Solo: A Star Wars Story

2018, Fantascienza

Ron Howard su Solo: “Harrison Ford mi ha aiutato a creare questo Han Solo”

Intervista a Ron Howard, regista di Solo: A Star Wars Story, che spiega come il suo Han Solo sia nato dai suggerimenti che gli hanno dato George Lucas e Harrison Ford. Dal 23 maggio nelle sale italiane.

Cannes 2018: Emilia Clarke e Ron Howard sul red carpet di Solo: A Star Wars Story

Berretto sempre in testa (questa volta con la scritta "far far away"), sorriso perennemente pronto e grande attenzione nel dare le risposte: Ron Howard, premio Oscar per A Beautiful Mind, è un regista descritto spesso come solido, che lavora con metodo, in grado di confezionare film ben fatti dal sapore classico, magari senza guizzi creativi memorabili, ma sicuramente sa come raccontare una storia.

Leggi anche: Solo: Star Wars c'è, ma mancano epica e divertimento

Quando si è resa conto che la direzione intrapresa dalla coppia Phil Lord e Chris Miller, autori di The Lego Movie, non era quella giusta, Disney, e in particolare la produttrice Kathleen Kennedy, si sono ritrovate a dover scegliere una nuova guida per Solo: A Star Wars Story, nelle sale italiane dal 23 maggio, spin-off sulla giovinezza di Han Solo, personaggio reso immortale da Harrison Ford e qui interpretato da Alden Ehrenreich.
La scelta è ricaduta proprio su Howard, conoscenza di vecchia data sia di George Lucas, che lo ha diretto in American Graffiti, che di Ford, tra i protagonisti sempre di quel film. Per il regista si è trattato di un vero e proprio salto nel buio, come ci ha detto a Cannes, dove il film è stato presentato in anteprima al 71esimo Festival del Cinema: "Non sono mai stato così spericolato nella mia carriera: ho accettato di mettermi in discussione e correre dei rischi. Non ho mai lavorato in questo modo: normalmente coltivo un progetto per lungo tempo, me ne innamoro e metto in atto un processo di preparazione meticoloso. In questo caso invece mi sono basato solo sulla mia esperienza e sull'entusiasmo. Mi ha aiutato anche il fatto che, ai piani alti, nessuno abbia messo in atto un clima di paura o ansia: sono stati tutti molto supportivi".

Leggi anche: Solo: A Star Wars Story, il party a Cannes 2018 (VIDEO)

Cannes 2018: Il cast in cima alle scali del red carpet di Solo: A Star Wars Story

Come mai proprio lui? "È contro la natura di Kathleen Kennedy fare qualcosa del genere: come produttrice ha lavorato con Steven Spielberg, Robert Zemeckis, David Fincher, coltivando questi rapporti, come con il film di animazione Persepolis, che ha letteralmente seguito come un figlio. Ha sofferto per questo cambio, ma è una decisione che lei e lo studio hanno dovuto prendere. Sapevano che non avevo bisogno di fare questo film e hanno visto il mio entusiasmo. Inoltre non ho sostituito nessuno, ho mantenuto tutta la crew: ho cercato di infondere in tutti fiducia e ottimismo nel film. Ho cercato di ascoltare le domande e le preoccupazioni di tutti, gli attori, Lawrence Kasdan, che ha lavorato alla sceneggiatura, il team di designer. Ho portato oggettività, esperienza e qualche nuova idea: tutta la produzione ha accolto queste idee con favore. È diventata quindi un'esperienza creativa insolita ma comunque un'esperienza creativa: non qualcosa di meramente tecnico".

Leggi anche: Alden Ehrenreich su Solo: "C'è materiale per altri due film, mi piacerebbe molto farli"

La magia di Star Wars

Cannes 2018: Joonas Suotamo e Chewbacca sul red carpet di Solo: A Star Wars Story

Come mai ha quindi deciso di saltare su questo treno in corsa? Anche lui ama Star Wars? "Credo che i film di Star Wars abbiano la capacità di portarti in un altro mondo: se un film riesce a scatenare la tua fantasia allora credo sia la migliore forma di intrattenimento. Da regista ho scoperto una cosa che, da fan di Star Wars, non avevo mai apprezzato: è il cocktail perfetto di elementi di intrattenimento mescolati ad arte. Divertimento, situazioni di vita o di morte, empatia per i personaggi, racconto di formazione, la creatività dei mondi mostrati, le sorprese, umani, alieni, droidi e le loro differenze culturali... questa formula geniale non so se funzionerebbe per qualcosa che non sia Star Wars: i fan della saga, quelli che la conoscono e la amano per questo, sono pronti ad accogliere tutti questi elementi contemporaneamente".
Come si è approcciato quindi a un film che in grandissima parte era già stato completato? "Per ogni scena abbiamo dovuto decidere se utilizzarla per intero, mantenere qualche elemento o rigirarla completamente. Lo stesso vale per set e personaggi. Il fatto di aver ereditato delle idee ha stimolato il mio punto di vista, anche per crearne di completamente nuove: è stata un'esperienza completamente nuova per me. Sono stato sorpreso da quanto di mio sia riuscito a mettere nel film: non soltanto in termini di riprese, ma anche di idee".

Leggi anche: Donald Glover su Solo: "Questo Han Solo è come una canzone di Bruce Springsteen"

I consigli di George Lucas

Han Solo: Ron Howard sul set

Per affrontare Solo: A Star Wars Story Ron Howard è andato direttamente alla fonte: George Lucas, che gli ha dato dei consigli preziosi: "Ho parlato con George e, anche se da quando ha venduto la compagnia non ha più materialmente le mani sui progetti, è ancora un leader e una fonte di ispirazione. Questa storia è stata scritta prima che la Disney comprasse la Lucas Film: all'epoca, con l'arrivo di Kathleen Kennedy, si parlava di proseguire la saga degli Skywalker e ci si interrogava su quali altre storie poter raccontare nelle serie animate, libri e videogiochi e hanno chiesto a Larry Kasdan di collaborare. La storia del giovane Han Solo era una di quelle che sia George che Larry volevano raccontare da sempre e credevano potesse davvero funzionare. C'è sempre stata l'idea di questo film. George mi ha detto: anche se devi lavorare velocemente segui il tuo istinto, vedrai che andrà bene. E consulta sempre il 12enne che è dentro di te. Per lui è il test migliore per questi film".

Leggi anche: Han Solo a Cannes: Emilia Clarke e Chewbacca alla conquista del red carpet stellare

E quelli di Harrison Ford

Howard si è consultato anche con Harrison Ford, con cui ha avuto delle lunghe conversazioni: "Ho parlato anche con Harrison, che si era incontrato con Alden prima che cominciasse a girare con Phil e Chris. Ho provocato un po' Harrison perché Alden mi aveva detto che era stato fantastico, ma non gli aveva detto molto. Ho detto quindi a Harrison che Alden era stressato dalla situazione e lui non era stato di grande aiuto e mi ha risposto: 'È un giovane attore di talento, non volevo dirgli come interpretare il personaggio: avrei finito per intimidirlo!'. Gli ho detto che però dovevo dirigerlo e quindi volevo sapere da lui tutto quello che aveva imparato sul personaggio: si è aperto, ma non perché fosse critico nei confronti di Alden, semplicemente perché ha cominciato a svelarmi qualcosa del paradosso che è Han Solo. Mi ha aiutato molto e credo di essere riuscito a passare alcune delle sue idee ad Alden".

Solo: A Star Wars Story, Alden Ehrenreich in una foto del film

E quindi qual è la formula del "paradosso Han Solo"? Nemmeno si trattasse di una ricetta segreta, Ron Howard si è parzialmente svincolato da questa domanda: "Harrison mi ha pregato di non rivelare nulla, prevedendo questo esatto momento: posso dire che il paradosso sta nel fatto che quando si tratta di lui ti arrivano sempre uno schiaffo e una carezza. Da un lato c'è la sua spavalderia, il suo coraggio, ma a volte è in difficoltà per una mancanza di sicurezza, a volte la spavalderia nasconde le sue paure. Tra tutti i personaggi di Star Wars, Han Solo è il più vicino a un terrestre: è quello che ci somiglia di più, per il modo in cui si caccia nei guai, fa errori, imbroglia... è stato prezioso parlare con Harrison. Mi ha chiesto di vedere il film prima che fosse finito: Harrison è una brava persona, ma non conosce mezzi termini quando deve dirti ciò che pensa. La sua risposta è stata molto positiva: è stato molto gentile con tutti".

Leggi anche: Solo: A Star Wars Story, Harrison Ford è entusiasta dell'interpretazione di Ehrenreich

Girare Star Wars

Solo: A Star Wars Story, Donald Glover in una foto del film

Howard non aveva mai girato nulla di simile a Star Wars, la cosa che forse si avvicina di più è il fantasy Willow: è stata una fonte di ispirazione visto che nel film compare in un cameo anche Warwick Davis? "Warwick era stato già scritturato da Phil e Chris: sono stato fortunato. Willow non è stato propriamente fonte di ispirazione, ma è stata sicuramente un'esperienza che mi è tornata utile: per me era la prima volta a confronto con gli effetti speciali, con il fantasy, set importanti e sfide logistiche. Anche se ho avuto davvero poco tempo per la preparazione non ho trovato difficile la logistica di Solo: avevamo tre unità e non è stato difficile coordinarle, la cosa più difficile è stato sperimentare con quella che ritengo fosse una buona storia in sceneggiatura per cercare di dare risalto a ciò che amo di più, ai mondi che volevo esplorare, dandogli il mio punto di vista".

Solo: A Star Wars Story, Emilia Clarke e Alden Ehrenreich in una foto del film

Esiste quindi una "Bibbia di Star Wars" a cui registi e sceneggiatori possono appigliarsi nel momento del bisogno? "Sì esiste una Bibbia di Star Wars, ma non ho avuto tempo di leggerla! Ci sono però persone super preparate, alcune del dipartimento dello sviluppo delle storie di Lucas Film, alcune del dipartimento design delle creature ed effetti speciali, su cui ho potuto fare affidamento: sono dei consiglieri tecnici, che mi hanno aiutato a stimolare le mie idee e correggermi quando stavo andando in una direzione sbagliata. Abbiamo fatto delle proiezioni per amici e fan di Star Wars di cui sapevo di potermi fidare, come Dennis Muren: sono stati molto utili, mi hanno dato ottimi suggerimenti e consigli".

Ron Howard su Solo: “Harrison Ford mi ha aiutato...
Cinecittà World
Cinecittà World

Mostra i vecchi commenti

Alden Ehrenreich su Solo: “C’è materiale per altri due film, mi piacerebbe molto farli”
Donald Glover su Solo: “Questo Han Solo è come una canzone di Bruce Springsteen”