La fine di un ciclo, una conclusione un po'amara eppure bellissima per un percorso iniziato nel 2021 con Strappare lungo i bordi. Due Spicci, disponibile su Netflix, è l'ultima fatica di Zerocalcare: un'opera matura nella quale viene esplorata quella strisciante sensazione di inadeguatezza che pervade spesso l'età adulta, quando difficoltà e responsabilità collidono in modo violento e inesorabile in un mondo che non fa sconti.
È rimasto invariato quel misto di leggerezza e profondità che caratterizza le opere di Michele Rech, sempre in equilibrio tra stridenti contrasti. Grazie a uno stile narrativo colloquiale e personale, l'autore riesce a trovare la perfetta amalgama, creando una serie di ottima qualità. Se consideriamo poi che Movimenti Production e DogHead Animation hanno alzato ulteriormente l'asticella tecnica, possiamo definire Due Spicci un'operazione pienamente riuscita e di alto valore.
Una narrazione trasversale
Questa nuova produzione potrebbe essere considerata la più personale delle tre. Scava nelle insicurezze di una generazione per raccontare sentimenti delicati, permettendo comunque a diverse persone di riconoscersi nella storia. Abbiamo chiesto a Zerocalcare se questa ampiezza di pubblico sia stata ricercata: "Io non ci provo mai a cercare di fare le cose 'per tutti'. Nel senso che cerco di fare delle cose che siano comprensibili a tutti, però a livello tematico non mi sono mai posto questo problema. All'inizio pensavo fosse un limite, poi in realtà mi sono accorto che le persone che si sintonizzano con quello che racconto sono molto trasversali rispetto a questioni anagrafiche, e hanno come minimo comune denominatore il fatto di avere quel senso di inadeguatezza o di insicurezza, fragilità o quant'altro."
Vulnerabilità e flusso di coscienza
Due Spicci mette sul piatto una grande varietà di tematiche, tutte affrontate senza retorica. Ma c'è qualcosa che Rech non si è sentito di inserire? "Ho inserito tutto quello che volevo. Ma ci sono un paio di momenti nella serie che, rivedendoli, ho pensato: 'Oddio, 'sta roba l'ho scritta all'interno di un flusso di coscienza, però mi fa sentire effettivamente molto vulnerabile e forse non c'entrava niente, forse era fuori registro'." E proprio questa onestà sembra essere la chiave del suo successo: _"Ho imparato che delle cose che mi sembravano molto personali, facendo questo lavoro, in realtà sono vissute da tanti. E questo mi è servito anche un po' a sentirmi meno solo nel tempo."
Il giudizio dell'Armadillo
Michele Rech è ormai molto più di un fumettista: è un autore consapevole e solido, la cui carriera ha vissuto una meritata ascesa. Ma come si giudica lui veramente? O meglio, come vedrebbe i suoi successi l'Armadillo (incarnazione storica della sua coscienza, suo personale grillo parlante), che voto gli attribuirebbe? "Dal punto di vista prettamente lavorativo mi darebbe 8, nel senso che effettivamente una serie di cose le ho fatte, le ho portate a termine, sono andate bene. Dal punto di vista umano, mi darebbe 3. Mi direbbe: 'Guarda che pupazzo che sei diventato, guarda che roba ti sei prestato a fa'."