Finalmente potremmo essere al momento della svolta con Silo 3, la terza stagione della serie Apple TV che sembra pronta a dare ai fan le risposte che cercano fin dal primo episodio. Ne abbiamo parlato, nella nostra intervista esclusiva, con Jessica Henwick e Ashley Zukerman, che interpretano rispettivamente Helen e Daniel e ci svelano come i loro personaggi saranno la vera chiave per sbloccare i misteri sulle origini della struttura e, soprattutto, sulla nascita della ribellione. Tra atmosfere da thriller cospirativo anni '70 e scottanti parallelismi con la nostra realtà politica, ecco cosa ci aspetta nei nuovi episodi della serie sci-fi del momento.
Helen e Daniel: due chiavi per sbloccare il mistero dei Silo
Partiamo dai personaggi, una delle sorprese di questa terza stagione di Silo che ha scatenato discussioni tra i fan sin dalla loro presentazione. Cosa possiamo aspettarci da loro? Saranno fondamentali per svelare i più grandi misteri del Silo? "Sì, fondamentali al 100%" ci ha detto Jessica Henwick, "e penso che quello che possiamo aspettarci, e che io stessa bramo da fan della serie, è la storia delle origini. Voglio delle risposte. Arriveremo davvero a capire chi ha costruito i Silo, perché lo ha fatto e perché esistono quelle regole... Sì, penso che i fan saranno davvero felici." Parole importanti che fanno ben sperare per gli episodi che Apple TV sta distribuendo questa estate.
Inoltre con Helen e Daniel la narrazione si sposta su un piano narrativo diverso. "Per le prime due stagioni abbiamo continuato a sentire che i personaggi non sanno perché si trovano lì o chi abbia costruito il Silo" ha infatti aggiunto Ashley Zukerman, "ora, finalmente, possiamo rispondere a questa domanda. Possiamo esplorarla e indagarla. Insomma, la narrazione si muove su più livelli. Il pubblico vede la storia attraverso i nostri occhi e, allo stesso tempo, i personaggi all'interno del Silo scoprono la verità a modo loro, nella loro realtà. Ma poi credo che, al di là di questo, ci sia un altro livello: in un certo senso la nostra storyline finisce per non essere semplicemente la storia di come sono stati costruiti i Silo, ma l'origine della ribellione stessa all'interno della struttura. Credo sia questo il nucleo più profondo. Racconta come viene piantato il seme della rivolta. Noi siamo l'inizio della storia e loro la fine, non siamo solo una semplice trama parallela."
Silo è una serie politica? La risposta degli attori
Quello che ci piace di Silo è che, come tutta la grande fantascienza, riflette sulla nostra società. Secondo loro su cosa ci mette in guardia? Cosa ci racconta del nostro mondo? "Sto guardando la tua maglietta" ci dice Ashley Zukerman spiando la nostra inquadratura, "c'è scritto 'Sì, è maledettamente politico'. Ecco, penso tu abbia ragione. La grande fantascienza ha il potere di parlare del presente. Non parla di un altro universo, usa solo una metafora. E penso che, anche se lo show non è didascalico, perché credo che né lo showrunner Graham Yost né l'autore Hugh Howey siano interessati a dare lezioni a nessuno, l'obiettivo sia porci delle domande. E sono le stesse domande che affrontiamo oggi. Una di queste è: cosa serve per lottare e schierarsi per qualcosa? Credo che ogni personaggio stia compiendo un viaggio per capire dove sia il proprio limite prima di agire."
Che lavoro farebbero Jessica Henwick e Ashley Zukerman nel Silo?
E chiudiamo con una curiosità: cosa farebbero Jessica Henwick e Ashley Zukerman se si trovassero nella vita reale nel Silo? "Tu che lavoro pensi che faresti?" ha chiesto la Henwick al collega. "Credo che mi occuperei delle piante." Quindi "non pensi che saresti un ingegnere, giù nei livelli più profondi?" La risposta è secca e decisa: "No, affatto... vorrei solo fare il giardiniere. Lasciatemi solo fare il giardiniere, ragazzi! Vorrei solo essere lasciato in pace nel mio giardino. Lo so che sarei il più qualificato per il reparto ingegneria, ma lasciatemi tra le mie piante."
E in effetti il giardino ispira anche Jessica Henwick, ma "No, i posti sono occupati! Puoi occuparti della sicurezza." Anche perché non c'è spazio per fare il loro lavoro reale di attori. "Non c'è spazio per l'arte nel Silo. Non in quel Silo, almeno."