più spettacolare, ma senza vero trionfo
House of the Dragon 3 sarebbe iniziata con "l'episodio più folle di sempre", lo showrunner non ha mentito. Un'impresa mai tentata neppure da Game of Thrones, che ha sempre spinto il climax fino agli episodi finali di ciascuna stagione. Una scelta in parte obbligata dalla produzione del ciclo precedente che ha finito però per alzare l'asticella della tensione e dell'attenzione sul debutto del prossimo 22 giugno.
Non possiamo ancora rivelare quello che succederà nei dettagli, per via di una lista di spoiler lunga quanto da qui al Mare Stretto. Possiamo solo dire che la famigerata Battaglia del Gullet - tra le forze navali fedeli a Rhaenyra Targaryen (Emma D'Arcy) guidate da Corlys Velaryon (Stephen Toussaint), e una flotta di città-stato alleate dei Lannister e della corona - non vi deluderà. E che la sua costruzione visiva è chiaramente studiata per superare in spettacolarità tutto quanto abbiamo fin qui visto, in House of the Dragon e in buona parte del Trono di Spade.
Ci saranno naturalmente dei vincitori, ma, ed è questo l'aspetto davvero interessante, la serie non li tratterà mai davvero come tali. Perchè da una parte c'è il risultato ma dall'altra il lunghissimo elenco di vite perdute, di legami distrutti, in un rapporto destinato a diventare sempre più squilibrato.
Se l'evento bellico è progettato per impressionare, tuttavia raramente produce una vera chiusura emotiva o una vittoria riconoscibile su tutti i fronti.
Il vero tema: una guerra che non produce vincitori
Al di sotto della superficie spettacolare e movimentata di questa stagione 3 (in questi primi episodi nettamente diversa dalla criticata stagione 2), House of the Dragon continua a costruire una riflessione sulla natura della guerra civile dei Taragaryen: ogni vittoria è nella realtà dei fatti solo una diversa distribuzione della sconfitta.
L'avanzamento di una fazione non comporta soltanto conseguenze distruttive per l'altra, ma anche destabilizzazione in casa dei vincitori. È qui che la serie ribadisce con maggiore forza una delle sue tesi centrali: che il conflitto abbia ormai superato le intenzioni dei suoi protagonisti. Nessuno controlla davvero gli eventi, nemmeno chi crede di guidarli.
I personaggi contano più delle battaglie
Ed è qui che entra in gioco il vero cuore di House of the Dragon 3: i personaggi. Finite le battaglie, quando anche il fuoco dei draghi ha smesso di fumare, sono loro a sostenerne il peso emotivo di tutto ciò che resta.
Ovvero macerie e tradimenti, relazioni spezzate e alleanze più fragili della capacità di giudizio di un Targaryen.
Ed è proprio qui che il lavoro di Condal e del suo team continua a funzionare, anche in considerazione del fatto che il materiale letterario di partenza (Fuoco e Sangue di Martin), non ha l'ampiezza e il respiro narrativo delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco.
È sui piccoli dettagli del racconto di Martin che spesso la serie si costruisce, dando il meglio di sè: sono gli sguardi di desiderio e timore tra Aemond e sua madre (la bravissima Olivia Cooke), le incertezze di Rhaenyra nonostante la (contestata) predestinazione, è il caos che già si annusa (capirete presto perchè è proprio il caso di dirlo!) dalle parti di Ormund Hightower, il "nuovo" cugino della regina madre interpretato da James Norton.
Si comincia con l'azione, dunque, ma si continua a costruire la storia con scene e dinamiche assai più intime. Il vero asse narrativo della stagione 3 d'altronde è il conflitto tra Rhaenyra e Alicent, suggerito già due anni fa da quell'incontro fugace avvenuto nelle viscere di Roccia del Drago.
È nel loro rapporto, fatto di distanza, memoria e rimpianto, che la guerra trova una dimensione umana riconoscibile.
In questo senso, House of the Dragon 3 conferma la propria identità: i draghi (e le navi, le armature, gli effetti speciali...) rendono la guerra spettacolare, i personaggi ricordano continuamente perché non dovrebbe esserlo.