Augusto Di Giovanni

Attore
(1900 - 1975)
Biografia

Cenni biografici di Augusto Di Giovanni


Attore italiano con una lunga carriera teatrale che gli permette di costruirsi un nome di tutto rispetto e una indubbia disinvoltura di ruolo, ritrovata poi nel cinematografo degli anni '30 e '40 dove per oltre un ventennio svolge attività in qualità di caratterista corposo e di gran valore. Le pellicole a cui partecipa sono moltissime anche se non sempre in ruoli da protagonista, nonostante la sua tempra d'attore sanguigno e autoritario.
Nasce a Salerno il 1° gennaio del 1900 e, già all'età di 15 anni, comincia a muovere i primi passi nel mondo del teatro dilettantistico con le compagnie filodrammatiche della città.
Nel 1919 ottiene il primo ruolo cinematografico ne La pettinatrice di Marechiaro, un film muto interpretato da Mary Wian per la regia di Alfredo Santoro.

Nel 1920 viene scritturato dalla Compagnia Teatrale diretta da Annibale Ninchi, che lo avvia alla carriera professionistica. Il sodalizio con il grande capocomico durerà molti anni e si svilupperà soprattutto nel trienno 1929-1932 con grandi successi ottenuti nei più importanti teatri italiani. Nella compagnia figurano Amedeo Nazzari, Ernesto Calindri, Ennio Cerlesi, Loris Gizzi, Adelmo Cocco, Fernanda Rovere, Pina Pieri Ardau, Wanda Buratti ed altri nomi illustri del teatro drammatico. Il repertorio comprendeva le seguenti opere: La beffa dell'argento di Gino Valori, Il Beffardo di Nino Berrini, Bisanzio di Ference Herczeg, Il Cardinale Giovanni de' Medici di Louis Napoléon Parker, Il Cardinale Lambertini di Alfredo Testoni, La cena delle beffe di Sem Benelli, Cyrano di Bergerac di Edmond Rostand, Le cocu magnifique di Fernand Crommelynck, il colonnello Bridau di Emile Fabre, Il conte rosso di Giuseppe Giacosa, La Fiammata di Henri Kistemaeckers, La figlia di Jorio di Gabriele D'Annunzio, Il generale di Lajos Zilahy, Gianni Schicchi di Giovacchino Forzano, Glauco di Ercole Luigi Morselli, Kean di Alessandro Dumas padre, Madame sans-gene di Victorien Sardou, La maschera d'oro di Annibale Ninchi, La morte civile di Paolo Giacometti, Una notte a Chicago di George Cam O'Neil, L'onore di Hermann Sudermann, Il padrone delle ferriere di George Ohnet, Papà Lebonnard di Jean Aicard, Il Passatore di Alberto Donini e Guglielmo Zorzi, Il poeta malandrino di Annibale Ninchi, La primula rossa di Madame Orczy, Il processo dei veleni di Victorien Sardou, Quello che piglia gli schiaffi di Leonid Nicolaevic Andreev, Quo Vadis di Henryk Sienkiewicz, Romanticismo di Girolamo Rovetta, Ruy Blas di Victor Hugo, Il segreto di Juan-Sin-Pan di Valle, Fiorita e Carbone, Spettri di Henrik Ibsen ed altre ancora.

L'etichetta di attore caratterista gli deriva dalla corposa esperienza maturata nei teatri partenopei alla fine degli anni '20 e per tutto il decennio successivo.
Nel 1929 e nel 1930 lo troviamo al fianco di Totò nella Compagnia Molinari di Eugenio Aulicino (Monna Eva di P. Reni, La giostra dell'amore di Cherubini, Fragna e Bixio, Messalina di Kokasse e M.Scarpetta, Santarellina H.Meilhac e L.Halevy, Amore e cinema di C.Mauro, Il processo di Mary de' Can di C.Mauro, Bacco,Tabacco e Venere di M.Mangimi e C.Mauro, I tre moschettieri di Kokasse). Negli anni successivi lavora con le compagnie di Eduardo De Filippo, Raffaele Viviani, Titina De Filippo, Agostino Salvietti.

L'occasione di debuttare nel cinema sonoro gli viene offerta nel 1937 dal regista Enrico Guazzoni con Il Dottor Antonio, pregevole opera cinematografica in cui interpreta mirabilmente il ruolo di Ferdinando II Re di Napoli).
Nel 1938 è accanto al grande Raffaele Viviani ne L'ultimo scugnizzo, un film per la regia di Gennaro Righelli tratto dall'onomima opera teatrale, pellicola ormai pressoché introvabile che lo impone alla attenzione del grande pubblico.

Nel 1940 interpreta Benvenuto Cellini, orafo e scultore di gran talento, nel film di Giovacchino Forzano Sei bambine e il Perseo, un personaggio sostenuto con rigoroso senso professionale e aderente per fisicità e temperamento. Dello stesso anno la sua felicissima prestazione nel San Giovanni decollato di Amleto Palermi, in cui impersona con sorprendente carica ironica e vis comica il guappo don Peppino Esposito, non sfigurando accanto a un Totò che, seppure agli inizi, ha già la forza trainante dell'asso pigliatutto.
Nel 1941 lo ritroviamo al fianco di Totò ne L'allegro fantasma di Amleto Palermi, in cui interpreta il ruolo di Asdrubale, un cacciatore di leoni che si rivelerà pavido e inconcludente.
Nel 1942 è Ferdinando De Rosa nella divertentissima trasposizione cinematografica di A che servono questi quattrini?, un film per la regia di Esodo Pratelli con Eduardo e Peppino De Filippo, Clelia Matania e Paolo Stoppa.

Con l'avvento del Neorealismo e la crisi del cinema italiano, pur continuando a macinare ruoli su ruoli per un lungo decennio, spaziando in pellicole di genere vario, dalle commedie brillanti ai drammoni storici, da quelli d'avventura ai melodrammi, non ha più la possibilità di esprimersi come aveva avuto nel decennio precedente, relativo alla seconda guerra mondiale. In quel periodo continua a calcare i palcoscenici dei più prestigiosi teatri italiani con diverse compagnie, tra le quali l'Istituto Nazionale del Dramma Antico diretto da Luigi Almirante (zio del politico italiano Giorgio Almirante) e le compagnie di rivista dei comici Erminio Macario, Nino Taranto, Riccardo Billi e Mario Riva.
Nel 1955 si ritira quasi definitivamente dalle scene e rientra a Salerno (sua città natale) dove morirà il 16 dicembre 1975.