Odissea, Lupita Nyong’o risponde alle polemiche sulla sua Elena: “Il nostro cast rappresenta il mondo”

Ogni volta che Hollywood prova a rileggere un mito, si fa peccato: stavolta è toccato a Lupita Nyong'o, finita nel mirino ancora prima dell'uscita. E dopo che in tanti si sono lamentati, ora tocca a lei dire la sua.

Un ritratto di Lupita Nyong’o

La scelta di Lupita Nyong'o come Elena di Troia nel nuovo Odissea di Christopher Nolan ha acceso polemiche razziste online. L'attrice, però, replica senza alzare barricate: per lei conta il personaggio, non l'idea antiquata di una bellezza "corretta".

La guerra di Troia... e quella dei commenti online

Prima ancora delle navi achee, delle armature e del viaggio di Odisseo, la vera battaglia attorno a Odissea sembra essersi combattuta sui social. La scelta di affidare a Lupita Nyong'o il ruolo di Elena di Troia ha infatti acceso una discussione che, più che cinematografica, ha preso rapidamente una piega scottante, etica. Per alcuni utenti online, l'idea che quest'attrice interpreti "la donna più bella del mondo", "il volto che fece salpare mille navi" come descritta dalla mitologia greca, sarebbe inaccettabile. E no, il problema per loro non riguarda la recitazione.

Odissea
Locandina di Odissea

Tra i commenti più discussi spiccano quelli del commentator conservatore Matt Walsh, che ha attaccato apertamente la scelta del regista sostenendo che "nessuno al mondo pensa davvero che Lupita Nyong'o sia la donna più bella del pianeta". A rincarare la dose è arrivato anche Elon Musk, secondo cui Nolan avrebbe scelto l'attrice soltanto perché "vuole vincere premi".

Il punto, però, sembra sfuggire completamente a chi affronta il casting come fosse un concorso estetico da vetrina anni Cinquanta. Perché Elena di Troia, nel cinema come nella letteratura, non è mai stata soltanto un volto perfetto da appendere a una cornice. È un simbolo. Un'idea. Un personaggio che nei secoli è stato reinterpretato, smontato, romanticizzato e trasformato infinite volte.

Ed è proprio qui che Nyong'o entra nel discorso con una calma quasi disarmante: "Questa è una storia mitologica. Questo è il bello di lavorare su un testo così noto, che è stato studiato, interpretato e da cui sono state tratte diverse fonti. La ricerca potrebbe essere infinita. Il bello di lavorare con uno scrittore come Chris è che tutto è già scritto sulla pagina. L'indagine inizia dalle pagine che ti vengono fornite. È su quelle che mi sono basata".

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L'attrice ha spiegato di sostenere pienamente la visione di Nolan e il modo in cui il regista sta reinterpretando il mito. "Il nostro cast rappresenta il mondo", ha aggiunto, senza trasformare la questione in una guerra personale. Anzi, il dettaglio più interessante sta forse proprio nel suo rifiuto di passare il tempo a difendersi: "Le critiche esisteranno comunque, che io risponda oppure no."

Oltre la bellezza: il vero volto della sua Elena

La parte più interessante dell'intervento di Lupita Nyong'o, però, arriva quando il discorso smette di ruotare attorno alle polemiche e si concentra finalmente sul personaggio. Perché l'attrice non sembra particolarmente interessata a difendere l'idea di essere "la più bella del mondo". Anzi, quasi la scarta.

The Odyssey Matt Damon
Odissea: una scena dal set

"La bellezza non si può interpretare", ha spiegato. Per Nyong'o, Elena non può ridursi a un'estetica precisa, a un colore di pelle o a un ideale statico costruito migliaia di anni fa e congelato nel tempo. La sua attenzione va altrove: "Voglio capire chi è davvero un personaggio. Cosa esiste oltre la bellezza? Cosa resta oltre l'aspetto fisico?"

Ed è qui che il discorso diventa molto più interessante del solito dibattito online. Perché parla di interpretazione, non di superficie. Di scrittura, non di algoritmo estetico. Nyong'o racconta di aver affrontato il personaggio partendo dalla sceneggiatura di Nolan, lasciandosi guidare dalle pagine e dalla rilettura del mito proposta dal regista.

Nel frattempo, anche altri membri del cast hanno ricevuto attacchi online. Travis Scott è stato bersaglio di commenti razzisti, mentre Elliot Page ha dovuto affrontare insulti transfobici. Un clima pesante che Nyong'o, però, ribalta completamente nella sua lettura del progetto.