Quando Netflix annunciò il live action di One Piece, gran parte del pubblico reagì con lo stesso spirito con cui si guarda una nave entrare in una tempesta. Curiosità, sì. Ma anche parecchio scetticismo. Del resto, adattare il mondo creato da Eiichiro Oda non significa soltanto ricostruire costumi o combattimenti. Significa trovare un equilibrio quasi impossibile tra assurdo, emozione e senso dell'avventura. Eppure, stagione dopo stagione, la serie Netflix è riuscita a fare qualcosa che sembrava improbabile: guadagnarsi la fiducia di una parte enorme del fandom. E anche Oda lo può confermare. Anche in anteprima.
Eiichiro Oda visita il set della stagione 3
Secondo quanto riportato da Weekly Shonen Jump, il mangaka ha visitato recentemente il set sudafricano della terza stagione, attualmente in lavorazione a Cape Town. E le sue impressioni sembrano tutt'altro che tiepide. Eiichiro Oda ha raccontato di aver visto "immagini incredibili" durante la visita, aggiungendo di essere "impaziente" di vedere il risultato finale una volta completata la stagione.
Parole semplici, ma pesanti. Perché chi segue One Piece sa perfettamente quanto Oda sia sempre stato protettivo nei confronti della propria opera. Non è il tipo di autore che distribuisce entusiasmo per inerzia. Anzi, negli anni è diventato quasi famoso per il controllo maniacale esercitato sugli adattamenti legati al suo universo narrativo.
La terza stagione, sottotitolata The Battle for Alabasta, porterà infatti il live action dentro uno degli archi narrativi più amati dell'intera saga. Un passaggio enorme, perché Alabasta non rappresenta soltanto una guerra civile o uno scontro contro Crocodile. È il momento in cui One Piece smette definitivamente di sembrare "solo" un'avventura piratesca e inizia ad allargare il proprio mondo politico, emotivo e simbolico. Netflix, stavolta, si sta giocando parecchio.
Alabasta, Crocodile e il momento più delicato del live action
Il finale della seconda stagione aveva già preparato il terreno. L'ingresso di Tony Tony Chopper nella ciurma, la rivelazione di Sir Crocodile come leader della Baroque Works, Nico Robin osservata quasi come un fantasma silenzioso sullo sfondo. Tutto stava spingendo verso Alabasta. E chi conosce il manga sa bene cosa significhi.
L'arco di Alabasta è uno di quei punti della storia dove One Piece cambia pelle. Le battaglie diventano più grandi, le conseguenze più pesanti, il senso di perdita più concreto. Crocodile non è un villain costruito soltanto per essere sconfitto: è il primo vero muro impossibile davanti a Rufy.
Nel live action sarà interpretato da Joe Manganiello, promosso a regular insieme a Lera Abova nel ruolo di Nico Robin e Sendhil Ramamurthy nei panni di Cobra. Tra le nuove aggiunte compaiono anche Xolo Maridueña come Ace e Cole Escola nel ruolo di Bon Clay.
Anche perché ormai One Piece non è più trattato come un semplice adattamento anime. È diventato uno dei progetti centrali della piattaforma. La seconda stagione, uscita a marzo, ha raccolto recensioni estremamente positive, arrivando persino al 100% su Rotten Tomatoes nella valutazione critica iniziale. Numeri che, fino a pochi anni fa, sarebbero sembrati fantascienza per un live action tratto da un manga.
Adesso resta la parte più difficile: mantenere quella fiducia quando il materiale originale inizierà a diventare davvero gigantesco.
Ed è qui che il commento di Oda assume peso. Perché, in fondo, i fan possono discutere di casting, CGI o costumi per mesi. Ma sapere che il creatore di One Piece ha visitato quel set e ne è uscito sorridendo... probabilmente vale più di qualsiasi trailer.