Dopo due episodi decisamente adrenalinici e movimentati, la nuova puntata di House of the Dragons 3, intitolata Rhaenyra Triumphant (Il trionfo di Rhaenyra) si svolge tutta o quasi tra le mura di Approdo del Re, ma non per questo è meno entusiasmante. Anzi, il terzo è già uno dei migliori episodi della serie HBO perché non si limita a celebrare l'ascesa della protagonista al Trono di Spade ma mette in scena le conseguenze di quella conquista.
Mostra, soprattutto, come il potere possa diventare una fonte di isolamento, pressione e conflitto interiore. È proprio questa prospettiva più cupa e riflessiva a rendere naturale il paragone con il percorso di un'altra Targaryen che conosciamo bene: Daenerys, khaleesi e Madre di Draghi.
Attenzione: l'articolo contiene spoiler su House of the Dragon 3.
House of the Dragon 3, il terzo episodio ci porta dentro la mente di Rhaenyra
La terza puntata di questa terza stagione di House of the Dragon si apre con una breve parentesi legata a Daemon Targaryen, Ormund Hightower e al gioco d'inganni attorno a Daeron, ma poi cambia quasi immediatamente ritmo. Il cuore dell'episodio resta ad Approdo del Re, accanto a Rhaenyra.
La regina infatti ha ottenuto ciò che ha inseguito per anni, ma la serie si chiede (e ci chiede): cosa accade quando il potere si trasforma fin da subito in un peso fatto di responsabilità, timori e scelte da compiere?
È qui che la serie HBO mette a segno uno dei suoi momenti più riusciti. La regia segue Rhaenyra tra riunioni, richieste e pressioni del popolo, silenzi soprattutto, senza trasformare il tutto in una semplice sequenza di intrighi di corte. L'effetto è quasi claustrofobico: ogni stanza sembra più stretta, ogni consigliere più ambiguo, ogni scelta più pericolosa della precedente.
E in effetti nei romanzi de Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, George R.R. Martin costruisce così i capitoli, attraverso punti di vista ravvicinati. Il lettore quindi non si limita a osservare i protagonisti, ma resta intrappolato nei loro dubbi, nelle loro ossessioni, nei loro errori. Fuoco & Sangue - il libro da cui nasce House of the Dragon - ha invece una forma diversa, più simile a una cronaca storica. Eppure la serie, in questo episodio, riesce a recuperare proprio quella sensazione: vivere il potere attraverso chi lo subisce mentre lo esercita.
Daenerys e l'occasione mancata di Game of Thrones
Il paragone con Daenerys nasce da qui. Il problema del discusso finale de Il trono di spade non è mai stato soltanto l'idea di trasformare la Madre dei Draghi in una figura tragica e distruttiva. I segnali, lungo la serie, non mancavano di certo, in questo senso. La questione è sempre stata, invece, il ritmo: troppo veloce, troppo brusco, troppo poco approfondito dal punto di vista emotivo. Troppo tutto.
Daenerys in poco tempo perde quasi tutto ciò che ha: due draghi, Jorah, Missandei, la fiducia politica, perfino la certezza del proprio diritto al trono dopo la rivelazione su Jon Snow. Sono colpi devastanti, ma la narrazione li sfiora senza approfondirli davvero. Assistiamo agli eventi, ma difficilmente ci viene concesso il tempo necessario per comprendere fino in fondo il suo crollo interiore.
Un episodio costruito come questo di House of the Dragon 3 avrebbe potuto, invece, cambiare molto. Non necessariamente il destino di Daenerys - su quello solo i libri che mancano ancora potranno forse dirci qualcosa - ma la percezione del pubblico sì. Una puntata interamente filtrata dal suo isolamento, dalla sua paranoia, dal dolore e dalla sensazione di essere circondata da traditori avrebbe reso la svolta più dolorosa e meno improvvisa.
Quanto sarebbe stato diverso il finale di Game of Thrones se avessimo potuto vivere Daenerys con la stessa vicinanza concessa ora a Rhaenyra? Forse non avrebbe cancellato tutte le polemiche, ma avrebbe dato al pubblico una chiave più forte per capire come una liberatrice possa trasformarsi in una sovrana pronta a bruciare tutto.