La morte di Black Widow in Avengers: Endgame resta uno dei momenti più discussi del film dei fratelli Russo. Prima dello schiocco di Tony Stark e della battaglia finale contro Thanos, il Marvel Cinematic Universe aveva già salutato Natasha Romanoff su Vormir, dove l'eroina interpretata da Scarlett Johansson si sacrifica per permettere agli Avengers di ottenere la Gemma dell'Anima.
Ma quella scena, durante la lavorazione, ha rischiato di avere un finale completamente diverso: per un breve periodo gli sceneggiatori hanno infatti valutato di far morire Hawkeye.
A raccontarlo è stato Stephen McFeely, co-autore di Endgame insieme a Christopher Markus, tornando su una scelta narrativa che il team creativo sapeva sarebbe stata particolarmente delicata. Natasha e Clint arrivano insieme su Vormir e, quando scoprono il prezzo richiesto per recuperare la Gemma, cominciano una sorta di tragica gara per stabilire chi dei due debba sacrificarsi. Alla fine è Black Widow ad avere la meglio, anche se gli sceneggiatori avevano preso seriamente in considerazione un esito diverso. Ma perché hanno cambiato idea?
Avengers: Endgame, la versione in cui a morire non era Black Widow
McFeely ha spiegato che gli sceneggiatori erano perfettamente consapevoli del peso della decisione. Black Widow era una delle componenti storiche degli Avengers e, soprattutto, l'unica donna della formazione originale vista nel film del 2012. Proprio per questo venne presa in considerazione un'alternativa: lasciare in vita Natasha e affidare a Clint Barton il sacrificio necessario per ottenere la Gemma.
La soluzione, però, non convinse alcune colleghe coinvolte nella produzione. Secondo il racconto di McFeely, la loro reazione fu molto netta: scegliere Hawkeye avrebbe significato togliere a Natasha quello che consideravano il suo grande momento eroico. Un punto di vista che spinse gli autori a tornare sulla strada iniziale.
La sequenza acquistava così un significato preciso anche all'interno del percorso di Black Widow. Natasha trascorre buona parte della sua storia nel MCU cercando di lasciarsi alle spalle le colpe accumulate negli anni trascorsi come assassina e di riscattarsi per le azioni compiute prima di entrare negli Avengers.
Per McFeely, il sacrificio rappresentava quindi il punto d'arrivo di un arco iniziato molti film prima: gli Avengers erano diventati la famiglia che Natasha non aveva mai avuto e salvarli, insieme al resto dell'universo, dava una conclusione coerente alla sua storia.
Perché la sua morte preoccupava gli sceneggiatori
C'era però un altro problema. Avengers: Endgame è un film enorme, pieno di personaggi e con una storia che, dopo Vormir, deve continuare rapidamente verso la resa dei conti con Thanos. Gli autori temevano quindi che non ci fosse abbastanza spazio per elaborare davvero la perdita di Natasha.
Da qui la scelta di inserire successivamente alcuni momenti dedicati alle conseguenze della sua morte. Ad esempio Hulk chiarisce di aver provato a riportarla indietro usando le Gemme dell'Infinito, senza riuscirci, un passaggio importante per stabilire che il sacrificio su Vormir non poteva essere cancellato con facilità dalle regole, già piuttosto elastiche, del viaggio nel tempo. Ma ci sono anche diversi stralci di dialogo a sottolineare la sua dolorosa uscita di scena.
Il MCU ha poi mantenuto quella decisione. Black Widow, uscito nel 2021, ha raccontato una storia ambientata prima di Avengers: Infinity War e ha permesso di approfondire il passato di Natasha, introducendo anche Yelena Belova.
A distanza di anni, quindi, il bivio immaginato durante la scrittura di Endgame resta uno dei "what if" più interessanti della Saga dell'Infinito: con Hawkeye su Vormir al posto di Natasha, non sarebbe cambiata soltanto una scena, ma buona parte dell'eredità lasciata dai due Avengers nel MCU.