Rosa Elettrica, intervista al regista Davide Marengo: "Film o serie? Conta l'attenzione"

Dietro le quinte dello show Sky con il regista. Con lui abbiamo parlato di qualità, di generazioni e di quanto sia importante andare "oltre gli stereotipi per superare un mondo fin troppo polarizzato".

Davide Marengo sul set di Rosa Elettrica

Nato a Napoli ma "adottato" da Roma, l'esordio alla regia di un lungometraggio nel 2007 con quella folgorazione che fu Notturno bus. Prima (e dopo), tanti documentari, corti, mockumentary, film musicali, spot, videoclip. Davide Marengo, che raggiungiamo al telefono, è uno che la macchina da presa la sa usare, e anche bene. Dopo la parentesi generalista - che è "fondamentale", spiega - con Vanina e Brennero, il regista torna su Sky (a tre anni da Un'estate fa) con Rosa Elettrica, tornando a confrontarsi con una serialità dal forte respiro cinematografico.

Rosa Elettrica
I protagonisti, Maria Chiara Giannetta e Francesco Di Napoli

La serie scritta da Giordana Mari (head writer), Fortunata Apicella, Serena Patrignanelli e Michela Straniero, racconta l'incontro tra "due solitudini": da una parte una giovane poliziotta con l'etichetta di essere una "perenne principiante", dall'altra un baby boss costretto a fare i conti con sé stesso e con il mondo che lo circonda. Un road movie emotivo che attraversa mezza Italia, cercando sempre "l'umanità" dietro gli stereotipi. Nel ruolo dei protagonisti, Maria Chiara Giannetta e Francesco Di Napoli che, secondo Marengo, sfruttano al meglio la "differenze" per dare "forza della serie".

Rosa Elettrica raccontata da Davide Marengo

Vedendo serie come Rosa Elettrica, ha ancora senso parlare di differenze tra cinema e serialità?
"È sempre utile raccontare differenze e punti di incontro. Le differenze restano, a cominciare dalla durata. Cambia anche la fruizione. Penso che i film più belli li abbia scoperti guardandoli in tv. I punti in comune, invece, cominciano a essere tanti: fare serie permette di approfondire maggiormente. Penso a Lynch, il primo a fare serie tv. Sono cambiate tante cose, lo streaming ha rivoluzionato tutto e ormai si è tutto fuso. Faccio una serie cinematografica, ma resta una serie. Rosa Elettrica è un lungo film, che consente di approfondire al meglio i personaggi".

Da regista, che effetto le fa pensare che le sue opere possano essere viste sugli smartphone?
"Guarda, ho avuto il privilegio di sentire Kusturica tanti anni fa, quando c'era ancora snobbismo verso la tv. Mi ha fatto riflettere dicendo di aver scoperto i grandi classici in VHS. Non è tanto il mezzo, ecco. Il problema è l'attenzione che ci metti nelle cose. È chiaro, il cinema è una chiesa. È triste però pensare che le nuove generazioni vedano i film scrollando, dando poi un giudizio superficiale, senza dedicare il giusto impegno a ciò che si vede".

Come ci si differenzia?
"È un fatto culturale, di abitudine. Molte attività, nel loro piccolo, stanno lavorando in questo senso: mostrare film, stimolare la curiosità, andare oltre ciò che il sistema ti impone. Bisognerebbe trovare la forza di scoprire ciò che piace davvero a ciascuno di noi. Bisogna trovare le proprie mode. Viviamo in un mondo polarizzato, molto superficiale: il mio invito è a non esserlo, andando oltre gli stereotipi".

Il lavoro con Maria Chiara Giannetta e Francesco Di Napoli

Invece, come avete evitato il rischio di romanticizzare un criminale?
"Siamo partiti dai concetti base, raccontando però le persone e da dove vengono. Penso ai criminali: da dove provengono? Qual è il loro pretesto? La cosa bella di Rosa Elettrica è l'incontro tra queste due figure, due solitudini che scoprono nell'altro realtà diverse. L'esperienza della fuga permette al criminale di conoscere altri aspetti e di rendersi conto che esiste un mondo oltre il disegno che si era creato. Siamo andati, banalmente, a capire senza giustificare, puntando sull'umanità".

Rosa Elettrica Marengo Set
Davide Marengo sul set

Maria Chiara Giannetta e Francesco Di Napoli rappresentano due generazioni diverse, anche attoriali. Cosa li differenzia e cosa li accomuna?
"Maria Chiara è ovviamente più strutturata, ha fatto molti lavori. Francesco è stato scoperto da Giovannesi, in un film bellissimo, La paranza dei bambini: è stato trovato quasi per caso. Non conosceva bene questo mondo e un po' lo temeva. Sono due attori diversi. Questo può essere un rischio, ma proprio questi due approcci differenti sono la forza della serie. Da una parte ci sono le regole, dall'altra l'istinto, più vicino al mondo di Francesco. Abbiamo fatto molte prove, trovando poi un equilibrio. È rimasta questa scintilla. Sono diversi".

La qualità, prima di tutto

Dopo tante serie, sta pensando di tornare a dirigere qualcosa per il grande schermo?
"Credo che il cinema continuerà a esistere, anche dentro di me. Ci sto lavorando ormai da anni. La serialità ha preso piede ed è stata importante nel mio percorso: c'è spazio per racconti diversi. La dimensione corta mi attira, ma vorrei tornare a un altro tipo di narrazione. Il cinema è sempre lì, una possibilità".

Rosa Elettrica, recensione: una serie on-the-run dai risvolti generazionali Rosa Elettrica, recensione: una serie on-the-run dai risvolti generazionali

A proposito di qualità, come lavora con Sky? Mi pare che gli original puntino sempre e comunque alla qualità.
"È una realtà nella quale mi trovo molto bene. La loro missione è evidente: essere originali. Il mondo non va in questa direzione, banalmente non segue il generalismo. È bene che esista, ma devono esistere anche altre realtà. Mi piace che ci sia una dimensione per tanti, ma non per tutti: in Sky c'è una vocazione all'originalità. Molte piattaforme sono partite così, ma poi hanno annacquato il racconto cercando di accontentare tutti".