La storia alternativa di For All Mankind inizia a cavallo tra i '60 e i '70 del secolo scorso, immaginando un mondo in cui è stata la Russia ad approdare per prima sulla Luna, ma prosegue di decade in decade passando per gli anni '80 e i decenni successivi fino al 2012 in cui la nuova stagione è ambientata e la contemporaneità alternativa che dovremmo vedere il prossimo anno con gli ultimi episodi conclusivi. Per questo è normale che il cammino dei personaggi storici sia complesso e articolato, come ci ha raccontato Joel Kinnaman, o che anche le nuove voci e new entry del cast debbano fare i conti con quanto è successo prima alle generazioni che le hanno precedute.
Un caso evidente è quello di Avery A.J. Jarrett, nome dietro il quale si nasconde una Stevens, figlia di Danny e Amber, nipote di quei Gordo e Tracy Stevens che abbiamo conosciuto sin dalla prima stagione. Cresciuta all'ombra dei traumi familiari e del tragico tradimento del padre su Marte, ha cambiato cognome in Jarrett per fuggire da quel passato ingombrante. In For All Mankind 5 la troviamo arruolata nei Marine dell'OPEF (Off-Planet Expeditionary Force), determinata a guadagnarsi un posto nello spazio solo alle sue condizioni, affrontando un durissimo addestramento e un percorso che i creatori hanno definito come la vera storia di riscatto e redenzione della dinastia Stevens.
A.J. tra redenzione e una propria strada
Ma è solo questo? Avery sta cercando attivamente di riabilitare il nome di famiglia o la sua è una missione puramente personale per trovare il suo posto nello spazio? "Penso che stia sicuramente cercando di fare qualcosa di individuale" ci ha spiegato la sua interprete Ines Asserson, "ma, allo stesso tempo, gran parte della sua storia riguarda il rapporto con le proprie radici, che saranno sempre parte di ciò che sei. Quindi, con il peso di una storia familiare o delle proprie inclinazioni, quanto puoi separarti da tutto ciò o quanto devi accettarlo? Credo che questa sia la tensione principale del suo personaggio." Ed è un tema molto interessante che For All Mankind sta esplorando in questa penultima stagione.
Essere A.J.
A.J. è però una Marine, un soldato, quanto hanno aiutato costume e attrezzature a entrare nella rigida mentalità militare? "Abbiamo avuto un supporto incredibile dalla produzione" ha raccontato l'attrice, "ho fatto un allenamento fisico per sentirmi più in sintonia con il mio corpo, perché per un soldato l'aspetto fisico è fondamentale. Abbiamo anche parlato con diversi veterani e ci siamo addestrati con un membro dell'esercito statunitense nel combattimento ravvicinato, per imparare come bonificare le stanze e cose del genere. Ascoltare le storie dei veterani è stato fondamentale per vivere quella fisicità." Preparazione, quindi, ma anche supporto da parte del contesto e dei valori produttivi: "E poi, naturalmente, i costumi sono incredibili; sono così dettagliati e accurati, c'è una grande attenzione al realismo e questo ti aiuta a entrare nella parte."
A.J. nel complesso panorama politico di For All Mankind 5
Ogni stagione e ogni decade impostano un nuovo ignoto tecnologico e sociale. Come ha lavorato Ines Asserson per immergersi in quello della stagione 5 sapendo che il clima politico sarebbe stato ancor più teso e complesso? "Credo che molto si basi sul percorso personale del personaggio e sulla consapevolezza di trovarsi all'interno di questa istituzione. Il conflitto tra individualismo e collettività è una parte importante del viaggio di AJ. L'intero scenario della serie è vastissimo, ed è un aspetto unico il fatto che si tratti di una storia alternativa. Come attrice, è un viaggio incredibile far parte di questa ucronia che si sposta sempre più verso un nuovo mondo, mentre raggiungiamo i tempi in cui viviamo oggi."
Entrare in un mondo già ben definito
Essendo una quinta stagione, la Asserson è entrata a far parte di un cast che lavora insieme da anni. Ha ricevuto consigli dai veterani della serie? "Ho una scena con Krys Marshall, che interpreta Danielle Poole, e penso che sia un'attrice fenomenale. Mi ha detto di non aver paura di prendermi il mio spazio, di permettermi di sviscerare le cose mentre giriamo e di godermi l'aspetto recitativo, perché in questa serie abbiamo la possibilità di occupare molto spazio grazie alle situazioni uniche in cui ci troviamo come personaggi."
E in questo spazio che si è potuta conquistare, qual è la scena che secondo lei rappresenta meglio l'essenza della sua A.J.? "Già nel primo episodio ci sono scene molto pesanti. Penso che il secondo test del poligrafo sia un momento cruciale per AJ, perché finalmente riesce a rivendicare il suo nome, il suo passato, o almeno a iniziare ad affrontarlo, che è ciò che dà il via a tutta la sua storia."