Perché L'Ispettore Coliandro resta uno dei migliori polizieschi italiani di sempre

Non è il classico poliziotto infallibile: goffo, impulsivo e politicamente scorretto, Coliandro è diventato uno dei personaggi più originali della televisione italiana e il simbolo di una serie che ha saputo rompere gli schemi del genere crime.

Giampaolo Morelli ha interpretato per 8 stagioni l'ispettore Coliandro

Per quindici anni L'Ispettore Coliandro ha occupato un posto tutto suo nella televisione italiana (e oggi torna a riaffacciarsi sul piccolo schermo con le repliche proposte da Rai 2 il venerdì sera.). Non è mai stata la classica fiction poliziesca costruita attorno all'investigatore infallibile o al commissario tormentato, ma una serie capace di mescolare noir, azione, commedia e cinema di genere con un'identità riconoscibile fin dal quel Il giorno del lupo, in onda il 24 agosto 2006.

In un panorama televisivo spesso dominato da racconti più tradizionali, la creatura nata dalla penna di Carlo Lucarelli (la prima apparizione tra le pagine è del 1991, nel racconto Nikita), e portata sul piccolo schermo dai Manetti Bros., ha scelto una strada diversa, trasformando un protagonista pieno di difetti nel suo più grande punto di forza.

A rendere quell'idea ancora più efficace è stata l'interpretazione di Giampaolo Morelli, che fin dal debutto televisivo ha dato a Coliandro un'identità precisa. Più che limitarsi a interpretarlo, l'attore napoletano ne ha definito gesti, inflessioni e atteggiamenti, rendendo difficile immaginare oggi il personaggio con un volto diverso (e con un accento, al punto che oggi solo Lucarelli ricorda che il Coliandro originale, in realtà, è pugliese).

Giampaolo Morelli è il protagonista della serie L'ispettore Coliandro
Giampaolo Morelli è il protagonista della serie L'ispettore Coliandro

Pensiamoci, la maggior parte delle fiction crime italiane segue un impianto piuttosto riconoscibile: casi (più o meno) complessi, investigatori brillanti e, proprio per questo, un forte peso dato agli aspetti personali dei protagonisti. L'Ispettore Coliandro prende molti di questi elementi e, semplicemente, se ne infischia.

Le indagini restano centrali, ma diventano il contesto in cui inserire inseguimenti, sparatorie, criminali che sembrano uscire dai fumetti, dialoghi ironici, situazioni spesso surreali. L'atmosfera cambia continuamente, passando dalla tensione alla comicità senza però mai perdere credibilità narrativa.

Un universo con le proprie regole e la propria coerenza, in cui il cinema di genere incontra la serialità televisiva. Non male per uno indolente e poco scaltro come il nostro Coliandro, rigoroamente da chiamaere solo col cognome (anche se ha un nome, Marco), perchè la questura di quella Bologna è un po' come la scuola superiore.

Coliandro, un antieroe che non assomiglia a nessun altro

Giampaolo Morelli in una scena della seconda stagione della serie tv L'ispettore Coliandro
Giampaolo Morelli in una scena della seconda stagione della serie tv L'ispettore Coliandro

Gran parte del successo della serie passa inevitabilmente dal suo protagonista e dall'interpretazione che ne offre Giampaolo Morelli. Coliandro non è l'investigatore impeccabile che domina ogni situazione. È impulsivo, spesso superficiale, convinto di essere più preparato di quanto non sia realmente. Si lascia guidare dall'istinto, commette errori, prende decisioni discutibili e finisce regolarmente nei guai.

Eppure è proprio questa imperfezione a renderlo credibile. Dietro l'atteggiamento da duro e le continue spacconate ("Piano bambina, perché questo non è un film!") si nasconde un uomo che, quando conta davvero, sceglie quasi sempre la parte giusta. Nonostante sia il "braccio maldestro della legge". Morelli riesce a restituire questo equilibrio con grande naturalezza, facendo emergere, dietro il cinismo ostentato, una fragilità che impedisce al personaggio di diventare una semplice caricatura.

La serie gioca continuamente sul contrasto tra ciò che Coliandro vorrebbe essere e ciò che è realmente. Lui si immagina come il protagonista di un poliziesco americano, come quell'Harry Callahan di Clint Eastwood di cui tiene pure i poster in casa. La realtà, però, gli ricorda costantemente che è una persona comune, costretta a fare i conti con i propri limiti.

L'ispettore Coliandro 9 si farà? Quello che sappiamo sulla prossima stagione della serie con Giampaolo Morelli L'ispettore Coliandro 9 si farà? Quello che sappiamo sulla prossima stagione della serie con Giampaolo Morelli

Con ironia e cinismo, la serie lo tiene sempre ben lontano dai panni dell'eroe, anche quando, puntata dopo puntata, finisce quasi sempre per rivelarsi decisivo nelle indagini.

I suoi difetti non vengono cancellati nel corso delle stagioni. Anzi: rimangono parte integrante del personaggio, sono le caratteristiche che superiori e colleghi sembrano notare più facilmente. È testardo, poco diplomatico, spesso fuori luogo e incapace di adattarsi ai cambiamenti che gli ruotano attorno. I colleghi continuano a considerarlo un poliziotto problematico, mentre i superiori faticano a fidarsi del suo metodo.

Questa condizione di perenne outsider contribuisce a renderlo sorprendentemente umano. Lo spettatore non segue un campione imbattibile, ma qualcuno che continua a sbagliare, rialzarsi e riprovarci.

Lo stile dei Manetti Bros.

I Manetti Bros., registi della serie L'ispettore Coliandro
I Manetti Bros., registi della serie L'ispettore Coliandro

Se Coliandro è il cuore della serie, la regia dei Manetti Bros. è ciò che ne definisce il carattere. Fin dal primo episodio i due registi hanno costruito un linguaggio visivo riconoscibile, lontano dagli standard della fiction italiana e fortemente influenzato dal cinema di genere. Ogni episodio si immerge in atmosfere differenti: il poliziesco anni Settanta, il noir, il pulp, il cinema d'azione e perfino la commedia. Il risultato è una regia dinamica, ricca di ritmo, capace di alternare momenti spettacolari a scene volutamente sopra le righe.

Anche la colonna sonora, composta da Pivio e Aldo De Scalzi, contribuisce a definire l'identità della serie. Le musiche non accompagnano semplicemente l'azione, ma diventano parte integrante del racconto, rafforzando quell'atmosfera sospesa tra cinema e fumetto che caratterizza ogni puntata.

L'eredità di Coliandro

Giampaolo Morelli e Cecilia Dazzi in una scena della seconda stagione della serie tv L'ispettore Coliandro
Giampaolo Morelli e Cecilia Dazzi in una scena della seconda stagione della serie tv L'ispettore Coliandro

Nel corso degli anni L'Ispettore Coliandro ha costruito un rapporto speciale con il suo pubblico. Pur non avendo mai avuto una programmazione regolare, la serie è riuscita a trasformarsi in un autentico fenomeno cult, capace di mantenere una base di spettatori affezionati anche durante le lunghe pause tra una stagione e l'altra.

Una fedeltà che si spiega anche con la coerenza del personaggio. Coliandro cambia pochissimo nel tempo: è il mondo intorno a lui a trasformarsi, costringendolo ogni volta a confrontarsi con situazioni nuove senza rinunciare alla propria identità.

E come il suo protagonista, anche la serie non si è mai snaturata nello stile per inseguire gusti e mode, dimostrando però, puntata dopo puntata, la sua tesi essenziale: la televisione italiana può sperimentare con il genere poliziesco. Pur avendone in effetti forzato talmente i confini da averli sfumati e ampliati.

Definire L'ispettore Coliandro una semplice fiction poliziesca sarebbe quindi riduttivo. Nel corso delle sue stagioni è riuscita a costruire un linguaggio unico e riconoscibile, un protagonista iconico e uno stile che ancora oggi non ha veri equivalenti nella televisione italiana.

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