"Ogni volta che nasce un nuovo Targaryen, gli Dei lanciano una moneta e il mondo trattiene il respiro per vedere dove atterrerà". La celebre frase di Re Jaehaerys II nelle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco continua a essere il modo più efficace per descrivere la famiglia al centro di House of the Dragon.
Non perché tutti i Targaryen siano folli, ma perché ciascuno di loro vive costantemente sospeso tra ambizione e autodistruzione, "tra follia e grandezza", tra il desiderio di governare e l'incapacità di sfuggire ai propri impulsi. Questa premiere lo dimostra immediatamente, ed è proprio dentro questa instabilità che si apre.
Cosa è successo in House of the Dragon 3x01
Attenzione! Da qui in poi ci sono molti spoiler sulla puntata appena trasmessa
Il primo episodio di House of the Dragon 3 (disponibile su Sky, NOW ed HBO Max) parte proprio da qui. Dalla consapevolezza che la Danza dei Draghi non è una guerra tra buoni e cattivi, ma una tragedia familiare in cui ogni vittoria contiene già il seme della sconfitta successiva.
La nuova stagione della serie HBO riparte dove la precedente si era interrotta, mostrando finalmente agli spettatori quella battaglia navale del Gullet tanto attesa. Anche se il conflitto, ora, si muove su più fronti. Sulla terrafema l'esercito di Rhaenyra, capeggiato da Daemon Targaryen (Matt Smith), sta riportando vittorie contro quello della Corona, e sta richiamando nuovi alleati: sventolando i vessilli con l'immagine di un lupo, e con la testa di Jason Lannister in un sacco, dal Nord arrivano gli uomini degli Stark.
Di contro ad Approdo del Re il palazzo è nel caos perchè Aemond (Ewan Mithcell) ha scoperto che suo fratello, Re Aegon (Tom Glynn-Carney), ha abbandonato la capitale insieme a Lord Larys Strong (Matthew Needham).
Toccherà alla regina madre Alicent (Olivia Cooke) portare avanti quella che ormai è solo una parvenza di piano, rispondendo alle domande del figlio crudele, convincendolo alla fine a recarsi ad Harrenhall con il suo drago Vhagar.
Mentre Criston Cole (Fabien Frankel) attende rinforzi dai Verdi, Ormund Hightower (James Norton), zio di Alicent e signore di Vecchia Città, riceve un messaggio, apparentemente firmato dal Re reggente Aemond, che lo invita a non avanzare con il suo esercito.
A Roccia del Drago, dove è giunta l'eco vittoriosa del campo di battaglia, Rhaenyra si prepara a volare verso Approdo del Re, scommettendo su quel patto stretto con Alicent nel finale della stagione 2. Ma i consiglieri non credono alla buona fede della regina madre, e mettono in guardia la sovrana dei draghi dalla propria ingenuità.
In mare, intanto, l'esercito di Casa Velaryon, comandato da Lord Corlys, si appresta ad affrontare la flotta della Triarchia, capeggiata da Lohar, acerrima nemica del "serpente di mare". Mentre Corlys e il suo ritrovato figlio illegittimo Allyn combattono strenuamente contro gli alleati dei Verdi, dal cielo giunge l'aiuto di Jacaerys e Baela, in groppa ai draghi Vermax e Danzatore di Luna.
Ma è questo l'inizio di una nuova tragedia: l'arrivo a sorpresa di Rhaena e del suo drago, conosciuto dagli abitanti della Valle come Ladro di Pecore (una nuova licenza della serie tv rispetto ai libri di Martin), fa precipitare gli eventi.
Quando una nave della Triarchia riesce a colpire a morte Vermax, neanche per Jacaerys c'è via di scampo. La scomparsa dell'adorato primogenito sconvolgerà Rhaenyra oltre ogni previsione.
Una guerra spettacolare che non celebra mai se stessa
La più maestosa in circolazione tra le produzioni HBO (e televisive in generale), House of the Dragon 3 conferma la sua natura spettacolare con questa premiere, con immagini che restituiscono tutta la potenza distruttiva del conflitto ormai esploso tra Verdi e Neri.
Eppure la qualità più interessante dell'episodio - l'abbiamo già detto nell'approfondimento della stagione 3 dopo la visione dell'anteprima - risiede nel modo in cui riesce a utilizzare quello spettacolo per raccontare il costo umano della guerra. Ogni avanzata sul campo di battaglia produce nuove ferite, ogni successo genera conseguenze imprevedibili, ogni decisione sembra trascinare i protagonisti verso un destino sempre più difficile da controllare.
La serie evita intelligentemente la tentazione di trasformare la Danza dei Draghi in una semplice successione di battaglie. Il conflitto resta imponente, ma non diventa mai esaltante. Lo spettatore assiste alla distruzione progressiva di una famiglia e di un regno, non all'ascesa trionfale di un'eroina.
La battaglia del Gullet diventa anche il segnale più evidente di un cambio di passo nella gestione narrativa della serie. Dopo una seconda stagione che spesso sembrava dilatare gli eventi, la terza riporta immediatamente il conflitto al centro del racconto.
Le informazioni arrivano con maggiore chiarezza, i personaggi agiscono con obiettivi più definiti e le conseguenze degli eventi tornano a essere immediate e tangibili. Il risultato è una premiere che recupera energia anche grazie al ritmo narrativo, evitando quella sensazione di attesa prolungata che aveva appesantito la stagione precedente.
House of the Dragon cambia ancora il libro di George R.R. Martin
Come già accaduto nelle stagioni precedenti, anche questo episodio introduce alcune modifiche rispetto agli scritti di George R.R. Martin. Scelte che inevitabilmente faranno discutere i lettori più affezionati, ma che appaiono coerenti con la strategia adottata dagli autori.
Da un lato c'è una evidente semplificazione narrativa. Alcuni personaggi e alcune dinamiche vengono compressi o ridimensionati per evitare che la storia si disperda sotto il peso delle proprie ramificazioni (HotD avrà d'altronde a disposizione solo 4 stagioni). Dall'altro, però, questa semplificazione permette alla serie di rafforzare quello che ormai è il suo vero nucleo emotivo.
Per quanto draghi, battaglie e intrighi restino fondamentali, House of the Dragon continua a essere soprattutto, purtroppo o per fortuna, la storia dell'amicizia distrutta di Alicent Hightower e Rhaenyra Targaryen. Due donne che hanno perso il controllo degli eventi che loro stesse hanno innescati, e che continuano a influenzare il destino del regno anche quando la guerra sembra aver preso il sopravvento su tutto il resto.
Una premiere che alza le aspettative, forse troppo
Il principale merito del primo episodio, si diceva, è proprio aver ricordato allo spettatore perché la Danza dei Draghi è una tragedia prima ancora che uno spettacolo.
La serie offre alcune immagini impressionanti, ma il vero peso dell'episodio risiede nella consapevolezza che nessuno uscirà davvero vincitore da questa guerra. I Targaryen continuano a inseguire il potere mentre i Sette Regni si sgretolano sotto i loro piedi, e la premiere trova una forza particolare proprio nel mostrare l'assurdità di questa corsa verso l'autodistruzione.
Resta però una domanda inevitabile: dopo un avvio così imponente e carico di eventi, House of the Dragon 3 riuscirà davvero a mantenere questo ritmo fino all'episodio 8, oppure il rischio è quello di una progressiva perdita di intensità narrativa?
Conclusioni
Questa premiere segna un ritorno deciso alla centralità del conflitto. House of the Dragon non cerca mai di trasformare la guerra in spettacolo eroico, ma in una spirale di conseguenze inevitabili che colpiscono tutti i fronti in gioco. La serie conferma la sua forza produttiva e narrativa, ma soprattutto ribadisce la sua natura: non una storia di vincitori, ma di equilibri che si spezzano. Resta ora da capire se questa intensità iniziale sia il nuovo standard della stagione o il picco da cui sarà difficile scendere senza perdere tensione.
Perché ci piace
- Ormund Hightower, nonostante l'esiguo numero di battute
- L'entrata in scena degli Stark
- Il ritmo incalzante
Cosa non va
- Il personaggio di Lohar
- La gestione di Jacaerys Velaryon