Dopo una lavorazione durata anni - pensate che l'annuncio risale al 2018 - la serie animata ispirata a Devil May Cry giunge alla seconda stagione, a distanza di appena un anno dalla precedente: l'ha voluta fortemente il poliedrico produttore Adi Shankar, fan sfegatato della serie Capcom, che si è solo ispirato alla trama dei videogiochi, scrivendo una storia ambientata in un universo parallelo che rappresenta un punto di contatto ideale per chi non conosce Devil May Cry, ma che al tempo stesso ha turbato i fan storici.
A indisporre gli appassionati non sono stati solo i cambiamenti apportati alla trama e ai personaggi, ma anche l'introduzione di tematiche politiche piuttosto invadenti, nonché una computer grafica mediocre nei momenti clou della serie. Molti spettatori che non conoscevano Dante e il suo universo, invece, hanno apprezzato maggiormente la serie animata prodotta da Studio Mir. A chi avrà dato ragione questa nuova annata?
Tra l'inferno e la Terra
Vi diciamo subito che la seconda stagione di Devil May Cry ridimensiona subito la sottotrama politica: alla fine della prima sembrava che l'ambizioso presidente Hopper avrebbe invaso il Makai, cioè la dimensione infernale, ma l'entrata in scena di Vergil induce gli Stati Uniti a fare un passo indietro. Le sfumature politiche della serie si dissolvono rapidamente, insieme a una confusa parodia dell'amministrazione statunitense - soprattutto se si considera che Shankar è un convinto sostenitore di Trump, il che rende anche più inspiegabili certe soluzioni narrative - per lasciare il posto agli intrighi dentro e fuori la Uroboros Corporation.
La nuova stagione segue così tre traiettorie principali, riunendole solo a metà corso: quella di Dante, che sta ancora cercando il suo posto nel conflitto tra Terra e Makai; quella di Lady, divisa tra la sua lealtà alla DARKCOM e in particolare al vicepresidente Baines; e infine quella di Vergil, tornato sulla Terra dopo essere cresciuto nel Makai per aiutare il sovrano degli inferi Mundus a conquistarla. L'incontro, a distanza di anni, tra i due fratelli rovescia le loro prospettive, specialmente quando Arius getta finalmente la maschera, rivelando la sua intenzione di riunire dei potenti manufatti chiamati Arcana per risvegliare il demone Argosax; a quel punto i due figli di Sparda non possono che unire le forze contro la nuova minaccia.
Proprio come Castlevania, anche Devil May Cry è una serie incentrata sui personaggi, specie in questa stagione che ha una trama molto più dritta e lineare, inframmezzata da numerosissime scene d'azione al cardiopalma. Scrollandosi di dosso le sottotrame politiche ed esistenziali, la serie guadagna più tempo da dedicare ai protagonisti, e soprattutto a Vergil, vera star di questa tranche di episodi, e decisamente più sfaccettato rispetto alla sua controparte videoludica originale che era molto più monocorde.
Shankar e i suoi scrittori hanno attinto soprattutto alla trama del videogioco Devil May Cry 2, rimaneggiandone i punti cardinali (la rinascita di Argosax, gli Arcana, il ruolo di Arius e così via) per integrarla nella loro visione. La stagione si conclude comunque con un importante cliffhanger che rimanda a una probabile terza annata.
Pur non avendo chissà quali colpi di scena, la stagione due di Devil May Cry cattura l'attenzione grazie ai molteplici flashback che, poco alla volta, delineano meglio i personaggi principali e l'antagonista Arius, conferendo loro una tridimensionalità necessaria, talvolta impiegando stili e tecniche di narrazione diverse. Per assurdo Dante e Lady ne escono con le ossa rotte: il primo cresce come personaggio solo a fine stagione, mentre la seconda è stata un po' ridimensionata in termini di scurrilità, una caratteristica che avevano notato in molti nella prima stagione e che in questa pesa un po' meno. Anche Lady, però, resta abbastanza in disparte, ma è chiaro che un'eventuale stagione tre girerà tutta intorno a lei e al conflitto col padre.
Meglio o peggio della prima?
La nuova tranche di episodi - otto, come la scorsa volta - ha un ritmo maggiormente curato: pur non rinunciando all'introspezione psicologica, la serie di Studio Mir inscena combattimenti e sparatorie a più non posso, spesso impreziosite da una regia sopra le righe, dinamica e precisa. Le animazioni sono nettamente migliorate rispetto alla prima stagione e sono ora più fluide, specialmente durante gli scontri più importanti: ogni volta che Dante e Vergil incrociano le loro armi, in particolare.
I loro duelli sono i migliori per complessità e spettacolarità, ma la stagione non disdegna dei combattimenti a sorpresa e in larga scala, specie negli episodi finali, che occupano gran parte del minutaggio. Peccato solo che la computer grafica non sia migliorata affatto, specialmente quando i due fratelli si trasformano in demoni.
Discutibile anche la direzione artistica, non tanto nel character design, che può piacere o non piacere, ma in tutto il resto, specialmente gli scenari monotoni. Pur avendo a disposizione l'immaginario estremamente diversificato dei videogiochi, la seconda stagione di Devil May Cry si svolge quasi tutta nella base della DARKCOM, un po' in città ma soprattutto al chiuso e in minima parte nel desolato Makai: si avverte quindi una certa monotonia visiva, anche se il punto più debole di questa produzione Netflix sono le musiche, o per meglio dire la loro distribuzione nel corso della serie.
Anche questa volta, Adi Shankar Animation ha ottenuto i diritti sui brani di band celebri come Papa Roach, Evanescence o Drowning Pool, ma la frequenza con cui sentiamo le loro canzoni è tale che diventano invadenti e qualche volta pure stucchevoli, ottenendo un riscontro emotivo esattamente contrario a quello che probabilmente sperava Shankar.
Conclusioni
Come avrete capito leggendo questa recensione di Devil May Cry, la seconda stagione si mantiene sostanzialmente sui livelli della prima: abbandona i sottotesti politici per concentrarsi sull'azione e su una storia che va dritta al punto, passando per numerose scene d'azione splendidamente animate. Incentrata principalmente sul personaggio di Vergil, la nuova tranche di episodi è uno spettacolo fatto di sangue, sentimenti e musica, ma si conclude lasciando fin troppi conti in sospeso che solo una terza stagione potrà chiudere. Probabilmente non convincerà i detrattori di Adi Shankar a dargli una seconda occasione, ma se avete apprezzato la prima stagione sicuramente vi piacerà anche questa.
Perché ci piace
- Le animazioni migliorate
- Il personaggio di Vergil
- La storia più centrata...
Cosa non va
- ...che però non si conclude.
- La computer grafica continua a essere sottotono
- Le canzoni troppo invadenti