Attenzione: questo articolo potrebbe contenere spoiler
Se la prima serie di Devil May Cry di Netflix si era concentrata sul presentare un Dante spaccone ma isolato, questi nuovi episodi hanno spaccato il minutaggio tra i due figli di Sparda, portando sullo schermo una dinamica fratricida che i fan dei videogiochi Capcom conoscono fin troppo bene. Ma il vero punto di rottura non è arrivato alla fine della seconda stagione, ma quanto quello che promette dopo, nel regno di Mundus.
Il fattore Jester e il dramma di Lady
Questa seconda stagione di Devil May Cry si chiude con un reset totale. Se ci sarà una terza stagione - e con il pedigree di Shankar, che con Castlevania è andato avanti per anni, è quasi certo - ci troveremo davanti a due fratelli che vivono realtà opposte. Da una parte Dante, custode del potere del padre sulla Terra, e dall'altra Vergil, impegnato in una guerra di logoramento nel cuore del dominio di Mundus.
Ma la vera preoccupazione per la terza stagione riguarda Lady. Chi conosce Devil May Cry 3 sapeva che dietro il trucco bianco di Jester si nascondeva qualcosa di marcio, ma la conferma che il giullare demoniaco sia Arkham, il padre di Lady, ha colpito duro.
Se dovesse mancare la presenza di Lady, camberebbe completamente le prospettive per la stagione 3. Non è più solo la spalla del protagonista; ora ha un obiettivo personale che la porterà inevitabilmente a scontrarsi con il padre-mostro, e probabilmente Dante si troverà nel mezzo di questo conflitto familiare devastante.
Chi manca all'appello?
Il finale ha lasciato dei vuoti enormi che gridano "Season 3" da ogni frame. Dov'è Trish? Nel canone dei giochi è fondamentale, eppure finora è rimasta nell'ombra. E poi c'è la questione Nero. Se Vergil è disperso nel Makai, l'introduzione del giovane cacciatore di demoni con il braccio robotico (o demoniaco, a seconda del punto della timeline) potrebbe essere il colpo di genio per rinfrescare il cast.
Senza contare che Jester ha giocato su troppi tavoli contemporaneamente durante tutta la stagione, facendo il doppio e triplo gioco tra Mundus e i protagonisti; la sua agenda non è ancora del tutto chiara e il suo tradimento finale è solo l'inizio di qualcosa di più grande.
Netflix sta ancora analizzando i dati, ma il successo di critica è solido. La terza stagione dovrà necessariamente affrontare la riunificazione dell'Amuleto e la trasformazione definitiva di Dante nella sua forma più potente. C'è poi il rischio che Vergil, consumato dall'odio per Mundus, finisca per diventare ciò che ha sempre odiato, preparando il terreno per quello scontro finale tra fratelli che ogni appassionato sogna di vedere realizzato con questa qualità tecnica.
Adi Shankar ha dimostrato di saper maneggiare il materiale originale con rispetto ma senza paura di stravolgerlo quando serve. Il finale della seconda stagione non è una chiusura, è una promessa di guerra totale tra la Terra e il Makai, con Dante che dovrà decidere se restare un mercenario o diventare finalmente il leggendario cavaliere nero che il mondo aspetta.
La domanda non è "se" torneranno, ma "quando". E soprattutto, quante pizze e quanti Strawberry Sundae dovrà consumare Dante prima di dover andare a riprendere suo fratello dall'inferno. Il finale ci ha lasciato con la voglia di risposte, e se c'è una cosa che abbiamo imparato da questa produzione, è che le risposte arrivano sempre accompagnate da un sacco di piombo e acciaio.