Consci dell'enorme paragone, calchiamo la mano ancora scossi dalla visione. Perché di film così, oggi, ce ne sono pochi. Obsession, l'opera seconda di Curry Barker (o per meglio dire opera prima, se non vogliamo considerare il medio-metraggio Milk & Serial, divenuto virale su YouTube), per portata e per struttura, sta a Lo Squalo di Steven Spielberg. Pochi, pochissimi mezzi e un'idea geniale.
Tanto basta per fare la differenza, per differenziarsi da un panorama produttivo che vive di copia-e-incolla. Quasi di sbiego, in surplace, il regista americano si impone già come tra i migliori autori horror. In meno di due ore, Barker coglie alla perfezione il senso più stretto della paura, declinata in uno sguardo di forte presa e di forte attinenza contemporanea.
Obsession, come si tratteggia una grande storia horror
Ci sarebbe da dire tanto sulla trama del film, tuttavia è giusto mantenere un certo riserbo, suggerendo le suggestioni solo attraverso le sue molteplici sfumature. Il protagonista è Bear (Michael Johnston), ragazzotto latentemente depresso e sentimentalmente inetto. Un piccola casa in un sobborgo americano come tanti, e un armadietto pieno di ossicodone. Lavora in un negozio di strumenti musicali, e con lui lavora anche Nikki (Inde Navarrette, eccezionale), sua amica d'infanzia.
Verso di lei nutre un indeciso sentimento, che non riesce a esprimere. A peggiorare le cose, la morte della sua gatta che ha ingurgitato le pillole di ossicodone, nascoste "non troppo bene". Un dettaglio che appare superficiale, ma che invece riesce a definire perfettamente la personalità di Bear. Frustrato, si affida - per gioco - a un One Wish Willow (un bastoncino del desiderio), acquistato in uno strano negozio. Spezzandolo, esprime un desiderio tanto semplice quanto determinante: essere incommensurabilmente amato da Nikki. Nemmeno a dirlo, le cose prenderanno una bruttissima piega.
Perché Obsession è un grande film
Senza girarci troppo intorno, Obsession è un film che fa paura, e molta. Non c'è un ricorso estremo all'immagine orrorifica in sé, e lo strumento del jumpscare, nell'intelligenza narrativa, è sfruttato con organica precisione (come fece David Robert Mitchell in quel capolavoro chiamato It Follows), inserendosi a meraviglia nel contesto, tra i personaggi, elevando poi le storture malate di una vicenda dalla folgorante e compiuta linearità. Nessun tentennamento, nessuna indecisione.
Accompagnato dalla musica volutamente ingombrante di Rock Burwell, per un tono che ragiona sull'emozioni dei personaggi, il film riesce a essere parallelamente divertente e inquietante (e non è facile generare un umorismo che non sia solo facile alleggerimento), per declinare il desiderio come un'indotta maledizione. Come dire, attenzione a ciò che si desidera, perché potrebbe avverarsi. Ed è qui, nell'ombra, nella luce cristallizzata che si riflette negli occhi svuotati di Nikki, che Barker affila il terrore, rimpinzando il montaggio - firmato dallo stesso regista - di succose trovate, funzionali alla narrazione.
Un horror dalle sfumature drammatiche
Dietro il valore dell'entertainment, come fatto da Spielberg nel 1975 (il primo blockbuster low budget), Obsession è la contro-lettura di un profondo dramma, soffermandosi sull'incapacità affettiva di una generazione fragile e indecisa, finendo per leggere in modo sottilissimo, quasi impercettibile (e quindi risultando ancor più efficace), i confini di una relazione coattamente amorosa e (in)consapevolmente velenosa (come dire, imposta).
In fondo, trascinati dal divertimento, dimentichiamo che dietro un film dell'orrore, spesso, si celano sfumature drammatiche, quasi esistenziali. In questo senso Barker, dando credibilità agli umori, assembla una specie di trappola romantica, in cui l'ossessione, la possessione e il controllo finiscono per allinearsi pericolosamente, alterando mortalmente il desiderio stesso. Insomma, film come Obsession sono sempre più rari, e sempre più importanti. Altra dimostrazione di quanto l'horror sia il genere più adatto per leggere ciò che siamo diventati.
Conclusioni
Obsession è un grande film horror, forse tra i migliori in assoluto usciti di recente. Funziona tutto, e Curry Barker, già regista di culto, non sbaglia nulla. Tensione, divertimento, sferzate drammatiche verso una storia di grande presa, dalla folgorante ed essenziale linearità. Semplicemente, da non perdere.
Perché ci piace
- La regia.
- Il tono.
- Grande cast.
- La storia.
Cosa non va
- Nulla da segnalare.