Attenzione! Questo articolo contiene spoiler sul finale di stagione di House of the Dragon 3
Nessun lettore di Fuoco e Sangue avrebbe forse mai potuto immaginare quale potenziale si nascondesse dietro Ormund Hightower, passato dall'essere un personaggio di secondo piano tra le pagine di Martin, a villain principale di House of the Dragon 3.
Ryan Condal gli ha fornito motivazioni e un intreccio di relazioni più complesso, James Norton gli ha infuso la vita, rendendolo alla fine il personaggio più iconico degli ultimi otto episodi (tutti visibili su HBO Max e Sky). Da quella prima apparizione, nell'accampamento dei Verdi, accompagnato da Jon Roxton e dall'inseparabile pomander, fino alla morte memorabile, pugnalato al sedere da "Roddy la Rovina".
Eppure, per quanto già sopra le righe, la fine di Ormund sarebbe potuta essere ancora più estrema. A raccontarlo è stato lo stesso James Norton, che ha spiegato come la sequenza fosse stata inizialmente concepita in modo decisamente più brutale rispetto a quella arrivata sullo schermo. Durante le prove con il coordinatore degli stunt Rowley Irlam, era stata proposta un'idea piuttosto particolare per lo scontro con Roderick Dustin, interpretato da Tommy Flanagan. "A un certo punto, durante le prime prove con Rowley, ricordo che arrivò sorridendo come un gatto del Cheshire. 'Abbiamo avuto un'idea! Quello che vogliamo fare è infilarti la daga nel sedere'".
Una scena che, nonostante siano passati solo tre giorni dall'episodio I tradimenti di Tumbleton, è già irrimediabilmente scolpita nella memoria dei fan dello show HBO. Ma quella non era nemmeno la parte più estrema. Norton ha infatti rivelato che, in origine, Ormund avrebbe dovuto essere colpito circa 20 volte. "Succede spesso in questa serie che si spingano le cose all'estremo. Quando si rendono conto di qual è il limite, lo riducono un po'. Inizialmente c'era una versione in cui Ormund veniva trafitto circa 20 volte, ma poi abbiamo pensato 'Probabilmente è un po' troppo'".
A quel punto sono iniziate le discussioni sulla scena vera e propria: l'angolazione, la lunghezza della daga e persino quanto il colpo dovesse sembrare penetrante. Il risultato finale è stato una morte volutamente estrema e grottesca, che ha richiesto un lavoro attoriale molto preciso.
James Norton: "Ho dovuto dimenticare quanto potesse sembrare divertente"
Uno degli aspetti che l'attore britannico ha considerato più interessanti è stato il modo in cui la scena è riuscita a essere "comica", pur nella sua immensa tragicità, senza trasformare Ormund, neppure nel momento estremo, in un personaggio consapevole di quella gag a cui stava dando vita.
Ipersensibile ai cattivi odori, il punto debole del Lord di Vecchia Città in questo caso è stato il sangue: durante lo scontro ha iniziato a vomitare per il disgusto e questo ha permesso a Roderick, pur con un avambraccio in meno, di sferrare l'attacco finale. "La cosa che mi è piaciuta è che, se si analizza la sequenza, il motivo per cui Ormund ha commesso un errore è stata la sua intolleranza per la vista e lodore del sangue. Ha iniziato a vomitare, e questo ha dato a Roderick l'opportunità di colpirlo in faccia".
Per interpretare al meglio la scena finale, però, James Norton ha dovuto mettere da parte proprio ciò che avrebbe potuto renderla divertente: "La vera sfida per me come attore è stata dimenticare tutta la giocosità, l'ambizione e il 'tono' che circondano il personaggio, e limitarmi a interpretare la verità della situazione. Se avessi iniziato a trovarla divertente anch'io o a essere consapevole delle gag, allora tutto sarebbe crollato".
Una morte assurda, ma anche stranamente "intima", come lui stesso l'ha definita: "Ho amato la strana intimità che si è creata tra Tommy e me: l'idea che siamo morti insieme e siamo stati preservati [dal fuoco di Silverwing, ndr]. Mi ha ricordato le tombe in cui si trovano coppie intrecciate, due scheletri. Queste persone così diverse finiscono per morire nello stesso fuoco di drago, con lo stesso sguardo, in una sorta di posa stranamente intima".
"Sono orgoglioso di questa morte"
Dire addio a Ormund è stato terribile per la maggior parte degli spettatori, che hanno finalmente trovato in lui quel cattivo che forse House of the Dragon non aveva fin qui mai avuto (non di tale eccentricità e perfidia). Ed è stato inevitabilmente agrodolce per James Norton, che ha raccontato di aver apprezzato enormemente il lavoro sulla serie e la possibilità di confrontarsi con una produzione di questa scala.
Ma proprio il fatto che Ormund sia stato da sempre destinato a morire nel corso di una stagione, ha permesso al personaggio di poter essere così estremo: "_In un certo senso, Ormund non sarebbe stato così 'delizioso' se fosse sopravvissuto_".
La certezza di una sua uscita di scena gli ha quindi consentito di spingere il personaggio oltre i limiti, fino a quell'ultimo atto che Norton ha considerato perfettamente coerente con il percorso fatto nella serie. "Sono davvero grato di aver preso parte alla serie, e di avere avuto questa morte assurda e memorabile con Tommy [Flanagan, ndr]. Ne sono orgoglioso".