David Harbour, interprete di Hopper nella serie ideata dai fratelli Duffer, ha condiviso qualche nuovo aneddoto riguardante la sua esperienza sul set di Stranger Things.
L'attore, durante una conversazione che si è svolta alcuni giorni fa negli Stati Uniti, ha in particolare rivelato quello che ha imparato dalle sue giovani co-star.
L'esperienza vissuta da Harbour sul set
Dopo aver scherzato dichiarando in modo ironico che non aveva imparato nulla, David Harbour ha invece ammesso che la prima stagione di Stranger Things è stata "un'esperienza magica".
L'attore ha successivamente sottolineato che il quinto capitolo della storia "si è concentrato prevalentemente sulla visione di Matt e Ross, che è diventata così ampia ed epica per portata e ampiezza, e le cose che hanno realizzato cinematograficamente in un formato televisivo, non le avevo mai viste prima, e penso sia un risultato che meriti applausi e celebrazioni".
David, dopo un pizzico di ironia sostenendo che la prima stagione è stata la sua preferita perché era 'più magro', ha quindi lodato i giovani protagonisti dello show. Harbour - parlando di Millie Bobby Brown, Finn Wolfhard, Gaten Matarazzo, Caleb McLaughlin e Noah Schnapp - ha dichiarato: "Erano semplicemente fantastici. Molti giovani attori con cui lavori sono molto professionali e sanno davvero quello che fanno, e parte della forza degli attori che hanno formato era che, in fondo, Noah e tutti gli altri erano semplicemente ragazzini."
Un cast diventato una vera famiglia
L'interprete di Hopper ha ricordato: "Anche durante le riprese, facevano delle scoregge e altre cose... Non potevi credere di essere così rilassato da poterlo fare davanti a una telecamera che girava. Pensavo: 'Che rilassamento incredibile! Sognerei di poterlo fare anch'io. Non essere così impacciato'".
David, che ha recentemente scoperto l'identità dell'attore che i fratelli Duffer volevano per il ruolo di Hopper, ha quindi concluso ribadendo: "Erano delle persone meravigliose. È stato un piacere lavorare con loro e mi sono divertito un mondo. Ripenso a quella [prima] stagione come a un periodo miracoloso della mia vita. Hopper era un individuo molto depresso, è stato davvero difficile interpretarlo, ma la famiglia che abbiamo creato e la storia che stavamo raccontando... Non credo di essermi mai sentito così arricchito da un lavoro."