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Borat 2: un’associazione kazako-americana chiede che il film sia escluso dagli Oscar

Un'associazione di americani di origine kazaka ha chiesto che Borat: Subsequent Moviefilm sia escluso dai prossimi Oscar.

NOTIZIA di 18/11/2020
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Borat: Subsequent Moviefilm, Sacha Baron Cohen in una sequenza

Un'associazione di americani di origine kazaka ha chiesto che Borat: Subsequent Moviefilm sia escluso dai prossimi Oscar, e dalla stagione dei premi in generale. Come riportato da Screen Rant (che a sua volta cita ComicBook.com), la Kazakh-American Association, con l'assistenza della Hollywood Film Academy e del Council on American-Israeli Relations, ha mandato lettere a quattro diverse organizzazioni, chiedendo che il film sia squalificato per discriminazione nei confronti del popolo kazako: la Academy of Motion Picture Arts & Science (che assegna gli Oscar), la Hollywood Foreign Press Association (Golden Globe), il Directors Guild of America e la British Academy of Film and Television Arts (BAFTA).

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Borat: Subsequent Moviefilm, una scena

Come il precedente Borat - Studio culturale sull'America a beneficio della gloriosa nazione del Kazakistan, anche il sequel Borat: Subsequent Moviefilm è oggetto di controversia per come rappresenta il Kazakistan, caratterizzato come un paese retrogrado, antisemita e sessista.

Il primo film, che ottenne una nomination all'Oscar per la sceneggiatura, fu osteggiato ai tempi, anche se col passare degli anni il popolo kazako ha imparato ad apprezzare il lungometraggio, anche per il suo impatto sull'aumento del turismo nella regione. Diverso il discorso per gli americani di origine kazaka, che ritengono il nuovo episodio razzista e inaccettabile (ricordiamo la premessa: le alte sfere del governo kazako mandano Borat negli Stati Uniti per intrecciare un rapporto personale con Donald Trump, ritenuto un possibile alleato prezioso, e lui decide di dare la propria figlia in sposa prima a Mike Pence e poi a Rudy Giuliani).

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Sacha Baron Cohen, creatore e interprete di Borat, si è più volte difeso dicendo che il Kazakistan visto nei due film è chiaramente un elemento di finzione, a cominciare dalla lingua (un misto di polacco ed ebraico), mentre l'antisemitismo del personaggio è uno strumento per far emergere i pensieri bigotti dei suoi interlocutori (il nonno di Baron Cohen era un superstite della Shoah, e l'attore ha studiato Storia a Cambridge, avendo avuto tra i suoi insegnanti Ian Kershaw, uno dei massimi esperti sulla Germania hitleriana). Il nuovo film, distribuito direttamente su Amazon Prime Video un mese fa, è tra i più grandi successi streaming del 2020.