Il thriller post-apocalittico di Ridley Scott, arrivato nelle sale americane questo fine settimana ha registrato un debutto particolarmente deludente: The Dog Stars è diventato il peggior esordio al box office di un film diretto da Scott negli ultimi cinque anni.
Un risultato difficile da spiegare soltanto con la concorrenza
Secondo i dati riportati da Deadline, The Dog Stars - Le Stelle Dopo la Fine dovrebbe chiudere il suo primo weekend negli Stati Uniti con circa 8 milioni di dollari nei primi tre giorni, abbastanza per puntare al quinto posto della classifica. Un risultato modesto per un film che può contare su un cast composto da Jacob Elordi e Josh Brolin, su un romanzo di successo come materiale di partenza e, soprattutto, sulla firma di uno dei registi più importanti ancora attivi a Hollywood.
Il confronto più immediato è con The Last Duel, che nel 2021 aveva esordito con appena 4,7 milioni di dollari. Quest'ultimo rimane quindi il debutto peggiore di Scott, ma il paragone deve essere contestualizzato: il film arrivò nelle sale durante la pandemia e in un periodo nel quale il mercato cinematografico era ancora fortemente condizionato dalla crisi del settore. The Dog Stars rappresenta invece un caso più significativo, perché arriva in un mercato molto più vicino alla normalità.
Il problema di The Dog Stars è che il film non sembrava avere necessariamente tutte le condizioni per trasformarsi in un grande successo commerciale.
La produzione avrebbe avuto un budget compreso tra 70 e 110 milioni di dollari, una cifra alla quale vanno aggiunti i costi di marketing e distribuzione. Per un thriller post-apocalittico privo di un franchise alle spalle, recuperare un investimento di queste dimensioni richiede quindi un passaparola particolarmente forte. E proprio il passaparola sembra essere mancato.
Il film ha ricevuto un'accoglienza critica tutt'altro che positiva e attualmente si trova al 40% su Rotten Tomatoes. Tra le principali critiche rivolte alla pellicola figurano soprattutto una storia considerata poco incisiva e un ritmo eccessivamente lento.
È un problema particolarmente importante nell'attuale mercato cinematografico. Il pubblico continua infatti a dimostrare di essere disposto a spendere per andare al cinema, ma sempre più spesso sceglie i titoli che percepisce come veri eventi. Quando un film non possiede il richiamo di un grande franchise, di un concept particolarmente forte o di recensioni entusiastiche, il passaparola diventa fondamentale. E The Dog Stars non sembra aver trovato nessuno di questi elementi.
Il problema è il film, non Ridley Scott
Il dato più interessante, quindi, non riguarda necessariamente The Dog Stars in sé, ma ciò che racconta della carriera contemporanea di Ridley Scott. Il regista di Alien, Blade Runner e Il Gladiatore continua a lavorare a un ritmo impressionante. Solo in questo decennio ha già diretto cinque film, dimostrando una produttività che pochissimi registi della sua generazione possono ancora vantare.
Il problema è che la sua filmografia recente è stata estremamente discontinua. Scott continua a essere capace di realizzare grandi successi e film accolti con entusiasmo, ma il suo nome non sembra più avere automaticamente lo stesso potere commerciale che aveva in passato. Per il pubblico generalista, insomma, "un nuovo film di Ridley Scott" potrebbe non essere più sufficiente per trasformare una pellicola in un appuntamento imperdibile.
È una situazione molto diversa da quella di registi il cui nome è diventato esso stesso un marchio capace di spingere il pubblico al cinema quasi indipendentemente dal progetto. Scott rimane una leggenda, ma la sua carriera recente dimostra che anche una leggenda può avere bisogno di qualcosa in più: una storia capace di conquistare il pubblico, recensioni positive o un franchise abbastanza forte da garantire un interesse immediato.
A complicare ulteriormente le cose c'è stata la gestione della distribuzione. The Dog Stars avrebbe dovuto arrivare nelle sale a marzo, ma 20th Century Studios ha successivamente spostato l'uscita ad agosto. Il cambiamento è stato interpretato come un segnale della scarsa fiducia dello studio nelle potenzialità commerciali del film.
La nuova collocazione aveva comunque una sua logica: evitare la concorrenza di Project Hail Mary, uno dei grandi titoli della prima parte dell'anno, e sfruttare un periodo tradizionalmente meno affollato. Agosto, infatti, non è necessariamente un mese negativo per il box office. Nel corso degli anni ha prodotto grandi successi, da Guardians of the Galaxy ad altri blockbuster capaci di trasformare la relativa tranquillità del calendario in un vantaggio. Ma per The Dog Stars l'assenza di una concorrenza particolarmente feroce non si è trasformata in un'opportunità. Il pubblico semplicemente non sembra aver percepito il film come qualcosa da vedere immediatamente.
Un debutto del genere potrebbe sembrare preoccupante per la carriera di Scott, ma è improbabile che The Dog Stars abbia conseguenze significative sul futuro del regista. Prima di tutto perché Scott continua a essere richiesto dagli studios. Il suo prossimo progetto dovrebbe essere Treasure Island, un nuovo adattamento cinematografico del celebre romanzo d'avventura che vedrà Hugh Jackman tra i protagonisti.
Ma il regista ha anche altri progetti in sviluppo, tra cui un possibile nuovo capitolo della saga di Alien che potrebbe riportare Michael Fassbender nei panni dell'androide David. Il fallimento commerciale di The Dog Stars, quindi, sembra destinato a essere soprattutto una battuta d'arresto per il singolo film. La vera questione sarà capire quale sarà il prossimo progetto capace di ricordare al pubblico perché il nome di Ridley Scott è diventato sinonimo di cinema spettacolare.
Perché una cosa è certa: a quasi 89 anni, Scott non sembra avere alcuna intenzione di rallentare. Il problema non è trovare un altro film da dirigere. È trovare quello capace di convincere il pubblico che vale ancora la pena andare al cinema per vedere un film di Ridley Scott.