Star Wars: L’ascesa di Skywalker: un trailer e l’importanza dell’effetto sorpresa al cinema

Partendo dal trailer finale di Star Wars: L'ascesa di Skywalker, parliamo di una cultura cinematografica che privilegia le rivelazioni in massa.

APPROFONDIMENTO di 22/10/2019
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Star Wars: The Rise of Skywalker - Daisy Ridley in un'immagine dal primo teaser

È uscito il secondo e ultimo trailer di Star Wars: L'ascesa di Skywalker, il nono episodio della saga creata da George Lucas e, per dichiarazione esplicita della Lucasfilm, capitolo finale del ramo principale del franchise, quello dedicato alla famiglia Skywalker. Un trailer che si può definire minimalista, perché svela pochissimo a livello di trama e punta soprattutto sull'atmosfera, ricordandoci perché amiamo quella galassia lontana lontana e il fatto che a breve (18 dicembre per l'Italia) dovremo dire addio a quei personaggi: C-3PO, in rappresentanza del pubblico, dice "Voglio solo rivedere i miei amici un'ultima volta", e le didascalie precisano che "la saga finirà, ma la storia vivrà in eterno", alludendo anche a un futuro che prevede racconti nuovi, in altri angoli della galassia (il prossimo lungometraggio, su cui ritorneremo nel corso dell'articolo, è previsto per il dicembre del 2022). Il contenuto vago non ha inciso sull'entusiasmo dei fan, dato che mentre scriviamo queste righe

Star Wars: L'ascesa di Skywalker, ha battuto, nei soli Stati Uniti, il record di prevendite di Avengers: Endgame. Un elemento incoraggiante per quanto riguarda una certa tendenza del marketing cinematografico, che la saga stellare e altri franchise cercano di evitare.

Sapere o non sapere, questo è il problema

Negli ultimi anni si è esacerbata la guerra allo spoiler a tutti i costi, il che ha costretto le produzioni cinematografiche a ricorrere talvolta a mezzi estremi per preservare l'effetto sorpresa: stando all'Hollywood Reporter, durante le riprese di El Camino: Il film di Breaking Bad un attore è arrivato ad Albuquerque con un jet privato, per evitare che la sua presenza trapelasse nei media. Anche il marketing, spesso accusato di svelare troppo (cosa vera soprattutto con alcune major come la Sony), si è talvolta dovuto fare creativo: basti pensare ad Avengers: Infinity War, i cui trailer contenevano inquadrature girate appositamente, e Avengers: Endgame che oltre a omettere nei filmati promozionali materiale situato nella seconda e terza ora del film aveva anche manipolato certe inquadrature per celare elementi spoilerosi. Poi c'è chi, come Christopher Nolan, controlla con precisione chirurgica ogni informazione legata alle sue opere, compreso il titolo, per far sì che il pubblico arrivi in sala senza alcuna contaminazione esterna eccessiva (vedi il teaser di Tenet, che per ora è stato visto solo in determinate sale americane, e ancora non è ufficialmente disponibile online).

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Il marketing centellinato

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Star Wars: The Rise of Skywalker - Un'immagine suggestiva del primo teaser

E poi c'è il caso emblematico di Star Wars, che il più delle volte (con rare eccezioni come l'Episodio III, il cui contenuto era ben noto con largo anticipo per ovvi motivi legati alla cronologia della saga) ha fatto il massimo per contenere informazioni riservate: il finale de L'impero colpisce ancora era noto solo a pochi eletti durante le riprese, e a David Prowse (interprete di Darth Vader), erroneamente accusato di aver svelato cose alla stampa, fu impedito non solo di leggere la sceneggiatura completa de Il ritorno dello Jedi, ma anche di girare i momenti finali del terzo capitolo della saga.

Tre decenni dopo, complice J.J. Abrams che, come Nolan, ama la purezza della visione in sala, la terza trilogia è stata realizzata e venduta nello spirito del minimo indispensabile, con trailer che nel migliore dei casi contenevano solo degli accenni di trama e a volte sembravano rivolgersi apertamente ai fan, sfidando le loro aspettative ("Non andrà come pensi", dice Luke Skywalker in Star Wars: Gli ultimi Jedi e nel trailer finale dello stesso). Una parziale lama a doppio taglio, dato che l'assenza di informazioni concrete genera anche centinaia di teorie che, in caso di smentita, possono influire su quello che si pensa del singolo film, ma nel complesso una strategia efficace che ci riporta ai decenni passati, quando non c'era internet che vivisezionava ogni singolo dettaglio delle grosse produzioni.

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Che la Forza sia con noi

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Star Wars: The Rise of Skywalker - Un fotogramma dal primo teaser

Mancano meno di due mesi all'uscita di Star Wars: L'Ascesa di Skywalker, di cui sappiamo le seguenti cose: è ambientato qualche anno dopo gli eventi dell'Episodio VIII; ci saranno quasi tutti gli interpreti principali dei due film precedenti, con l'aggiunta di alcuni volti nuovi; Carrie Fisher, scomparsa nel 2016, sarà presente tramite materiale inedito, senza ricorrere a resurrezioni digitali; tornerà, non si sa come, l'Imperatore Palpatine (cosa di per sé logica, essendo lui l'apprendista del Sith che scoprì come sconfiggere la morte); e sarà l'ultimo capitolo della Skywalker Saga, mentre dal 2022 in poi dovrebbero uscire storie nuove, di cui la Lucasfilm deve ancora determinare l'ordine di uscita (sono in ballo una trilogia a cura di Rian Johnson, una di David Benioff e D.B. Weiss, e un film prodotto da Kevin Feige). Non mancheranno occasionali agganci a ciò che è stato (vedi la miniserie Disney+ sulle gesta di Obi-Wan Kenobi dopo gli eventi dell'Episodio III), ma nel complesso a dicembre assisteremo a una sorta di fine definitiva. Non sappiamo ancora come, e il bello è proprio questo. E a ricordarcelo è proprio il trailer, tramite le ultime due battute: "La Forza sarà con te", dice Luke, presumibilmente a Rey. E poi Leia aggiunge: "Sempre." Da qui al 18 dicembre non serve altro.