Stranger Things non è nata come una scommessa facile. Anzi, a rivederla oggi con il senno di poi, sembra quasi impossibile immaginare che una serie così enorme, capace di trasformarsi in fenomeno globale, sia partita da un progetto considerato bizzarro, rischioso e poco vendibile. Eppure proprio da lì Matt e Ross Duffer hanno costruito uno dei titoli più iconici dell'era Netflix, che mescola tutta la nostalgia degli anni Ottanta all'immaginario sci-fi, il racconto di formazione alla sottocultura nerd.
Ora, dopo il grande successo di Backrooms e Obsession, e mentre l'industria continua a interrogarsi su sequel, franchise e formule "sicure", i fratelli Duffer hanno scelto il palco dei Gotham TV Awards per lanciare un messaggio molto chiaro: il pubblico, soprattutto quello più giovane, non sembra affatto stanco delle storie nuove. Al contrario, le cerca. E le premia.
I fratelli Duffer e la lezione di Stranger Things: il rischio può funzionare
Ricevendo insieme al fratello Ross un riconoscimento alla carriera, Matt Duffer ha ricordato quanto fosse raro, già dieci anni fa, ottenere la libertà creativa che Netflix concesse ai due autori per Stranger Things. All'epoca i Duffer non avevano mai diretto televisione, né avevano esperienza come showrunner. Eppure la piattaforma decise di fidarsi di loro, lasciando spazio a un'idea che sulla carta sembrava tutto tranne che facile.
Secondo Matt Duffer, quel tipo di fiducia oggi appare ancora più prezioso, in un sistema sempre più guidato dai dati e dalle previsioni degli algoritmi. Ed è proprio questa tendenza a preoccuparlo, ma ha anche aggiunto una nota di ottimismo: i successi recenti dimostrano che gli spettatori stanno mandando un segnale forte.
"Il pubblico giovane ci sta dicendo a voce altissima che ha fame di storie originali", ha dichiarato Duffer, parlando di visioni personali, meno filtrate e meno "addomesticate" dai mille passaggi che spesso finiscono per smussare ogni stranezza. Una frase che riassume perfettamente il momento attuale di Hollywood, che sembra spesso diviso tra la voglia di sperimentare e la paura di uscire dalle proprie zone di comfort.
Puntare su nuovi autori e storie originali
Il riferimento, anche senza nominarli direttamente, sembra andare a quei progetti nati fuori dai percorsi tradizionali e capaci di conquistare il pubblico con linguaggi più vicini al web e alle community online. Basti pensare a fenomeni recenti come Obsession o all'interesse crescente attorno a Backrooms, esempi di immaginari sviluppati in contesti alternativi rispetto ai canali più tradizionali e poi diventati oggetto di attenzione da parte dell'industria. Un territorio che Hollywood osserva con crescente interesse.
I Duffer hanno invitato chi prende le decisioni a scegliere il rischio invece della paura, sostenendo le nuove voci e lasciando loro spazio. Non solo per ragioni artistiche, ma anche economiche: dare fiducia agli autori può portare risultati sorprendenti.
La storia di Stranger Things resta l'esempio perfetto. Ross Duffer ha ricordato che il progetto nacque da un copione di cinquanta pagine, con protagonisti bambini ma pensato per un pubblico più ampio. Nessuno sembrava volerlo davvero, poi arrivò Netflix che concesse ai due autori la libertà di proteggere proprio quegli elementi che avrebbero reso la serie diversa da tutto il resto.
Ed è proprio questo il punto su cui insistere. In un mercato che spesso preferisce ciò che conosce già, il pubblico sembra ancora disposto a innamorarsi dell'imprevisto. Anzi, forse lo sta già chiedendo con più forza che mai.