Odissea, tutti furiosi sul web per la Elena di Nyong’o, contro anche Sorbo, l'attore di Hercules

Il polverone sollevatosi sul web in merito alla scelta del casting di Nolan per la sua Odissea, è già un classico quasi mitologico. Il film non è ancora uscito (arriverà a luglio), ma per molti il casting è già un sacrilegio. O un peccato di "hybris".

Una scena con  Lupita Nyong'o

In molti sull web, da Elon Musk fino a Kevin Sorbo, hanno trovato un nuovo nemico: l'Odissea di Christopher Nolan. Non gli va giù che Lupita Nyong'o sia Elena di Troia, ma nemmeno che Elliot Page interpreti il fantasma di Achille. Grattando sotto la superficie delle sue accuse di "wokeismo", quello che resta è un mix di ignoranza letteraria e una totale incapacità di leggere un regolamento degli Oscar.

Achille e Elena: comparsate di lusso per Nolan?

Il polverone sollevato dal proprietario di X - e dalla sua solita armata di troll - è il classico esempio di come si possa parlare senza sapere. Ma ciò che lascia più di stucco è Kevin Sorbo, l'attore che ha interpretato la serie degli anni '90 di Hercules. Anche lui si unisce alla schiera di detrattori della Elena di Nolan. Proprio lui, che fa interpretato uno degli Hercules comicamente più incoerenti con la mitologia greca.

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Molti citano come esempio di perfezione, a confronto di Odissea di Nolan, il film Troy del 2004, quello con Brad Pitt biondo ossigenato. Fa sorridere, perché proprio Troy è il film che ha massacrato il testo di Omero più di chiunque altro: hanno cancellato gli dèi, hanno fatto morire Menelao (che nell'Odissea è vivo e vegeto) e hanno trasformato una guerra di dieci anni in una scaramuccia estiva. Ma finché gli attori sono bianchi, per Musk va tutto bene.

La tesi preferita di Musk è che Nolan stia facendo "diversità forzata" solo per vincere le statuette. "Vuole i premi", ha twittato. Se Musk avesse letto le regole dell'Academy del 2024, saprebbe che per essere candidabili basta soddisfare due criteri su quattro. Nolan ha già dimostrato con Oppenheimer - cast totalmente bianco - che si possono vincere sette Oscar puntando sulla leadership creativa (Standard B) o sulle infrastrutture dello studio (Standard C).

Nolan non ha bisogno di Lupita Nyong'o per soddisfare una quota; la sceglie perché la reputa una delle migliori attrici in circolazione e, probabilmente, perché gli serve qualcuno che buchi lo schermo in un ruolo che, peraltro, nel libro è quasi marginale.

The Odyssey, uno studioso di Harvard chiede: "Christopher Nolan spingerà Matt Damon anche all'infanticidio?" The Odyssey, uno studioso di Harvard chiede: 'Christopher Nolan spingerà Matt Damon anche all'infanticidio?'

È qui infatti che la polemica diventa surreale. Nell'Odissea di Omero, Elena e Achille compaiono pochissimo. Elena fa la sua apparizione nel quarto libro come regina di Sparta, mentre Achille è solo un'ombra che Ulisse incrocia nell'Oltretomba. Eppure, a leggere i deliri su X, sembra che Nolan stia riscrivendo la storia del mondo. Trasformare il cameo di Elliot Page (nei panni di un fantasma, tra l'altro) in un affronto alla civiltà occidentale è un esercizio di ginnastica mentale degno di un oro olimpico.

Il corto circuito dei troll

La verità è che a questi che attaccano l'Odissea dal primo teaser con Agamennone, non frega nulla di Omero o della fedeltà filologica. Gli serve solo un pretesto per alimentare una crociata quotidiana contro la diversità. Arrivano a deridere Page con immagini generate dall'IA e a dare ragione a troll come Matt Walsh, ignorando che Nolan è forse l'ultimo regista rimasto a fare cinema d'autore con budget da 250 milioni. Se un cast di 100 persone include due attori non bianchi o trans, gridare alla sostituzione etnica non è difesa della cultura: è solo pessima critica cinematografica.

Nolan andrà dritto per la sua strada, come ha sempre fatto. Mentre Musk e Sorbo si divertono a manipolare l'algoritmo per pompare la propria indignazione, il resto del mondo aspetta di vedere se il regista di Inception riuscirà a rendere giustizia a Ulisse. E spoiler: probabilmente ci riuscirà senza chiedere il permesso a chi pensa che la cultura greca si difenda con un tweet.