Scream, la recensione: Il “requel” del cult movie di Wes Craven è riuscito, e a tratti geniale

La recensione di Scream: il film del 2022 di Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett, al cinema dal 13 gennaio, si ricollega al primo film e, come quello, unisce tensione e paura a una riflessione sull'horror e l'industria del cinema.

RECENSIONE di 13/01/2022
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Scream: una foto di Ghostface

Inizia proprio come il primo Scream, il cult movie di Wes Craven del 1996, il nuovo film del fortunato franchise, il quinto. Come capirete dalla recensione di Scream (sì, è intitolato proprio così, senza alcun numero), il film 2022 diretto da Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett, in uscita al cinema il 13 gennaio, tutto questo ha un senso ben preciso, perché nella saga ambientata a Woodsboro ogni cosa lo ha: anche quel titolo secco, senza il cinque a seguirlo. E allora si parte così: una casa che sembra proprio quella della scena che ha dato inizio a tutto, una ragazza sola, in cucina, e un telefono che squilla. Anche stavolta è una teen star: allora, come ricorderete, era Drew Barrymore, oggi è Jenna Ortega, la protagonista della serie Disney Harley in mezzo, vista anche nella seconda stagione di You. Anche stavolta parte il quiz telefonico sui film horror. Un assassino con la maschera di Ghostface è di nuovo in agguato, ma... Non date niente per scontato. Scream è un film che si lega in modo molto intelligente al primo capitolo della saga, ne riprende le regole e ne cambia altre. Non delude le aspettative, ma coglie anche l'occasione di riflettere su che cos'è il cinema di oggi.

Ghostface è tornato

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Scream: Jenna Ortega nel ruolo di Tara

Sono passati venticinque anni dalla serie di efferati e crudeli omicidi che si svolsero a Woodsboro. Un nuovo assassino con la maschera di Ghostface comincia a prendere di mira Tara Carpenter (Jenna Ortega) e il suo gruppo di amici. Mentre la città ripiomba nel terrore, l'agguato a Tara fa tornare in città la sorella maggiore Samantha (Melissa Barrera). E il ritorno a galla del passato riguarda anche Dewey Riley (David Arquette), Gale Weathers (Courteney Cox) e Sidney Prescott (Neve Campbell).

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Qualcosa è cambiato

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Scream: Neve Campbell durante una scena del film

Sono passati venticinque anni. Che cosa è cambiato? Scream all'epoca aveva rinnovato l'horror, portandolo verso un terreno allo stesso tempo pop e colto, e dando via a una nuova tendenza, quella dei teen horror, oltre che a una saga arrivata ora al quinto film. Oggi quel primo Scream è considerato un film in cui "c'erano troppe luci e tutti avevano dei capelli assurdi", come dice Tara parlando di Stab (il film, che nella finzione della saga, è nato dai fatti raccontati nel primo Scream). In realtà, a rivederlo oggi, è invecchiato benissimo, ma prenderlo un po' in giro fa parte del gioco. Nel frattempo è arrivato un nuovo genere di film dell'orrore, più sofisticato e introspettivo, quello di titoli come Babadook, It Follows, Hereditary - Le radici del male, The Witch, o quello più politico di Jordan Peele. E gli horror non si vedono solo al cinema, ma anche su Netflix. Non sono cose che vi diciamo noi, ma lo dicono proprio i protagonisti del nuovo Scream. Come avrete capito, già dalle protagoniste che di cognome fanno Carpenter, anche l'ultimo film della saga non perde l'occasione di diventare una sorta di manuale del cinema horror, da un lato, e una riflessione sull'industria cinematografica, dall'altro.

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Scream: Melissa Barrera nella parte di Sam

Hollywood è a corto di idee

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Scream: una foto di Neve Campbell e Courtney Cox in una scena

Scream è sempre stato un grande gioco metacinematografico, qualcosa che funzionava a due livelli, la tensione tipica degli horror e il gusto della cinefilia. Se, in un dialogo, qui si ammette il fatto di dovere molto al primo Halloween - La notte delle streghe, il gioco metanarrativo di questo nuovo Scream è a tratti geniale. Il nuovo film infatti non è un semplice sequel, è un "requel", un tipo di film che ha una continuità con l'originale: ci sono dei nuovi protagonisti, che sono collegati con qualcuno del passato, ma ci sono anche i protagonisti dell'originale. Si torna alle origini, spesso saltando i sequel considerati inutili e non riusciti. È quello che sempre più spesso il cinema fa oggi con le saghe storiche (perché, come sentiamo dire nel film, "Hollywood è a corto di idee"), quello che ha fatto con Ghostbusters e Star Wars. È vero cinema o è fan fiction? Quelli che si definiscono i "veri appassionati" vanno presi sul serio e ascoltati o registi e sceneggiatori devono avere più autonomia possibile?

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È un requel anche per l'assassino

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Scream: David Arquette nel ruolo di Dewey Riley

Ancora una volta, quindi, la saga di Scream non perde l'occasione di fare una riflessione sullo stato dell'arte, di intrattenerci ma di dirci anche dove va il mondo. Se il primo Scream rifletteva sull'horror, il secondo e il terzo sui sequel e le trilogie, il quarto sui social media, qui si parla dell'industria del cinema, dell'eterno ritorno delle idee, del rapporto tra artisti e fan. Lo ha fatto, di recente, in modo più tagliente e polemico, Matrix Resurrections, lo fa in modo intelligente il nuovo Scream, in cui ancora una volta il bello è che le regole - in questo caso quelle del "requel" - non sono solo quelle del film che stiamo vedendo, ma sono quelle che muovono le azioni dell'assassino e i rapporti tra i personaggi.

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Scream: Jenna Ortega in una scena del film horror

Manuale d'orrore

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Scream: Jasmin Savoy Brown nella parte di Mindy

Oltre che riflessione sul presente, Scream si conferma anche il solito manuale dell'horror, e ribadisce ancora una volta regole e i topoi narrativi del genere, scherzandoci su e costruendoci il racconto: la doccia, la cantina, le porte che si aprono e si chiudono, l'esperto di horror, il mai dire "torno subito" e, in modo più velato, il "chi fa sesso muore". Senza scordare che, spesso, l'assassino fa parte della cerchia degli amici. Un'altra cosa da tenere a mente - chi ha guardato la nuova trilogia di Star Wars lo sa - è che "chiunque può morire in un requel". E allora, come abbiamo detto, non date nulla per scontato.

Recensione Scream 4 (2011)

Vinceranno gli appassionati?

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Scream: Melissa Barrera in una scena del film

I tempi sono cambiati, e il nuovo Scream si è aggiornato per stare al passo. Così, i combattimenti sono più violenti, le uccisioni più efferate e brutali - ma senza esagerare - e le vittime sono più combattive e reattive. Ci sono anche svolte dolorose. Tutto funziona, o quasi, perché in Scream non cala mai la tensione, né si smette mai di essere stimolati dal punto di vista della riflessione. Una cosa che, nei dialoghi tra i personaggi, non si dice, è che però nei "requel" i nuovi personaggi, e i nuovi attori, quasi mai hanno il carisma degli originali. E così molti dei giovani attori non ci sembrano all'altezza del cast del primo film, anche se spicca l'intensa e sensuale Melissa Barrera, che avevamo già ammirato nel musical Sognando a New York - In the Heights. Ma, quando è in scena Neve Campbell, non ce n'è per nessuno. In ogni caso il messaggio del film, che si chiude con la dedica a Wes Craven, non prima di una citazione di Kevin Williamson, lo sceneggiatore che diede vita a tutto e ora è nelle vesti di produttore (vediamo una scena del suo Dawson's Creek), arriva forte e chiaro. Dopo aver visto Scream, ogni volta che una saga ripartirà con un "requel" ci penserete. E vi chiederete, ben sapendo di farne parte: "vinceranno gli appassionati"?

Conclusioni

Nella recensione di Scream vi abbiamo parlato di un film che si lega in modo molto intelligente al primo capitolo della saga, ne riprende le regole e ne cambia altre. Non delude le aspettative, ma coglie anche l'occasione di riflettere su che cos'è il cinema di oggi.

Movieplayer.it

3.5/5

Voto medio

3.8/5

Perché ci piace

  • L'idea di legarsi al primo film, una forte idea narrativa, ma anche uno spunto di riflessione.
  • L'aspetto metacinematografico qui è geniale, perché ci spiega l'industria del cinema di oggi.
  • Il film funziona a livello di tensione e colpi di scena.

Cosa non va

  • I nuovi protagonisti non sono all'altezza degli originali, almeno non tutti.